"Costacurta diceva": Dilatazione di stomaco

Articolo di Luigi Costacurta

Con il termine dilatazione di stomaco, o abbassamento di stomaco, si indica una distensione anomala dello stomaco. Nelle situazioni croniche e degenerative, questa condizione può contribuire a difficoltà funzionali importanti, fino a coinvolgere il piloro e il duodeno.

Secondo Luigi Costacurta, il fenomeno della dilatazione e dell’allungamento dello stomaco può inoltre determinare compressioni vascolari a livello aortico, splenico, coronario e mesenterico, con possibili ripercussioni sull’equilibrio generale dell’organismo.

Come vede la medicina convenzionale la dilatazione di stomaco?

Per la medicina convenzionale, il meccanismo dell’abbassamento di stomaco viene interpretato come un fenomeno non sempre chiaro, talvolta ricondotto a una sorta di paralisi dello stomaco, presumibilmente collegata ad alterazioni metaboliche.

Come vede la medicina naturale la dilatazione di stomaco?

Secondo la medicina naturale ispirata alla dottrina termica e alle discipline igienistiche naturali, la dilatazione di stomaco deve essere letta in modo diverso. Lo stomaco è la più grande dilatazione del tubo digerente e, nella sua condizione anatomica normale, può essere paragonato a un otre.

La sua struttura è composta da tessuto epiteliale di rivestimento e da fibre muscolari, il cui compito è mantenere l’elasticità delle pareti e regolare le contrazioni peristaltiche necessarie al rimescolamento del cibo, precedentemente masticato e impregnato di saliva.

Per Costacurta, l’abbassamento e la dilatazione dello stomaco non sono una vera paralisi dovuta ad alterazione metabolica. Se si trattasse di paralisi, infatti, la sintomatologia sarebbe diversa, perché verrebbe meno l’attività nervosa deputata alla regolazione del processo nutrizionale e metabolico.

Cosa causa l’abbassamento di stomaco?

La dilatazione dello stomaco viene interpretata come un rilassamento e indebolimento del tessuto strutturale delle pareti gastriche, conseguente a uno stato infiammatorio cronicizzato.

Secondo Costacurta, l’origine del problema è collegata a un’educazione alimentare irrazionale e al mancato rispetto dei principi igienistico-dietetici. Tra i fattori più importanti vengono indicati l’assunzione disordinata e continua di cibi cotti o crudi mal associati, l’uso di alimenti biologicamente incompatibili tra loro, il consumo sregolato di bevande alcoliche e gasate durante o fuori dai pasti, il mangiare in fretta senza masticare e insalivare correttamente il cibo.

A questi comportamenti si aggiunge spesso l’abitudine di ricorrere a bicarbonato di sodio o magnesia digestiva per tamponare le difficoltà digestive, soprattutto nei soggetti abituati a mangiare molto.

La sintomatologia di questa anomalia funzionale può manifestarsi inizialmente con acidità di stomaco, pesantezza digestiva, difficoltà di digestione e, talvolta, lingua patinata marrone. Secondo Costacurta, questi segni possono rappresentare anche manifestazioni precorritrici dell’ulcera.

In seguito possono comparire crampi, dolori, dispepsia, rigurgito di cibo e, nei casi più gravi, vomito sanguigno proveniente dalle mucose infiammate dello stomaco. In alcune crisi acute possono inoltre presentarsi disturbi vascolari, tachicardia, aritmia cardiaca e altri segnali di squilibrio generale.

Il rimedio secondo l’igienistica naturale

Secondo la visione igienistica naturale, il primo obiettivo è disinfiammare e decongestionare stomaco e intestino. Costacurta consiglia pratiche naturali come il clistere con acqua naturale a temperatura ambiente o con decotto di malva, l’applicazione del cataplasma di fango su stomaco e ventre e le frizioni fredde quotidiane, secondo quanto indicato nel libro Vivi con gli agenti naturali.

Insieme a queste pratiche, viene suggerito un periodo iniziale di digiuno idrico, seguito da una fase a base di mele o frutta fresca di stagione, adattando il percorso al singolo caso e agli accorgimenti trofoterapici indicati nel libro La Nuova Dietetica.

Dopo la fase di normalizzazione, Costacurta raccomanda un’alimentazione trofogastronomica, con pasti piccoli e più frequenti durante la giornata, evitando di limitarsi rigidamente ai tre pasti principali.

Originariamente pubblicato su Vivi con gli agenti Naturali.

"Costacurta diceva": La Carne

La carne

Articolo di Luigi Costacurta

Contrariamente a quanto riportato da molti autori di gastronomia e da certa informazione divulgativa, Luigi Costacurta affronta il tema della carne con l’obiettivo di osservarla nella sua realtà alimentare, mettendo in discussione il mito che nel tempo si è creato attorno a questo alimento.

Secondo l’ottica della medicina convenzionale, la carne viene spesso considerata un alimento ricco di sostanze plastiche, utili alla formazione e al mantenimento del corpo. Può inoltre essere vista come fonte calorica, ma Costacurta invita a chiedersi a quale prezzo l’organismo debba sostenere questo apporto.

Com’è composta la carne?

La carne è ricca di proteine e il suo contenuto lipidico varia in base alla tipologia, che può essere più grassa o più magra. Dal punto di vista glucidico, invece, non rappresenta una fonte significativa di carboidrati e quindi non fornisce energia in questo senso.

Per quanto riguarda minerali e vitamine, Costacurta sottolinea che la loro presenza non è equilibrata, soprattutto nel rapporto tra calcio e potassio e per quanto concerne la vitamina A, che risulta sostanzialmente assente.

Il punto critico, secondo questa visione, riguarda soprattutto le proteine della carne e i suoi amminoacidi, spesso esaltati come superiori rispetto a quelli vegetali. Costacurta li interpreta invece come possibili agenti di una intossicazione lenta e progressiva, in relazione alle reazioni chimiche, fisiche e biologiche che si sviluppano prima nell’apparato digerente e poi nei sistemi sanguigno e linfatico.

In questa prospettiva, la carne viene considerata un alimento capace di favorire un terreno intestinale alterato, con aumento della carica batterica e possibili conseguenze sullo stato generale dell’organismo.

La digestione della carne

Per la presenza di sostanze azotate, la digestione della carne può favorire, secondo Costacurta, un aumento di acido urico, da lui considerato un elemento collegato ai processi di invecchiamento organico.

Oltre alle sostanze proprie della carne, come xantina, cadaverina, creatina e creatinina, Costacurta richiama anche la presenza di sostanze legate allo stato dell’animale prima della macellazione, come l’istamina, che si produrrebbe in condizioni di paura e stress.

La carne stimola inoltre una maggiore secrezione della bile. Una volta terminata la sua funzione nel processo di trasformazione dei grassi, la bile dovrebbe essere espulsa rapidamente. Se permane a lungo nell’intestino, secondo questa visione, può andare incontro a trasformazioni biochimiche sfavorevoli.

La cottura della carne

La cottura della carne modifica in modo significativo le sue caratteristiche nutrizionali. Quando viene bollita in acqua, le proteine dell’albumina si modificano e coagulano in percentuali variabili; una parte dei grassi viene persa, le sostanze minerali si riducono quasi del tutto e le vitamine vengono distrutte.

Quando la carne viene fritta in olio, la coagulazione proteica aumenta, il contenuto di grassi cresce per assorbimento dell’olio di frittura, mentre le vitamine vengono totalmente distrutte.

Nel caso della cottura al forno, la carne perde parte del suo contenuto d’acqua, mantiene il contenuto proteico, ma può aumentare il tasso lipidico a causa delle sostanze grasse utilizzate durante la preparazione. Anche in questo caso, secondo Costacurta, le vitamine vengono distrutte.

La carne e i malati di tumore

Costacurta cita un articolo apparso sul Gazzettino martedì 8 ottobre 1968, dedicato a una proposta alimentare studiata in relazione alla cura dei tumori: la cosiddetta dieta delle mele crude, presentata durante il secondo seminario internazionale sulla precancerosi.

Nell’articolo veniva riportato il lavoro di due ricercatori italiani, Montenero e Monti, che avevano preso in considerazione il ruolo della fenilalanina, un amminoacido presente nelle carni, nelle uova, nei pesci e anche in alcuni alimenti vegetali.

La dieta della mela

La dieta descritta prevedeva la somministrazione giornaliera di mele crude, zucchine lessate e carote bollite, condite con olio di semi, poco sale e succo di limone. Veniva proposta per un periodo minimo di 15 giorni, con raccomandazione di proseguirla per almeno 23 giorni.

Costacurta osserva che la fenilalanina è uno degli amminoacidi considerati essenziali per la nutrizione umana, ma ricorda anche che essa è presente in diversi alimenti, non solo nella carne. Si trova infatti anche nel latte, nella soia secca, nei legumi e, in quantità inferiori, nei cereali.

Nelle verdure e negli ortaggi, invece, la sua presenza viene indicata solo in tracce. Per Costacurta, questo rappresenta uno dei motivi che spingono a limitare o evitare il consumo di carne all’interno di una visione alimentare orientata alla medicina naturale e all’igienistica naturale.

Originariamente pubblicato su Vivi con gli agenti Naturali.

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"Costacurta diceva": La malattia

Articolo di Luigi Costacurta del 1984

La malattia è un’alterazione dello stato di salute psicofisica, cioè una modifica del benessere organico del corpo nei suoi aspetti bio-fisiologici e psichici.

Secondo Luigi Costacurta, la sua origine può essere genetica, acquisita o traumatica. Il trauma, a sua volta, può avere una dinamica psichica oppure meccanica.

Quali sono le cause della malattia?

La causa genetica viene considerata un fattore che trova concause nelle generazioni precedenti. Secondo la visione igienistica naturale, gli errori igienistici dei progenitori, remoti e recenti, possono trasmettersi come eredità costituzionale.

La degradazione degli elementi dell’ambiente, dall’aria al cibo, insieme alla crisi dei valori socio-culturali, umanistici, etici e collettivi, concorre alla degenerazione della struttura cellulare organica. Per Costacurta, questa condizione può influire sul sistema nervoso e predisporre l’organismo a diversi stati di squilibrio.

Il grado di degenerazione organica costituzionale, secondo questa impostazione, può essere osservato attraverso l’indagine iridologica e l’osservazione somatica, strumenti utilizzati nell’ambito della naturopatia e dell’igienistica naturale.

La medicina convenzionale dispone di mezzi diagnostici propri, fondati su criteri clinici, esami e strumenti specifici. La visione di Costacurta, invece, interpreta la malattia considerando il terreno organico, lo stato generale della persona e il rapporto tra organismo, ambiente, alimentazione e stile di vita.

Quali sono gli errori principali che causano la malattia?

Escludendo la componente psiconervosa, che secondo Costacurta è sempre presente anche quando non appare immediatamente evidente, la malattia acquisita trova spesso le sue radici nell’errore igienistico.

Gli errori igienistici derivano da abitudini tradizionali scorrette, da condizionamenti culturali e da uno stile di vita che, con l’evoluzione sociale e tecnologica, può portare l’uomo ad agire contro natura.

Questi errori possono essere di varia natura, ma il primo viene individuato nell’alimentazione errata. Il cibo e le bevande sono infatti tra i fattori che incidono più direttamente sull’integrità salutare del corpo, insieme all’inquinamento ambientale e atmosferico.

Il secondo errore igienistico riguarda la sregolatezza comportamentale del singolo e della società. Lo stress quotidiano, emotivo e fisico, imposto dal sistema di vita moderno, condiziona profondamente l’equilibrio dell’organismo.

Il terzo errore riguarda il modo in cui viene utilizzato il tempo libero come presunto recupero psico-fisico. Se il riposo, lo svago, l’attività fisica o le pratiche di recupero non rispettano la natura e le reali possibilità dell’organismo, possono diventare ulteriori fattori di squilibrio.

Salute e igienistica naturale secondo Luigi Costacurta

Primo errore: l’alimentazione

Il primo errore igienistico riguarda l’alimentazione. Secondo Costacurta, il problema nasce anche da una filosofia consumistica che ha trasformato il cibo in abbondanza, spreco, capriccio e soddisfazione del palato, perdendo di vista le reali necessità biofisiologiche dell’organismo.

La moderna cultura alimentare, sostenuta dall’industria, dal commercio e dalla propaganda, ha spesso valorizzato il prodotto raffinato, trasformato e conservato, dimenticando l’unità dell’organismo e la sua reale funzione biofisiologica.

In questa prospettiva, molti alimenti devitalizzati, raffinati o addizionati con sostanze di sintesi vengono considerati lontani dalle esigenze naturali del corpo. L’esempio del pane bianco, degli alimenti raffinati e dei prodotti industriali diventa simbolo di un’alimentazione che può indebolire il processo nutrizionale.

Il crimine gastronomico

A questo errore alimentare si aggiunge quello che Costacurta definisce crimine gastronomico: l’elaborazione culinaria eccessiva, le errate associazioni alimentari e la cottura di alimenti di natura biochimica diversa.

Il piatto sofisticato e costruito per il gusto può diventare, secondo questa visione, un ostacolo per l’organismo. Il corpo non è un contenitore indistinto, ma un sistema vivo che necessita di alimenti compatibili, vitali e adatti al proprio equilibrio.

La cultura dietologica moderna propone spesso diete specifiche per ogni disturbo: per il cuore, per il fegato, per il diabete, per il colesterolo, per la colite, per il dimagrimento. Costacurta invita invece a osservare l’organismo nella sua totalità, considerando alimentazione, digestione, eliminazione e terreno organico.

Il processo nutrizionale, per essere realmente salubre, deve avvenire in due tempi: assunzione ed eliminazione. Se una di queste funzioni non è corretta, anche l’altra viene compromessa e, nel tempo, può instaurarsi uno stato di malattia.

Per questo motivo l’alimentazione dovrebbe sostenere l’organismo senza aggravare la sua funzionalità biofisiologica. I cibi cotti, mal associati o eccessivamente trasformati possono alterare la digestione e favorire stati di indigestione cronica.

La febbre gastrointestinale

Le reazioni contrarie che avvengono nell’organismo in seguito a un’alimentazione scorretta possono generare processi infiammatori, putrefattivi e intossicanti. Secondo Costacurta, da qui possono originare diversi squilibri collegati alla digestione e alla cosiddetta febbre gastrointestinale.

La nutrizione dell’organismo può avvenire correttamente solo se non viene creato uno stato di indigestione. L’organismo deve essere posto nelle condizioni di svolgere il normale metabolismo e catabolismo, cioè l’assunzione e l’eliminazione.

Questa condizione può essere favorita dal rispetto delle compatibilità alimentari e dall’uso, per quanto possibile, di cibi crudi e vitali. Nella crudità, secondo la visione igienistica naturale, si conservano meglio vitamine, enzimi e minerali, elementi che partecipano direttamente al processo digestivo e al mantenimento dell’equilibrio organico.

Per ulteriori approfondimenti, Costacurta rimanda al libro La Nuova Dietetica.

Secondo errore: sregolatezza e stress

Il secondo errore igienistico riguarda la sregolatezza comportamentale e lo stress psicofisico. Questo insieme di infrazioni igienistiche nasce spesso dall’ignoranza culturale rispetto alle reali necessità biofisiologiche dell’organismo.

Lo stress può essere osservato in due dimensioni: una oggettiva e una soggettiva. La prima è collegata al sistema di vita sociale, economico, culturale e politico, che condiziona la volontà individuale e impone ritmi spesso lontani dalla natura dell’uomo.

La seconda dimensione è più personale e riguarda la vulnerabilità emotiva del singolo. Alcune persone, per costituzione o storia personale, possono essere più sensibili ai traumi emozionali quotidiani e risentire maggiormente dello stress.

Terzo errore: il tempo libero

Il terzo errore igienistico riguarda il modo in cui vengono interpretati il recupero, il riposo, lo svago, il cambio di clima, l’esercizio fisico e lo sport.

Queste pratiche dovrebbero favorire il recupero delle energie psico-fisiche, sia durante la convalescenza sia come compensazione della routine quotidiana. Tuttavia, se vengono svolte senza rispettare la natura e le possibilità psicofisiologiche dell’organismo, possono diventare pregiudizievoli.

Secondo Costacurta, anche le pratiche terapeutiche o complementari, se non sono coerenti con le leggi naturali e con la reale condizione della persona, rischiano di arrestare o disturbare i processi di difesa dell’organismo invece di sostenerli.

La salute richiede quindi un equilibrio complessivo: alimentazione corretta, rispetto dei ritmi naturali, gestione dello stress, recupero autentico delle energie e consapevolezza del rapporto tra corpo, psiche, ambiente e stile di vita.

Originariamente pubblicato su Vivi con gli agenti Naturali.

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"Costacurta diceva": Psiche e materia

Articolo di Luigi Costacurta

Il grande sviluppo scientifico e tecnologico nato dalla chimica ha invaso molti campi del sapere, producendo scoperte continue ma anche profondi punti di rottura e di squilibrio negli elementi e nelle forze naturali dell’ambiente, biotipo compreso.

Secondo Luigi Costacurta, la specie umana e il mondo organico in generale si stanno incamminando verso una dimensione in cui rischiano di essere annullati molti dei valori che, nel corso dell’evoluzione ecologica, hanno qualificato e sostenuto la vita.

Cosa succede alla nostra società?

L’uomo, insieme alle altre specie animali e vegetali, risente del processo degenerativo della società. Alcune specie si modificano, altre scompaiono dalla superficie della terra. Questo fenomeno si collega anche al problema della salute psicofisica dell’individuo e della collettività.

Per Costacurta è tempo di un vero rinnovamento igienistico. L’igiene non va intesa soltanto come pulizia personale o ambientale, ma come insieme di atti quotidiani, scelte di vita, abitudini e comportamenti che incidono sulla salute individuale e collettiva.

La condizione di salute della persona diventa quindi il riflesso di un equilibrio più ampio, che riguarda il rapporto tra individuo, ambiente, cultura, alimentazione, stile di vita e società.

Qual è il ruolo del progresso scientifico?

Non tutto ciò che viene definito progresso rappresenta un reale miglioramento. Quando i valori fondati sull’etica vengono indeboliti, anche gli altri valori sociali, economici e culturali tendono a degradarsi.

Costacurta osserva come il potere, gli interessi economici e la comunicazione di massa possano influenzare profondamente il singolo e la società, fino a minare valori culturali, morali e naturali fondamentali.

Nel panorama culturale contemporaneo emergono filosofie molto diverse: alcune si orientano verso uno spiritualismo che rischia di escludere la realtà biologica e fisiologica dell’organismo; altre, pur riconoscendo elementi spirituali e materiali, non considerano pienamente le reali necessità biochimiche e fisiologiche del corpo.

La filosofia materialistica

Tra queste visioni, secondo Costacurta, primeggia la filosofia materialistica: una filosofia chimico-tecnologica, orientata al quantificabile e alla logica dei “pezzi di ricambio”.

Questa linea di pensiero tende a considerare l’essere umano come una macchina da smontare e rimontare, dimenticando l’unità profonda del binomio psiche e materia.

Secondo la visione igienistica naturale, l’organismo è costituito da due componenti inseparabili: la psiche e la materia. Negli esseri superiori queste due dimensioni si completano reciprocamente e non possono essere comprese in modo separato.

Quando si instaura uno scompenso tra psiche e materia, viene compromesso l’equilibrio organico e, di conseguenza, anche la salute integrale della persona.

Le alterazioni tra queste componenti possono derivare da fattori genetici, traumi di varia natura o alterazioni funzionali acquisite nel tempo, spesso favorite da una mancata o errata informazione igienistica e culturale.

Equilibrio tra psiche e materia

Ogni eccesso crea squilibrio. La vita organica dipende dall’armonia nell’utilizzo degli elementi e delle forze naturali. Per questo motivo, adottare una filosofia unilaterale per ristabilire l’equilibrio psicofisico dell’organismo significa escludere una parte fondamentale della vita stessa.

La salute, secondo Costacurta, non può essere ricondotta soltanto alla materia né soltanto alla psiche. È il risultato dell’interazione continua tra corpo, mente, ambiente, abitudini, alimentazione, cultura e rispetto delle leggi naturali.

Il concetto di psiche e materia diventa quindi centrale nella medicina naturale e nell’igienistica naturale: l’essere umano va osservato nella sua totalità, non come somma di parti separate, ma come unità viva e interdipendente.

Originariamente pubblicato su Vivi con gli agenti Naturali.

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"Costacurta diceva": Cos'è la Febbre Gastrointestinale?

Cos’è la febbre gastrointestinale?

Lezione introduttiva di Patologia tenuta da Luigi Costacurta presso la Scuola di Iridologia e Naturopatia di Trento

Che cos’è la febbre gastrointestinale?

La febbre gastrointestinale, secondo la visione dell’igienistica naturale di Luigi Costacurta, è una condizione interna dell’organismo che non viene rilevata dal termometro, ma che viene considerata centrale nella comprensione dello stato di salute generale.

La patologia convenzionale non ne parla perché non si tratta di una febbre misurabile attraverso la temperatura cutanea. Nella prospettiva della medicina naturale, invece, essa viene interpretata come il risultato negativo di un processo biochimico, psichico e fisiologico alterato, spesso collegato a un’alimentazione non conforme alle esigenze dell’organismo.

La presenza quotidiana e costante di questa condizione, protratta nel tempo, può contribuire a creare un terreno organico sfavorevole, indebolendo la vitalità nervosa e influenzando i meccanismi immunitari.

Secondo Costacurta, questa febbre interna non rilevata dal termometro può essere più dannosa della febbre comunemente misurata, poiché agisce in modo silenzioso e continuativo. La febbre rilevata dal termometro, al contrario, viene vista come una manifestazione evidente della reazione vitale dell’organismo.

Anche la febbre cutanea, secondo questa impostazione, avrebbe spesso a monte una condizione di squilibrio gastrointestinale, non riconosciuta dalla medicina convenzionale proprio perché non rilevabile con gli strumenti abituali.

Quante reazioni dell’organismo sfuggono alla strumentazione?

La vita organica si fonda sulla relazione e sull’interdipendenza tra funzioni biochimiche, psichiche e fisiologiche. Secondo l’igienistica naturale, molte reazioni dell’organismo non possono essere comprese se vengono osservate in modo isolato.

Per questo motivo, la febbre gastrointestinale viene interpretata come un fenomeno da leggere all’interno dell’equilibrio complessivo del corpo. Non basta misurare un singolo dato: è necessario osservare la persona nella sua totalità, considerando alimentazione, digestione, energia vitale, reazioni nervose e stato generale dell’organismo.

Come possiamo rilevare la febbre gastrointestinale?

Nell’igienistica naturale, il riscontro della febbre gastrointestinale può avvenire attraverso diversi mezzi di osservazione. Oltre all’esame iridologico, Costacurta indica due strumenti principali: il rilevamento del polso e l’osservazione somatica.

Il primo mezzo è il controllo dei battiti del polso. In presenza di congestione o stato febbrile interno, i battiti possono presentarsi accelerati, anche in soggetti che costituzionalmente tendono alla bradicardia.

La tachicardia o la bradicardia possono inoltre manifestarsi in forma aritmica, indicando talvolta un quadro più complesso e cronico, con coinvolgimento di organi e distretti importanti dell’organismo.

Il secondo mezzo è l’osservazione della somatica, cioè dell’aspetto esteriore della persona. Possono essere considerati indizi utili il pallore del volto, la magrezza, rughe profonde, gonfiori addominali, respirazione difficoltosa o alterata, osservazione della lingua e delle fauci, fino a segni più marcati di debilitazione.

Secondo questa visione, la febbre gastrointestinale si collega al tempo e alla qualità del processo digestivo, dall’assimilazione degli umori prodotti dal bolo alimentare fino all’eliminazione dei residui trasformati in feci.

Da cosa è causata la febbre gastrointestinale?

La febbre gastrointestinale è strettamente collegata al processo digestivo. Per digerire, l’organismo mette in moto tutte le sue componenti biochimiche, nervose, endocrine, fisiche e circolatorie.

Il processo digestivo dipende dalla struttura degli alimenti, dalla loro natura e dalle associazioni con cui vengono assunti. Un cibo può diventare realmente nutrizionale oppure produrre un effetto tossico, a seconda del rispetto delle norme igienistico-dietetiche e delle esigenze fisiologiche dell’organismo.

I principali sistemi coinvolti nella digestione sono il sistema nervoso ed endocrino, l’attività fisico-meccanica, la componente biochimica dell’organismo e il sistema cardio-vascolare.

Secondo Costacurta, la natura del cibo — vegetale o animale, cotto o crudo — e il modo in cui viene associato ad altri alimenti determinano l’intensità della febbre gastrointestinale.

Come possiamo evitare la febbre gastrointestinale?

Secondo l’igienistica naturale, quando si assume una sola specie di cibo crudo di natura vegetale, l’organismo può limitare l’attività dei propri meccanismi digestivi, poiché l’alimento conserva una struttura biologica più integra.

In questa condizione, l’organismo mette in moto reazioni più semplici e specifiche, utili alla trasformazione del cibo in sostanza nutrizionale. Secondo Costacurta, in questo caso non si origina la febbre intestinale.

Cosa accade quando assumiamo cibo cotto?

Quando lo stesso cibo viene cotto, il processo digestivo diventa più complesso, più lento e più laborioso. La cottura modifica la struttura biologica e chimica dell’alimento, costringendo l’organismo a utilizzare maggiormente i propri meccanismi digestivi.

Da questa lentezza e laboriosità, secondo Costacurta, può prendere origine la prima dimensione della febbre gastrointestinale. Se il fenomeno si ripete a ogni pasto, può instaurarsi una seconda dimensione febbrile, più intensa e più estesa a tutto il tubo digerente.

La seconda dimensione della febbre gastrointestinale non si differenzia tanto per la dinamica d’origine, quanto per l’intensità e la continuità del fattore termico interno.

Come possiamo controllare la febbre gastrointestinale?

Costacurta collega questo fenomeno anche alla cultura culinaria e gastronomica moderna, spesso orientata più al piacere del palato che alla reale necessità nutrizionale dell’organismo.

Nel processo digestivo, tutti conoscono l’importanza della masticazione, ma meno conosciuta è la legge delle compatibilità e incompatibilità associative degli alimenti. Secondo l’igienistica naturale, l’associazione errata dei cibi può rendere il processo digestivo più lungo, complesso e dispendioso.

La presenza nello stesso pasto di molte proteine diverse, carboidrati, legumi, dolci, frutta e bevande può creare un bolo alimentare difficile da elaborare. In questa visione, un’alimentazione composta da cibi prevalentemente cotti, denaturati e biochimicamente trasformati tende a indebolire e intossicare l’organismo.

Cosa accade quando ignoriamo la febbre gastrointestinale?

Quando la febbre gastrointestinale viene ignorata e mantenuta nel tempo, può contribuire, secondo Costacurta, alla formazione di un terreno organico alterato. In presenza di predisposizioni genetiche o ereditarie, questo squilibrio può manifestarsi attraverso sintomi più complessi.

Il disordine alimentare e digestivo può alterare il pH gastrico, umorale e sanguigno, richiedendo un maggiore intervento dei meccanismi biochimici dell’organismo.

La digestione di pasti complessi e incompatibili richiede una maggiore energia del sistema nervoso e un maggiore afflusso di sangue nella zona viscerale. Questo stato può protrarsi a lungo, anche molte ore, in relazione alla vitalità costituzionale della persona e alla composizione del pasto.

Secondo Costacurta, l’associazione di più sostanze proteiche e alimenti chimicamente incompatibili può alterare il gradiente termico viscerale, favorendo uno stato flogistico, cioè infiammatorio, che modifica il normale processo fermentativo e digestivo.

Se mantenuta quotidianamente nel corso dell’esistenza, questa condizione può sfociare in manifestazioni sintomatiche e in uno stato di progressivo squilibrio dell’organismo.

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I disturbi dell’intestino possono avere ripercussioni anche sul piano psico-emotivo, tanto che spesso si parla dell’intestino come di un secondo cervello. Il testo aiuta a comprendere il legame tra intestino, equilibrio termico, digestione e salute generale.

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Originariamente pubblicato su Vivi con gli agenti Naturali.

"Costacurta diceva": L'iridologia

Iridologia

Un interessante articolo del 1985 sull’iridologia secondo Luigi Costacurta

Qual è la storia dell’iridologia?

L’osservazione dell’occhio come mezzo di indagine per valutare lo stato di salute del corpo ha interessato l’essere umano fin dai tempi più antichi. Secondo le testimonianze disponibili, prima i cinesi, poi Ippocrate e Paracelso, rivolsero la loro attenzione all’occhio come possibile strumento di osservazione semeiotica.

La prima reale testimonianza di questo indirizzo risale al 1670, grazie a una mappa topografica realizzata da Philippus Meyes, sebbene non presenti relazioni dirette con le mappe iridologiche attuali.

La storia moderna dell’iridologia inizia però nel 1838 con l’osservazione di Ignazio Von Peczely, che nel 1880 pubblicò il suo libro sull’iridoscopia, contribuendo alla nascita di quella disciplina che oggi conosciamo come iridologia.

Per completezza storica, lo studio iniziale dell’iridoscopia venne poi arricchito dai lavori e dalle osservazioni di Nils Liljequist, tra il 1859 e il 1877, sulla teoria del colore delle iridi, detta patocromia.

Cos’è per lei l’iridologia?

Al di là di quanto riportato dalla letteratura esistente in materia, l’iridologia può essere interpretata secondo diversi approcci. Luigi Costacurta la considera alla luce del principio dell’equilibrio termico tra temperatura interna ed esterna del corpo, fondamento dell’igienistica naturale e della medicina naturale da lui sostenuta.

In questa prospettiva, l’iridologia è una disciplina che guida alla comprensione del grado e della condizione di salute dell’organismo, osservando i segni presenti nell’iride e collegandoli allo stato generale della persona.

Che cosa può rivelare l’osservazione iridologica?

In determinate condizioni, l’osservazione iridologica può indicare ciò che il corpo ha sofferto o subito, sia per predisposizioni genetiche ed ereditarie, sia in conseguenza di traumi meccanici, interventi chirurgici o alterazioni acquisite nel tempo.

Secondo Costacurta, l’iridoscopia può offrire indicazioni sullo stato biofisiologico dell’organismo, considerando il presente, il passato e le possibili tendenze future, sempre all’interno della visione della medicina naturale.

In relazione all’evidenziazione iridologica del momento, l’osservatore — che sia un iridologo naturopata, medico o non medico — può cogliere segnali utili a comprendere cosa potrebbe accadere all’organismo se non vengono rispettati i principi igienistici della medicina naturale.

Come possiamo osservare le nostre iridi?

Le manifestazioni iridologiche dipendono dalle reazioni nervose dell’intero organismo. Queste reazioni possono determinare modificazioni delle fibre del tessuto iridale, che in una condizione di piena normalità costituzionale dovrebbero presentarsi distribuite in forma regolare, a raggiera.

Le alterazioni possono riguardare il colore di base dell’iride, che può apparire scolorito, sovraccaricato cromaticamente, più scuro, sfumato, oppure presentare precipitati fioccosi, macchie localizzate o aureole colorate.

Relazionando queste modificazioni alla mappa iridologica, insieme all’età del soggetto e all’osservazione somatica del volto e del corpo, è possibile costruire un quadro generale della condizione di salute dell’organismo, individuando quali distretti organici appaiono più compromessi e quale possa essere l’origine dello squilibrio secondo il principio dell’equilibrio termico.

Tramite l’iridologia si possono fare diagnosi?

Secondo i principi della medicina naturale, con l’iridologia non si formulano diagnosi mediche, ma si effettuano constatazioni sullo stato costituzionale della persona. L’osservazione riguarda eventuali processi flogistici, cioè stati infiammatori e congestizi, possibili alterazioni del sangue e della linfa, o squilibri del sistema nervoso.

Questa metodica investigativa si basa sul principio secondo cui l’organismo è un’unica entità. Fattori come trauma psichico, trauma meccanico o predisposizione genetica possono avere un ruolo, ma l’alterazione viene comunque letta, nella visione igienistica naturale, in rapporto alla nutrizione e allo squilibrio termico tra interno ed esterno del corpo.

La diagnosi medica è invece un’altra cosa: appartiene alla medicina convenzionale, si basa su criteri clinici, esami di laboratorio e strumenti diagnostici specifici, ed è prerogativa del medico.

Per questo motivo l’iridologia non deve essere confusa con la diagnosi clinica: il suo scopo è osservare segnali, squilibri e condizioni generali, non attribuire un nome patologico a una malattia.

Come viene effettuata un’indagine iridologica?

Per l’iridologo con buona vista possono essere sufficienti una lente di 15 diottrie e una lampada. In altri casi si può ricorrere a strumenti come il microscopio o la lampada a fessura dotata di macchina fotografica.

Secondo Costacurta, la lente e la lampada, se ben utilizzate, consentono un controllo preciso della reazione nervosa delle pupille e permettono di creare effetti di luce e ombra utili a evidenziare meglio la struttura e il colore dell’iride.

Da questa indagine, confrontando l’osservazione delle fibre e delle variazioni cromatiche con la mappa iridale, possono emergere indicazioni sui vari stati infiammatori e sui presunti processi di squilibrio dei singoli organi o distretti organici.

Non è possibile dunque riconoscere una patologia?

Rilevare uno stato infiammatorio o congestizio non significa attribuire un nome preciso a una patologia. Dire, ad esempio, che una persona presenta un’alterazione in un determinato distretto organico è molto diverso dal formulare una diagnosi clinica specifica.

Il nome patologico di una sindrome o di una malattia può essere stabilito solo attraverso esami medici e strumenti diagnostici appropriati. L’iridoscopia, invece, osserva stati congestizi, infiammatori, possibili segni di intossicazione o alterazioni dei tessuti, sempre secondo la visione dell’equilibrio termico propria della medicina naturale.

Per questo l’iridologia non sostituisce la medicina convenzionale, ma si colloca come strumento di osservazione nell’ambito della naturopatia e dell’igienistica naturale.

Quando un naturopata iridologo è anche medico, come può aiutare?

Quando l’iridologo naturopata è anche medico, oppure possiede una solida cultura medica, può collegare le risultanze dell’osservazione iridoscopica alle conoscenze della bio-fisio-patologia, della sintomatologia e della psicosomatica.

In questo modo può costruire un quadro più ampio della condizione di salute della persona e valutare, dove possibile, un percorso basato sulle metodiche igienistiche naturali, sempre nel rispetto dei limiti della disciplina e della responsabilità medica.

Costacurta sottolinea inoltre che esistono casi in cui il farmaco resta indispensabile, come in alcune condizioni specifiche, e che il percorso naturale deve essere inserito con prudenza e senso di responsabilità.

In conclusione, in che modo ci aiuta l’iridologia?

L’iridologia, osservata secondo la medicina naturale e il principio dell’equilibrio termico tra temperatura interna ed esterna del corpo, può evidenziare stati infiammatori e congestizi nei diversi distretti organici: apparato digerente, renale, respiratorio, circolatorio, linfatico, nervoso, genitale, endocrino, cutaneo e osteoarticolare.

Il suo valore principale, secondo Costacurta, è quello di essere un mezzo di investigazione preventiva. L’iridologia può quindi aiutare a osservare l’organismo nel suo insieme e a individuare segnali di squilibrio prima che diventino manifestazioni più evidenti.

Bibliografia

Benché sia una disciplina relativamente giovane, l’iridologia dispone di una bibliografia ampia. Oltre ai testi dei due pionieri Ignazio Von Peczely e Nils Liljequist, esistono opere in lingua tedesca, inglese, francese, spagnola, svedese, russa e italiana.

Luigi Costacurta cita in particolare testi e autori orientati al pensiero naturopatico e ai principi dell’igienistica naturale.

  1. Bidaurrazaga – Fundamentos cientificos de la medicina a traves del iris – Diagnostico por el iris.
  2. Lezaeta Acharan – El iris de tus ojos revela tu salud – Anno 1943 – 3 edizioni.
  3. Jensen – The science and practice of iridology – Anno 1964.
  4. Handel – L’iridiagnosi.
  5. Biorni – El diagnostico por el iris.
  6. Vander – Diagnostico por el iris – Anno 1966 – 2 edizioni.
  7. Struck Hans, Flink Eva – Manual pratico de irisdiagnostica.
  8. L. Ferrandiz – Iridodiagnosi – Anno 1970.
  9. Costacurta – La grande mappa topografica delle iridi – Anno 1975.
  10. Costacurta – L’iridologia. Corso completo pedagogico teorico pratico di iridiagnosi – Anno 1977 – 5ª ristampa 1985.

Originariamente pubblicato su Vivi con gli agenti Naturali.

"Costacurta diceva": Quale Medicina?

Quale medicina?

Intervista del 1983 a Luigi Costacurta

Che cos’è la medicina naturale?

Oggi si tende spesso a confondere la medicina naturale con alcune discipline alternative orientali, come la riflessoterapia, l’agopuntura o l’omeopatia. La vera medicina naturale, secondo Luigi Costacurta, è però qualcosa di diverso: un principio interdisciplinare che comprende la dietetica, o trofoterapia, e l’idro-termo-fango-terapia.

La dietetica, o trofoterapia, è la scienza che studia le compatibilità biochimiche associative degli alimenti rispetto alle necessità fisiologiche dell’organismo. Non va confusa con la dietologia.

La trofoterapia insegna a vivere fornendo all’organismo le sostanze utili al mantenimento, al recupero e alla vitalità. Offre inoltre strumenti per favorire la disintossicazione attraverso la monodieta, il digiuno e la corretta associazione degli alimenti.

L’idroterapia sostiene il processo disinfiammatorio dell’organismo, mentre la fangoterapia stimola le attività circolatorie e favorisce la funzione della pelle come organo deputato all’eliminazione delle scorie. Sudare semplicemente, infatti, non significa necessariamente disintossicarsi: può voler dire soltanto disidratarsi.

Lei afferma che la malattia è un fatto culturale. In che senso?

Il concetto è collegato a quanto detto in precedenza. Secondo Costacurta, noi ci ammaliamo a tavola, perché nella vita quotidiana mancano spesso principi igienistici fondamentali, in particolare quelli legati all’alimentazione.

In questo senso, la malattia diventa un fatto culturale: in Italia si insegna molto, ma raramente si insegna come mangiare, bere e vivere in modo sano. Da qui nasce la necessità di una corretta informazione e di una vera prevenzione, imparando a nutrirsi, a bere, a vivere e anche a prendersi cura della propria igiene quotidiana.

Lei si occupa anche di iridologia? È vero che gli occhi parlano di noi?

Gli occhi parlano, eccome. Non soltanto a livello psicologico, rivelando il nostro umore, ma anche a livello fisiologico. Gli occhi ricevono sensazioni dall’esterno e le trasmettono al cervello, che a sua volta, per via nervosa, le riflette sull’iride.

L’iride è uno degli organi più ricchi di terminali e radici nervose. Attraverso l’osservazione dell’occhio non si può formulare una diagnosi medica, ma si possono cogliere segnali di alterazione organica secondo il principio dell’equilibrio termico e dell’unità dell’organismo.

L’iridologia è quindi un mezzo di indagine: l’iride può indicare uno squilibrio prima che questo si manifesti in modo evidente.

Concludendo, qual è la funzione della medicina naturale?

La medicina naturale, secondo Costacurta, risale all’origine della malattia, lavora sulla prevenzione e mira a normalizzare l’organismo considerandolo come un’entità unica, composta da psiche e materia.

Non esiste una vera separazione tra le parti del corpo: se un organo sta male, ne risente tutto l’organismo. La malattia nasce spesso dall’apparato digerente e dalla qualità del sangue, che è il prodotto di ciò che mangiamo. Se avremo buon sangue, avremo buona salute.

Originariamente pubblicato su Vivi con gli agenti Naturali.