La Magia dei Funghi

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La Magia dei Funghi

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di Mirko Cattani

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Fin da bambino ho sempre amato inoltrarmi nei boschi e nei pascoli alla scoperta delle meraviglie che la nostra generosa madre terra ci regala. Adoravo arrampicarmi sugli alberi o osservare le file di formiche che salivano e scendevano dai loro tronchi trasportando afidi, pezzi di cortecce, licheni e foglie. Mi abbuffavo di tutti i tipi di frutta selvatica che riuscivo a riconoscere ed estraniandomi completamente. Riuscivo ad entrare in un’altra dimensione e trovare in ogni sasso o pezzo di legno qualcosa di incantevole con cui giocare o fantasticare. Spesso avevo la sensazione di entrare in un’altra realtà e vedere il bosco come un luogo incantato e magico, soprattutto quando riuscivo ad avvicinare qualche animale o mentre ascoltavo la voce degli alberi che si muovevano sinuosi, accarezzati dal vento.

funghi

Ma in tutta questa meraviglia c’erano due cose in particolare che da quell’età mi hanno attratto più di tutto. La prima erano le pietre, e difatti, ogni volta che andavo con i miei genitori a camminare tra le alte vette del Brenta mi divertivo moltissimo a cercare fossili, qualsiasi tipo di cristallo o semplicemente pietre con una particolare forma o colore. Gli cumulavo nello zaino di mio padre appesantendolo ogni volta che salivamo una montagna.
La seconda e la mia preferita era la ricerca dei Funghi. Mi divertivo un mondo a cercare porcini nel sottobosco o mazze tamburo nei pascoli, e trovarli per me era la gioia più grande. Già dalla più tenera età grazie agli insegnamenti dei miei genitori e altre persone appassionate. Sapevo riconoscere più varietà di funghi e potevo distinguerli molto bene. Conoscevo i luoghi dove crescevano ed anche le fasi lunari in cui si sviluppavano più facilmente. Non mi sarei mai aspettato che il loro potere e utilizzo potesse essere così vasto come solo recentemente sto scoprendo.

Il primo approccio che ho avuto con la ricerca dei funghi medicinali è stato reso possibile dalla curiosità che delle malformazioni di alcuni tronchi avevano suscitato in me. Ero rimasto colpito da queste formazioni funginee presenti su alcuni alberi che mi facevano pensare a dei “tumori” che colpivano le piante.

Basandomi sulla teoria delle segnature i quali principi portano alla possibilità di intuire le proprietà medicinali di alcune piante grazie a degli elementi estetici che le collegano a precisi organi o malattie. Ero arrivato a pensare che questi funghi potessero essere utili nel trattamento di malattie oncologiche e solo dopo alcune brevi ricerche in rete ho scoperto l’esistenza di funghi medicinali del genere inonotus obliqus. Le loro proprietà terapeutiche venivano utilizzate proprio nel trattamento dei tumori.

Quali tipi di funghi possiamo trovare?

Oltre ai funghi mangerecci, che sono moltissimi, ci sono quindi tanti funghi presenti sul nostro territorio dalle proprietà medicinali. Il loro utilizzo risale a tempi molto antichi. Se pensiamo che, nell’equipaggiamento che è stato rinvenuto con il ritrovamento di Otzi, sono state ritrovate delle porzioni del fungo Piptoporus betulinis, dalle proprietà antibiotiche e antiparassitarie. Possiamo dedurre che l’utilizzo a scopo medicinale dei funghi risale a più di 5300 anni fa!

Come venivano trattari i funghi in Oriente e Occidente?

L’utilizzo dei funghi a scopo medicinale è però una pratica usata molto di più in Oriente che non in Occidente. Nella medicina tradizionale cinese e tibetana, infatti, l’utilizzo di alcuni funghi medicinali risale a migliaia di anni fa. Sono sempre stati ritenuti incredibilmente preziosi, al punto che alcune varietà venivano valutate a peso d’oro od argento. Specie come il Ganoderma Lucidum (Reishi), il Lentinus edodes (Shiitake) e il Cordyceps sinensis vantano, difatti, di una certa fama per le loro proprietà medicinali antitumorali, adattogene e toniche.

Ganoderma lucidum
Ganoderma lucidum

In Occidente, invece, i funghi sono sempre stati oggetto di sguardi sospettosi, a causa probabilmente del fatto che venivano utilizzati per il loro veleno. Forse anche per via dell’utilizzo rituale di alcune specie psicotrope come l’Amanita muscaria e la Psilocibe semilanceata.

Diversi processi alle Streghe, durante il periodo medioevale, si svolsero a seguito di alcuni episodi di avvelenamento di interi villaggi nei quali gli abitanti si ritrovarono vittime di vesciche cutanee ed allucinazioni causate dall’ingestione di pane prodotto con cereali. A causa di alcune condizioni climatiche, venivano infestati dal fungo Claviceps purpurea (Ergot, da cui nel 1943 Albert Hoffman estrasse l’LSD) prima della raccolta.

I Greci, nella commemorazione della riunione di Persefone e Demetra nel mese di ottobre, celebravano i Misteri Eluisini. Durante queste cerimonie alcuni prescelti accedevano alla sala dell’iniziazione nel tempo di Demetra ( Dea dell’agricoltura). Dopo il digiuno, bevevano una pozione chiamata Kykeon, dalle presunte proprietà psicoattive. Secondo alcuni studiosi, era forse preparata con orzo infestato dall’Ergot. Dava loro sensazioni estatiche e rivelatrici (questa teoria potrebbe anche essere supportata dal fatto che la bevanda in questione presentava una colorazione violacea nonostante fosse composta da orzo e menta, l’aggiunta della claviceps purpurea infatti potrebbe essere una valida spiegazione al colore che assumeva la pozione in questione).

La storia è disseminata di numerosi esempi che riguardano diverse culture o religioni che trovavano nell’utilizzo di alcuni funghi una porta di accesso a stati mistici. Mi viene addirittura da pensare che lo stesso Incubatio praticato nelle Asclepiadi greche potrebbe forse essere associato a un’esperienza onirica indotta o per lo meno facilitata dall’utilizzo di alcune piante enteogene oneirogene o misticomimetiche. Vista l’incredibile analogia nella preparazione del corpo attraverso la depurazione e della simbologia legata al serpente presente anche in alcune culture tribali, nelle fasi che precedono l’utilizzo di piante maestre a scopo di guarigione le quali provocano stati di sogno artificiale in grado di portare molte persone a trovare la via della guarigione da svariate malattie.

Le Proprietà Medicinali

Ciò che noi spesso comunemente chiamiamo “Fungo” in realtà non è altro che il corpo fruttifero riproduttivo di un organismo molto più complesso; il loro vero corpo, infatti, è rappresentato dal micelio il quale può distendersi per molti metri.

In Oregon, ad esempio, è stato scoperto un micelio di Armillaria ostoyae dalla superficie di 965 ettari (1665 campi da calcio) definito come l’organismo vivente più grande del pianeta. La loro funzione è fondamentale all’interno dell’ecosistema, poiché, oltre a fungere da nutrimento o riparo per migliaia di specie viventi, costituiscono anche un agente di riciclaggio biologico e producono sostanze nutritive indispensabili per la vita di molte piante (micorizze = simbiosi fungo pianta).

Come si propagano i funghi?

Alcuni di essi hanno dell’incredibile; la famiglia Cordyceps, ad esempio, parecchio interessante e bizzarra, alla quale appartiene anche il "famoso" Cordyceps Sinensis, chiamato anche Yartsa Gunbu, il cui micelio cresce all'interno di una larva originaria degli alti pascoli dell'Himalaya e le cui proprietà terapeutiche adattogene, energizzanti ed afrodisiache sono sempre state sapientemente utilizzate nella medicina tradizionale cinese e Tibetana. Il Cordyceps curculionum invece ha la particolarità di fissare le proprie spore sui corpi di insetti che, indisturbati, continuano a svolgere le proprie attività portando con sé il fungo, il quale lentamente cresce e si sviluppa germogliando.

All'improvviso, però, l’insetto interessato sente la necessità di raggiungere le sommità di qualche albero per poi affondare le mandibole nella corteccia di quest'ultimo, rimanendoci aggrappato per il resto dei suoi giorni. Dopo la morte della vittima, le spore del fungo, che nel frattempo ha raggiunto il massimo sviluppo sul suo corpo, cominciano a diffondersi nell'ambiente circostante. Il fatto di essere in alto rispetto alla superficie del suolo permette loro di espandersi in spazi vastissimi aumentandone le probabilità di riproduzione. È incredibile il meccanismo di azione di questa specie, che sembra riesca ad assumere il controllo della volontà dell’insetto, condizionandolo fino a raggiungere il proprio obiettivo: la riproduzione.

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Cordyceps sinensis
Cordyceps sinensis

Che funzione svolgono i Funghi nel nostro ecosistema?

I Funghi, grazie a degli enzimi da essi prodotti, permettono alla materia organica morta di decomporsi. Fungono quindi da veri e propri operatori ecologici per il sottosuolo. È proprio questa loro capacità di scomporre la materia ad essere collegata alle proprietà medicinali di alcune specie. Queste si sono rivelate molto valide nel trattamento di tumori o come antiepatogenici utili al nostro sistema immunitario. Oltre ad essere ricchi di elementi nutritivi, possiedono un’energia radicante che ci permette di entrare in connessione con le forze della terra. La famosissima Penicillina, uno degli antibiotici più prescritti al mondo per combattere le infezioni batteriche, viene estratta dal fungo Penicillium notatum.

Che funzione svolgono i Funghi nel nostro ecosistema?

La Ciclosporina, estratta dal Tolypoclatium Inflatum. Viene invece utilizzata nei trapianti di organi per controllare le cellule T del sistema immunitario abbassandone le probabilità di rigetto, così come nel trattamento di diabete e della dermatite atopica.

Il potere terapeutico dei principali funghi medicinali è attribuito principalmente al loro contenuto di terpenoidi e eteropolisaccaridi. In particolare i Betaglucani, molecole che favoriscono la salute dell’intestino agendo sul microbiota intestinale e sul sistema immunitario, e la cui bassa digeribilità da parte dell’intestino permette al microbiota di elaborarli. Questo processo influisce sulle funzioni metaboliche aiutando a regolare i livelli di colesterolo e di glicemia. Supportano inoltre il sistema immunitario e stimolano l’attività dei fagociti. I composti terpenici sono principalmente antiossidanti, antinfettivi e fungono da protettori vascolari.

Oltre alle proprietà immunostimolanti, immunoregolatrici, antitumorali ed epatoprotettrici, costituiscono dei validi antiossidanti. Grazie alla loro capacità di contrastare l’eccessiva azione dei radicali liberi, aiutando a rallentare il degradamento cellulare e prevenire l’invecchiamento (il fungo Reishi viene, non a caso, chiamato “fungo dell’immortalità”).

Le loro proprietà adattogene aiutano a normalizzare e stabilizzare la produzione di ormoni. Indipendentemente dalla direzione dello stato patologico, e sono inoltre degli ottimi prebiotici. Agevolano, infatti, l’assorbimento di minerali ed assistono il sistema immunitario nell’eliminazione di batteri patogeni. Aiutano i batteri simbionti a riprodursi in maniera equilibrata.

Questi tre funghi medicinali sono presenti nel nostro territorio e di seguito verranno esposte le relative proprietà terapeutiche.

Grifola frondosa (Maitake)

Il Maitake è un fungo medicinale molto conosciuto in oriente, specialmente in Giappone, dove veniva valutato a peso d’argento per l’enorme valore attribuito alle sue proprietà medicinali. Molto valido e apprezzato anche a livello culinario. Maitake infatti deriva da Mai = danza Take = fungo proprio per il fatto che le persone quando lo trovavano erano talmente felici da irrompere in danze di gioia.

La grifola frondosa, oltre all’Asia e al Giappone cresce anche in Europa. Io stesso mi sono messo a saltare di felicità quando l’ho trovato e raccolto nei pressi della montagna di Mezzolombardo su dei vecchi tronchi di castagno. Lo si può trovare anche in boschi di querce o nelle faggete su alberi vecchi o in via di decomposizione.

Le sue proprietà medicinali oltre ad essere attribuite alla presenza in grandi quantità di Betaglucani, sono dovute anche al contenuto di Frazione D, MD e grifon-D. Queste sostanze sono composte da beta-d-glucani presenti all’interno del micelio del maitake e sono in grado di stimolare l’azione dei macrofagi svolgendo un’importante azione antitumorale e immunostimolante.

La Grifola frondosa è risultata molto efficace nel controllo della glicemia (aumenta lla produzione di insulina e inibisce l’alfaglucosidasi) e dei livelli di colesterolo (inibisce la produzione di lipidi). E' un ottimo supporto nelle terapie dimagranti e oltre a controllare la pressione sanguigna è in grado di contrastare l’insorgere di alcuni tumori (prostata e vescica) e combattere i virus dell’immunodeficienza (la frazione D stimola i linfociti T helper e rende l’organismo meno vulnerabile alle infezioni).

Coryolus Versicolor (Trametes Versicolor)

Questa specie, ampiamente diffusa n tutto il mondo è facilissima da trovare anche nei nostri boschi su vecchi ceppi o rami in via di decomposizione. Solitamente lo raccolgo in zone molto umide dove il sottobosco è ricco di muschi e foglie ed è così comune che una volta identificato lo si può facilmente trovare anche grazie alla facilità di riconoscimento di questa specie. Un’altra varietà che ci assomiglia è il Trametes Irsuta che però presenta un colorazione biancastra, mentre il versicolor il cui nome significa “variamente colorato”, ha la caratteristica distintiva di possedere molti colori diversi disposti in linee concentriche lungo la circonferenza del proprio corpo fruttifero.

Da questo fungo deriva uno dei principali farmaci antineoplastici, la Crestina , che composta dal polisaccaride PSK è risultata utile in numerose terapie di diversi tipi di tumore, soprattutto a livello gastrico, ma principalmente come valido supporto alle chemioterapie, nelle quali oltre ad incrementare sensibilmente le possibilità di sopravvivenza alla patologia, rappresenta un valido sostegno nella prevenzione dei diversi disturbi collaterali causati dal trattamento, tra i quali nausea, perdita di appetito, perdita dei capelli e debilitazione del sistema immunitario. Il coryolus infatti è indicato soprattutto per i tumori allo stomaco e esistono in letteratura articoli che parlano di diverse guarigioni in patologie oncologiche collegate al solo utilizzo di questo potente fungo medicinale. I suoi prodigi però non finiscono qui, infatti oltre a rappresentare un ottimo supporto per il sistema immunitario e aiutare a contrastare le infezioni virali, l’estratto dei corpi fruttiferi del Trametes versicolor inibisce il legame dei lipopolisaccaridi (LPS) alle cellule del sistema immunitario, condizione che provoca una reazione a cascata di mediatori infiammatori responsabili degli Shock settici.

Recentemente, nella mia seppur breve esperienza, ho consigliato l’utilizzo di questo fungo abbinato ad un alimentazione sana e ricca di sostanze antiossidanti a una persona al momento affetta da una malattia oncologica nell’area dello stomaco e sottoposta alla tradizionale chemioterapia. Nel corso del tempo si è potuta constatare l’efficacia del supporto dato da questa medicina naturale che ha accompagnato il soggetto nel suo percorso di guarigione. E' riuscito a prevenire disturbi collaterali come caduta di capelli, nausea ed eccessivo perdita di peso. La persona in questione mi ha aggiornato costantemente sulla propria condizione di salute sottolineando diversi riscontri positivi dati dall'ausilio di questo supporto terapeutico.

Coriolus versicolor
Coriolus versicolor

Fomitopsis officinalis

Nel lontano 1554, Pietro Andrea Mattioli un famoso erborista storico vissuto nei pressi di Cles in val di non già parlava nel suo libro del particolarissimo fungo del Larice. Il Fomitopsis officinalis chiamato anche Agarikon, dalle note proprietà medicinali.

Questo fungo molto difficile da trovare. Cresce unicamente su vecchi alberi di larice e la sua rarità lo rende una delle mie chimere più ambite. Quando passeggio nelle foreste della val di Tovel o sulle montagne circostanti, territori in cui secondo alcune fonti fidate questo fungo potrebbe crescere, osservo attentamente i tronchi di ogni albero che incontro nella speranza di poterlo finalmente scorgere.

Fino ad oggi ho trovato solamente una varietà simile, il Fomitopsis pinicola. Cresce comunemente sui tronchi dell’abete rosso. Dalle proprietà antinfiammatorie del tratto digestivo, immuno-protettrici, utilizzato in omeopatia per combattere febbri ed emicranie.

L’Agarikon invece è principalmente purgante e antisudorifero. Veniva utilizzato per il trattamento della tubercolosi. Recentemente si è notata la sua virtù di contrastare l’azione di alcuni virus tra cui febbre gialla, SARS e diverse patologie dell’apparato respiratorio.

Psicoterapia e funghi

Un altro campo interessante e forse meno conosciuto è quello legato all’approccio psicoterapeutico in sinergia con l’utilizzo di alcuni funghi psicoattivi del genere Psilocybe. E' molto valido per la risoluzione di stati di depressione acuta, tossicodipendenze, ansia, disturbi della personalità e non solo. Oltre ai disturbi appena elencati infatti si sono rivelati un rimedio molto efficace per combattere cefalee a grappolo che non hanno trovato alcun giovamento da nessun altro tipo di trattamento terapeutico, convenzionale e non.

Le proprietà di questi funghi sono dovute al loro contenuto di Psilocibina. E' una sostanza psicoattiva che viene convertita in psilocina dal nostro organismo rimovuendo da essa un legame di forforo. La Psilocina è una molecola che deriva dal Triptofano, un aminoacido presente ovunque in natura e che noi assumiamo quotidianamente con l’alimentazione. Questo composto è inoltre molto simile ad alcuni ormoni prodotti dall’Epifisi, una ghiandola endocrina presente nella parte centrale del nostro cervello e che è coinvolta nella produzione di sostanze che oltre a regolare il nostro orologio biologico di crescita e sviluppo. Il ciclo arcadiano permettere le esperienze oniriche durante le fasi REM del sonno o nel raggiungimento di stati meditativi molto profondi. Hanno una funzione antiossidante e vanno a influenzare il sistema immunitario e agire sull'inconscio. La somiglianza di questa sostanza naturale ad ormoni come la famosissima Serotonina o la Melatonina non è sottovalutare. Infatti l’utilizzo consapevole e terapeutico di questi potenti strumenti hanno avuto risultati incredibili nel trattamento di depressione e tossicodipendenze caratterizzate principalmente da un deficit della produzione di serotonina.

Attraverso uno specifico percorso terapeutico svolto all’interno di un setting adatto, con una preparazione alimentare e un sostegno di tipo psicoterapeutico. Rende e possibile l’accesso a piani della coscienza che la psicoterapia convenzionale si sogna. Portano chi ne fa esperienza riconnettersi con le emozioni più intime e poter lavorare direttamente sul proprio inconscio.

La natura ci ha dato tutti gli strumenti necessari per la nostra sopravvivenza e la guarigione dalle malattie. Purtroppo però alcuni di questi strumenti sono stati utilizzati nel corso del tempo in un modo irresponsabile che ha messo in cattiva luce alcune specie di piante e funghi. Di conseguenza non sono più stati seriamente presi in considerazione a scopo terapeutico. Molte ricerche in campo sono state abbandonate o viste con pregiudizio. Spero vivamente che con il passare degli anni la ricerca in questo campo prosegua perché potrebbe veramente dare buoni risultati e di conseguenza rappresentare un notevole aiuto per moltissime persone.

Questo articolo deriva da molte ricerche effettuate in diversi articoli, dal libro “I funghi che guariscono” di George M.Halpern e da esperienze personali.

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Storia dell’Iridologia

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La Storia dell’Iridologia

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a cura di Marino Lusa

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Questo articolo, dell’Iridologo e Naturopata Marino Lusa, corrisponde all’introduzione e al primo capitolo del libro “L’iridologia e la salute dagli occhi” - Xenia Editrice.

Gli autori degli altri capitoli sono il Dott. Daniele Lo Rito e il Dott. Lucio Birello.

Il libro, divulgativo e coinvolgente, è indirizzato ai potenziali Iridologi, ma anche a un pubblico più vasto di seguaci della Medicina Naturale.

Il presente articolo costituisce la prima parte di un lavoro molto più ampio.

Etimologia della parola "Iridologia"

occhiLa parola “IRIDOLOGIA” è composta da due parti: “IRIDO” e “LOGIA”.

La prima parte deriva dalla parola Iride, che è:

Il segmento della membrana vascolare dell’occhio, che costituisce un diaframma contrattile, variamente colorato,  formato da lamelle irradiantesi dal suo centro. Essa e' posta davanti al cristallino e circoscrive la pupilla”.

La seconda parte significa: “Studio e trattazione di…” quindi il significato completo del termine è: Studio e trattazione dei significati dell’iride.

Uno dei simboli iconografici più antichi, è quello del triangolo con all’interno un cerchio; la tradizione popolare dice che esso raffigura l’Occhio di Dio.

Secondo il suo vero e profondo significato invece, il triangolo ed il cerchio sono due lettere di un antico alfabeto medio orientale Fenicio, Ebraico, Aramaico, che risale a 3600 anni fa.

Le due lettere sono la “AIN” (il cerchio) che significa letteralmente l’Occhio e la “DALED” (il triangolo) che significa la Porta (un segno con valore numerico 4).
Studiando la parola Ain = occhio, lettera per lettera, se ne scopre il vero significato, a conferma che l’iridologia è una scienza medica antica; questa parola deve infatti essere così ridefinita:

L’Eternita', la Luce, l’Intellettualita', introdotta in un corpo convesso, oscuro, tenebroso, per poter portare nella manifestazione gli organi del corpo.

Tale definizione è stata ricostruita sulla base degli antichi alfabeti, compreso il Fenicio, l’Egizio, l’Ebraico e successivamente l’Arabo; lingue che hanno delle particolarità inesistenti nelle lingue moderne. Le lettere dei loro alfabeti sono segni, glifi che indicano ognuna delle idee, dei concetti ben precisi.

Il compositore delle parole, le formava tenendo conto del significato delle singole lettere.
Ecco come mai, dopo migliaia di anni è possibile ricostruire, attraverso l’analisi delle radici e delle singole lettere formanti la parola da analizzare, il senso nascosto che l’autore di quella parola/grafia aveva in mente mentre la coniava.

L’iridologia nelle sue attuali definizioni

“L’Iridologia è un metodo che determina, attraverso l’esame dell’iride, la sede e la natura dei disturbi presenti in altre parti del corpo. E’ detta anche iridoscopia. L’iride in effetti è in comunicazione con il sistema cerebro-spinale e con quello simpatico, così che qualsiasi alterazione dell’equilibrio ne modifica la struttura sotto forma di macchie, segni, colorazioni, alterazioni del pigmento, ecc…”
(Enciclopedia Larousse)

“L’Iridologia è lo studio dell’iride, particolarmente del suo colore, delle tracce, delle variazioni, ecc., posto in relazione alle malattie.”
(Dorland’s Illustrated Medical Dictionary - XXVII Ed.)

“L’Iridologia è un metodo che cerca di determinare, attraverso l’osservazione analogica dell’iride, le modalità reattive di fondo dell’organismo (inteso come un insieme integrato) e la predisposizione costituzionale a sviluppare patologie in specifiche zone topografiche della struttura fisica”.

“L’analisi dell’iride è per definizione: individuare dall’osservazione delle iridi i diversi stadi di sviluppo dell’infiammazione del tessuto e dov’essa è situata. Anche le debolezze intrinseche possono essere individuate, quali che siano e dove.”
(B. Jensen)

“Nell’iride si nota lo stato di salute del nostro corpo; ci dice il grado di costituzione fisico-organica; ci denuncia anzitempo l’evolversi di una manifestazione patologica, una possibile recettibilità del male; ci conferma l’origine d’esso e se è di indole ereditaria oppure se è stato acquisito nel corso dell’esistenza.”
(L. Costacurta)

“L’iridologia si aggiunge con successo ad altri metodi tradizionali già in uso, permettendoci di migliorare la prevenzione e il risultato finale...”
(J. Angerer)

“L’Iridologia è una scienza che ci permette, attraverso l’esame della parte anteriore dell’occhio, di formulare delle ipotesi sullo stato di salute o di malattia della persona esaminata.”
(D. Lo Rito – L. Birello)

“L’esame dell’iride può rivelare la causa nascosta di molti disturbi…”
(P. Fragnay)

“L’Iridologia di per sé ha poco valore se non è accompagnata da un’anamnesi corretta e da metodi diagnostici complementari che ci confermano le predisposizioni riflesse nell’iride.”
(J. L. Berdonces)

Origini dell'Iridologia

Le origini dell'Iridologia Orientale

Le prime tracce dell’interesse per l’occhio, utilizzato per cogliere gli aspetti della personalità e la funzionalità dell’organismo, risalgono a circa duemila anni prima di Cristo, anche se alcuni autori situano l’inizio della “tecnica iridologica” antecedentemente al 4000 a. C.

Antichissimi libri di scienza, opere di medicina indiana e cinese, riportano le prime osservazioni conosciute sull’occhio e sull’iride, studiati per conoscere la salute del soggetto. L’interesse di questi studi era rivolto all’individuazione delle relazioni tra gli esseri umani, le cose della natura ed il cosmo.
“Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso” scriveva d’altra parte Ermete Trismegistro.

In antiche opere di Medicina indiana (ayurvedica) e Cinese, le più antiche delle quali risalenti al 2000 a. C., sono presenti osservazioni sistematiche sull’occhio di rilevanza iridologica, anche se inserite in un contesto concettuale assai diverso dal nostro e quindi di difficile comprensione.
Va ricordato che anche nella prima Medicina Tibetana nell’ambito della cura ai malati, lo stato patologico veniva rilevato attraverso i diversi segni e colori che apparivano nelle iridi e negli occhi in generale.

La medicina tradizionale cinese

Già l’antichissima cultura medica legata alla tradizione cinese utilizzava l’osservazione dell’iride e più in generale dell’occhio, per fini diagnostici.
L’imperatore cinese Chen Lung nel 1724, propone la suddivisione dell’iride in cerchi concentrici, che sarà poi ripresa dalla moderna topografia anulare.
Nel trattato “Yi Zong Zin Zian” pubblicato nel 1742, vengono indicate otto zone (o rappresentazioni oculari) correlate con altrettanti elementi, in cui si riflette lo stato di salute di organi, visceri e funzioni organiche.

Le origini mediterranee ed europee dell'Iridologia

La medicina egizia (II millennio a. C.)

Va anzitutto premesso che la scienza Egizia era una derivazione di quella Atlantidea integrata anche, per alcune sue forme, con quella Caldea, Ittita e Mesopotamica.

Erodoto ci informa quanto fossero rinomati gli oculisti egizi; la cosa che il re persiano Ciro (VI sec. a. C.) desiderava di più dal faraone Ahmose II (XXVI Dinastia) era appunto un oculista, il migliore che ci fosse; sembra che questo episodio giocò un ruolo molto importante nell’invasione persiana dell’Egitto nel 525 a. C.

Nella cultura egizia, l’occhio è per l’uomo ciò che il sole è nell’universo; nel mito e nel culto l’Occhio di Horus, figlio di Iside e di Osiride, è uno dei motivi più frequenti e significativi.

Narra il mito che Horus, vendicando la morte del padre ucciso da Seth per sottrargli il potere, lo uccida. Nel duello però, Seth prima di essere abbattuto da Horus, riesce a strappargli un occhio lacerandolo e seminandone i pezzetti sulla sabbia del deserto (dove germineranno i fiori di loto).

Thot, il dio soccorritore per eccellenza, invocato da Iside, risana la ferita e restituisce integrità all’occhio di Horus. Questi, che perde un occhio e lo riconquista, assume fattezze di uomo con testa di falco e diventa il simbolo dell’eterna lotta tra la luce e l’oscurità, assumendo funzioni adiuvanti di dio della salute e del benessere contro le tenebre del male e della malattia.

Thot, per parte sua, assume particolare potere sulle malattie degli occhi, frequenti in Egitto per via del sole abbagliante, del vento e della sabbia, nonché importanti dal momento che una di esse, il tracoma, era forse la maggiore tra le “dieci piaghe d’Egitto”, quella correlata ai tafani parassitanti le cisposità oculari. (G. Comacini)

Secondo i canoni moderni, gli oftalmologi egizi, chiamati Swnw Irty, avevano una conoscenza anatomo-fisiologica dell’occhio carente: è conosciuta solo la parte esterna dell’organo, “l’iride-pupilla“ che fornisce il liquido lacrimale (pupilla = fanciulla dell’occhio).

Nel libro “Cuore e vasi” si suppone siano quattro i vasi, due per ognuno, che interessano gli occhi: dal cuore alle tempie. Vasi che portano sangue e malattie di ogni genere. Malattie possono venire anche dal di fuori per opera di magia, intrufolandosi nell’occhio sinistro. (G. Imperiali)

Alcuni passi dei più importanti papiri medici, sembrano indicare in modo specifico il collegamento delle manifestazioni oculari con malattie generali e di organi interni.
Per esempio nel papiro Ebers, compilato nel 1500 a. C., si legge:

“Un occhio in cui è apparso ogni evento infausto”. (Ebers 392)

Nei testi egizi più antichi (Berlino 3038, Carlsberg VIII) troviamo comunque anche un indizio esplicito dell’Iridologia:

“La donna sia fatta stare nel vano di una porta, possibilmente illuminata dal sole. Se i suoi occhi sembrano diversi, come se uno fosse l’occhio di un asiatico, l’altro occhio di un nubiano, essa non partorirà. Al contrario se gli occhi sono dello stesso colore”.

E’ probabile che l’antico medico egizio, nonostante i limiti della sua anatomia e fisiologia, avesse sviluppato una qualche teoria riflessologica, una visione olistico-analogica, per collegare i segni oculari con le funzioni e le patologie di altri organi interni. (G. Nuti)

La medicina mesopotamica (I millennio a. C.)

La Mesopotamia è stata per molti secoli la patria culturale dell’astronomia e proprio a questa dobbiamo la crescita e l’affermarsi dell’iridoscopia, che veniva considerata “scienza occulta“ e quindi tenuta segreta al popolo.

Gli astronomi mesopotamici vedevano nell’iride una rappresentazione della volta stellare e da essa studiavano il tema natale e la sua correlazione con i vari organi ed apparati. Sulla base delle variabili di data, ora e luogo di nascita, veniva tracciato attraverso l’iride, un piano astrale capace di determinare geneticamente le informazioni corrispondenti ad organi e funzioni con maggior rischio patologico.

Le concezioni analogiche esoteriche dei popoli mesopotamici erano legate al concetto di qualità del tempo (kairòs), che nulla ha a che fare con l’arco temporale, esprimendo il concetto che ogni punto e sezione di tempo possiede una precisa qualità che fa emergere, per sincronicità, solo le manifestazioni adeguate a quella qualità. I contenuti qualitativi di una determinata manifestazione corrispondono analogicamente alle qualità del tempo in cui accadono. Non potrebbero manifestarsi che in quel preciso momento. Sotto questo aspetto è fondamentale la qualità del tempo del concepimento e della nascita, che è espressa in maniera inequivocabile nell’iride. (O. Sponzilli)

Il legame fra Astrologia e Medicina, tipico della cultura mesopotamica, sembra riemergere dalle trattazioni riportate nel capitolo “Zodiaco dell’occhio” del libro astrologico di Libra :

“Tutto ciò che succede nel cosmo si riflette nell’uomo. Tale riflesso ha luogo nell’intero organismo e l’iride è fatta per farcelo riconoscere”.

Questo approccio permette di percepire l’uomo come integrato al cosmo, di cui diviene proiezione e particella. La sua specificità è data dall’attivazione o dalla disattivazione di determinate funzioni, mentre nella sua interezza è simile a tutte le altre forme di vita presenti nell’Universo. Il mondo minerale, quello vegetale, con la loro variegata morfologia strutturale, saranno referenti importanti per individuare similitudini utili all’uomo. Il fitoterapico o il minerale agiranno in proporzione alla percentuale di peculiarità rilevata con il soggetto beneficiario.

La “scienza” si poneva in pratica come obiettivo, l’unificazione di quello che ai cinque sensi appariva frammentario e questi erano colti come limitanti e ingannatori, al punto da definire il reale, “maja”, illusione.
In quegli anni l’idea di un principio cosmico, di cui tutti gli esseri fanno parte, era accettato.

Alcuni autori moderni, riferendosi specificatamente a prime fonti registrate, inscrivono la nascita della diagnosi iridologica nell’ambito della cultura Caldea che si basava su principi astrologici ancora più antichi. (G. Nuti)

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L'Iridologia nella medicina ellenistica

Anassagora (499 – 428 ca. a. C.)

In uno dei suoi frammenti, diventato proverbiale, Anassagora afferma: “òpsis adèlon tà phainòmena”. Secondo la traduzione fornita da M. D. Grmek, ciò vorrebbe dire che “il visibile (phainòmena) è l’occhio (òpsis) dell’invisibile (adèlon), in altre parole:

“il fenomeno che appare è l’iridescenza di cose nascoste”.

Qui ci sembra, di poter cogliere l’allusione al metodo semeiotico dell’osservazione particolare dell’occhio (forse anche dell’iride), per risalire alla condizione generale interna del corpo.

Anassagora è il filosofo del “tutto in tutto“ e questa osservazione della parte (occhio) per conoscere il tutto (corpo), è coerente con la sua impostazione filosofica.
Tale impostazione sarà destinata ad influenzare notevolmente il metodo clinico analogico della Medicina Ippocratica. (G. Nuti)

Ippocrate (460 – 377 ca. a. C.)

ippocrateIppocrate di Cos, come sappiamo, era considerato il diretto discendente del divino Esculapio, fondatore dell’arte medica occidentale.
Nel libro “Epidemie”, a lui attribuito, troviamo scritto:

“Tali sono gli occhi, tale è il corpo”.

Ma una traduzione più dettagliata del passo, legge:

“Come sono forti gli occhi, così il corpo; e il colore può tendere al meglio o al peggio”.

Il riferimento alla “forza“ degli occhi, sembra indicare l’osservazione della forza strutturale dell’organo, come dato costituzionale stabile; mentre il loro “colore“ indicherebbe il mutamento e il progredire di una condizione di salute o di malattia; condizione che il testo Ippocratico collega poi allo stato di nutrizione dell’organismo.

Oltre a questo particolare e prezioso riferimento all’osservazione dell’occhio, più in generale possiamo identificare nel pensiero Ippocratico, una visione “olistica“ dell’organismo e della malattia, che poi fonda anche il metodo iridologico. (G. Nuti)

Nei “Luoghi nell’Uomo” infatti, Ippocrate dice: “Io credo che non esista alcun principio del corpo, ma che tutto sia ugualmente principio e fine; come nel disegno di un cerchio non si può trovare il principio, allo stesso modo le malattie derivano il loro principio da ogni parte del corpo…poiché nella più piccola sono presenti tutte le parti e queste comunicano e riferiscono tutto a ciascuna delle loro simili”.

In Ippocrate abbiamo anche l’interessante impostazione del problema del rapporto tra forma e funzione dell’organo. (Vegetti)

Per capire le proprietà delle strutture all’interno del corpo, bisogna riferirsi a ciò che è visibile all’esterno, attraverso il metodo analogico. (M.D. Grmek)

A questo riguardo, dal testo “Antica Medicina” leggiamo:

“Per proprietà intendo, a un dipresso, il punto di massima intensità e forza degli umori, per strutture intendo tutto ciò che vi è nell’uomo…E questo si deve comprenderlo a partire dall’esterno, da ciò che è visibile”.

Questa analogia Ippocratica fra forma esterna e funzione interna è la base non solo della moderna Morfotipologia, ma anche della moderna Iridologia. Tale disciplina può essere considerata infatti, una morfotipologia microcosmica rispetto al macrocosmo dell’organismo, inteso come un insieme costituzionale integrato. (G. Nuti)

Aristotele (384 – 322)

Del grande filosofo greco, viene qui riportato un breve ma significativo passo tratto dalla “Scienza della Fisiognomia” del “Segreto dei Segreti” a lui attribuito e che viene considerato il più antico e completo testo di fisiognomica giunto fino a noi:

“Dell’uomo che ha li suoi occhi macchiati – Ma quell’ uomo è pigiore di neuno dei sopradietti, li cui occhi sono macchiati di macchie bianche u nere u rosse d’intorno intorno (…)”

L'Iridologia nella cultura ebraica antica (VIII sec. a. C.)

I testi sacri

Nel capitolo del Levitico si legge:
“Nelle future generazioni, nessuno dei tuoi discendenti, se con un piede o una mano fratturati, se gracile e con la schiena curva o una macchia nell’occhio, potrà avvicinarsi all’altare per offrire sacrifici all’Eterno, poiché ha un difetto fisico”.
(Lv. 21, 17 – 20)

Possiamo leggere la frase “una macchia nell’occhio” di questo passo della Torah, come il segno di un’alterazione dell’integrità, cioè dell’equilibrio tra le parti di un organismo altrimenti sano.

Nel libro di Giobbe, si dice invece che “…dall’occhio si vede se uno perde energia…” (vv.11 – 20)

Pare questa, già la traccia di un’antica concezione medica che sapeva cogliere analogie insospettabili.

L'Iridologia nella cultura paleocristiana (I sec.)

I vangeli

vangeliNel Vangelo di Luca è scritto:
“La lucerna del corpo è il tuo occhio. Se il tuo occhio è sano (puro), anche il tuo corpo è tutto nella luce; ma se è malato, anche il tuo corpo è nelle tenebre…se il tuo corpo è tutto luminoso e puro, senza avere alcuna parte nelle tenebre, tutto sarà luminoso, come quando la lucerna ti illumina con il suo bagliore”. (Lc. 11, 34)

Così Matteo:
“La lucerna del corpo è l’occhio. Se dunque il tuo occhio è terso (chiaro), tutto il tuo corpo sarà illuminato. Ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà nelle tenebre”. (Mt. 6, 22)

Anche se la metafora ha come obiettivo finale un insegnamento morale e spirituale, non possiamo sottovalutare il fatto che l’analogia di partenza (il rapporto fra l’occhio ed il corpo; fra la parte ed il tutto), descrive una condizione fisiologica e patologica: il rapporto fra la malattia dell’occhio e la condizione di oscurità del corpo. (G. Nuti)

Sempre nei Vangeli, ed in particolare in quello di Giovanni, si afferma ancora che: “Perdere la vista equivale a scivolare nel peccato e riacquistarla è saper riconoscere la luce di Cristo”. (O. Sponzilli)

Gli autori dei vangeli erano degli Ebrei seguaci di Gesù il Nazireno, rabbino Esseno appartenente alla setta giudaica dei “nazirei”, il quale conosceva molto bene tutte le tecniche che erano ai suoi tempi patrimonio della cultura Essena, Ebraica, Egizia.

Le antiche usanze legate a queste culture, consigliavano ai malati di recarsi ad ogni malessere, dai Sacerdoti che a quei tempi erano i medici della psiche e del corpo, perché esaminassero e diagnosticassero i loro disturbi, fornendo loro anche le terapie adatte.

Questi antichi sacerdoti conoscevano oltre all’iridologia, anche le tecniche della medicina naturale: si vedano tutte le tecniche delle abluzioni, fanghi, immersioni, che furono “sacralizzate” nei battesimi, digiuni, voti, oppure le cure fatte alle sorgenti delle acque, l’urino-terapia, ecc.

L'Iridologia nella medicina monastica medievale

Ildegarda di Bingen (1098 – 1170)

La celebre mistica tedesca, fu costantemente animata da molteplici interessi, anche scientifici (medicina, scienze naturali, cosmologia), lasciando alla posterità numerosi testi, alcuni trattati, un ricco epistolario ed anche delle composizioni musicali.

Una sua descrizione molto poetica dell’occhio, recita: “La pupilla dell’occhio ha la somiglianza del sole; ciò che sta intorno alla pupilla è simile alla luna; la parte esterna bianca assomiglia alle nubi. L’occhio è composto di fuoco e di acqua”.

Sulla base del colore dell’iride, nel suo “Causae et curae”, la “visionaria del Reno” descrive cinque tipi diversi di occhi: occhi blu, occhi rosso fuoco, occhi misti, occhi verdi, occhi marroni. Ne correla poi le specificità caratteriali, fornendo tutte le indicazioni utili per la preparazione e la posologia dei rispettivi rimedi naturali più appropriati. (W. Strehlow)

“Le persone dagli occhi azzurri a volte sono spensierate, a volte avventate o sfrenate, oppure indolenti e maldestre. Ma tutto quello che fanno, lo fanno in maniera profonda. Chi ha gli occhi rosso fuoco è intelligente, acuto, irascibile. Le persone con occhi misti sono alquanto instabili, quindi a volte tristi, a volte allegre, ma basilarmente affidabili. Quelle con gli occhi verdi sono instabili, spensierate ed astute, sono portate ai lavori manuali e afferrano al volo quel che non conoscono. Chi ha gli occhi marroni è intelligente, aperto ai buoni consigli, ma timoroso nel suo agire”.

Rimedi:

Farmaco per gli occhi n. 1 : occhi azzurri (sensibili all’aria)
Farmaco universale: (tè di finocchio, impacchi di finocchio, bagni di finocchio, succo di finocchi).

Farmaco per gli occhi n. 2: occhi rosso fuoco (con anello evidente attorno alle pupille)
Vino di viole, rose, finocchio.

Farmaco per gli occhi n. 3: occhi misti (grigi con varie sfumature di colore, sensibili e reattivi alla luce, come all’acqua rifrangente e alle superfici innevate)
Vino alla cannella.

Farmaco per gli occhi n. 4: occhi verdi
Impacco di finocchio.

Farmaco per gli occhi n. 5: occhi marroni (reagiscono con sensibilità all’aria, alla nebbia e all’acqua; attenti ai cambiamenti di abitazione!)
Ruta, vino di miele.

A conclusione del paragrafo sulla Medicina Madievale possiamo dire che ci sono molti trattati dal ‘300 in poi sulla fisiognomica oculare, ma tutti si rifanno alla medesima fonte: il testo latino attribuito ad Aristotele, dal “Segreto dei Segreti”.

L'Iridologia nella medicina nel rinascimento

Leonardo da Vinci (1452 – 1519)

Un pensiero di tipo “olistico”, come quello che abbiamo trovato nello scritto Ippocratico del “Luoghi dell’Uomo”, è presente anche nella cultura Rinascimentale, che per molti aspetti recupera la filosofia greca classica. (G. Nuti)

In particolare Leonardo scrive: “D’ogni cosa la parte ritiene in sé della natura del tutto”. (Codice I, 90 recto – 1497-99)

Paracelso (1493 – 1541)

Teophrast Bombast von Hohenheim, grande medico e ricercatore del Rinascimento. Sebbene osteggiato dal mondo accademico e dalla Chiesa, lo scienziato di Basilea rivoluzionò le basi teoriche della scienza medica, collegandola alle conoscenze chimiche e biologiche del suo tempo.

In uno dei suoi 364 libri, evoca il principio base dell’Iridologia:
“Considerate l’occhio nella testa con quale arte ammirevole è costruito e come il corpo medio ha impresso così meravigliosamente la sua anatomia in quest’organo e vi ha lasciato la sua impronta. E’ da questa immagine e da questa impronta che deriva la conoscenza della medicina”.

Il bisogno d’imporsi evidenziandosi in un tessuto socio-culturale non ancora pronto ad accettare questo tipo di conoscenze, gli fu però fatale.

Giovan Battista dalla Porta (1540 –1615 )

Dopo l’antico testo di Aristotele, già citato in precedenza, la fisiognomica fu coltivata in epoca romana e per tutto il Medioevo ma ebbe il suo periodo di massima fioritura proprio durante il Rinascimento: l’opera più rilevante di quest’epoca è: “Della fisiognomia dell’uomo” di Giovan Battista Dalla Porta pubblicata nel 1586.

Il trattato, organizzato in vari volumi, descrive l’arte di osservare le fattezze fisiche degli esseri umani per trarne ogni sorta di informazione, anche e soprattutto di tipo psicologico e medico.
All’osservazione delle forme e dei segni che sono evidenti dagli occhi, il Dalla Porta dedica un volume intero, nella cui introduzione scrive:

“Sarebbe assai convenevole che nel libro passato, dopo il trattato delle ciglia, si fosse trattato degli occhi; ma poiché il trattar degli occhi è il maggiore e più importante negozio di tutta la Fisionomia, e bisogna trattar di loro più lungamente, gli abbiamo ridotti in questo luogo e daremo loro un libro particolare. Sono gli occhi veramente fra le nobilissime parti di tutto il corpo umano le principalissime, poiché i principali segni della Fisionomia si traggono dagli occhi.(…)

Alcuni han chiamato gli occhi porte dell’Anima, poiché come da certe porte così fuori balena l’anima.(…)
Dice Losso riferendo Alberto: la perfezione della Fisionomia si toglie dagli occhi, et i segni che dalli occhi si togliono sono i più veri et i più gagliardi di tutti quelli che si togliono dal volto; e quando i testimon degli occhi s’accordan con quelli del corpo, allora son verissimi: ma se quelli degli occhi discrepan dagli altri, allor devi lasciar gli altri et attaccarti a quelli degli occhi”.

L’iridologia nell’arte antica

Hyeronimus Bosch (1453 – 1516)

Nel poema allegorico “Pélegrinage de vie humaine” edito ad Haarlem nel 1486 è scritto: “La pupilla suprema è Gesù Cristo, specchio senza macchia nel quale ciascuno può vedere il proprio aspetto. Voi vi guarderete in questo specchio e condurrete la vostra vita secondo quanto vi vedrete, perché se voi vi guardate bene in esso, il vostro cammino sarà più leggero”.

Sicuramente è sotto queste influenze che il pittore, mago ed alchimista Hyeronimus Bosch dipinse intorno al 1480 il suo olio su tavola dal titolo “I sette peccati capitali e i quattro novissimi”, conservato al Museo del Prado di Madrid.

L’artista ha strutturato il tondo centrale della composizione come se si trattasse di un occhio che ha al centro, in corrispondenza della pupilla, il Cristo risorto e benedicente. Intorno a essa, in corrispondenza del collaretto, una raggiera luminosa ed infine, nella regione compresa tra quest’ultima e il bordo irideo esterno, le scene dei sette peccati capitali. (O. Sponzilli)

E’ importante ricordare che Bosch conosceva anche l’arte diagnostica e terapeutica basata sulla palpazione e sulla puntura o causticazione in punti specifici del padiglione auricolare, come appare da altri suoi dipinti. (F. Gazzola)

La basilica di Vezelay

I “frammassoni” che hanno eretto le cattedrali francesi conoscevano bene le relazioni esistenti fra l’Uomo e il Cosmo, e ce ne hanno lasciato una testimonianza nelle loro sculture; ad esempio quelle che si trovano all’interno della Basilica di Vézelay.

Il Cristo è sormontato dalla ruota dello zodiaco e al di sopra della sua testa, tra il Leone ed il Cancro, si trova il corpo dell’Uomo a formare la ruota, piegato all’indietro in modo che la testa tocchi i piedi, in una posizione simile a quella raffigurante gli organi nell’iride, spina dorsale compresa.

Secondo il famoso iridologo francese Gilbert Jausas fondatore dell’Iridologia Rinnovata, si è voluto dimostrare che esiste una corrispondenza tra il corpo umano suddiviso in dodici parti e i segni dello zodiaco. La proiezione dei nostri organi sulle iridi, dice infatti Jausas, segue il medesimo schema universale.

La medicina tra il XVII e il XVIII secolo

Phylippus Meyens (Philippe May – XVII sec.)

Questo medico, nato a Dresda in Germania, è autore di un trattato dal titolo “Chiromantica medica” ovvero “Phisiognomia medica” pubblicato a Le Haye nel 1665. Nell’opera, considerata il primo riferimento documentato all’analisi dell’iride, si descrive la possibilità di osservare nell’occhio umano i segni riflessi della condizione dell’intero organismo.
Nel testo, il Meyens si riferisce a tutta la fisiognomica oculare, cioè a tutte le parti semeiologicamente osservabili: cute periorbitale, palpebre, sclera, iride e pupilla:

“(…) Chi gode di una perfetta salute, ed è veramente felice e sano, deve avere gli occhi limpidi, senza linee, o macchie di sangue: perché dal momento che questi segni negativi si trovano negli occhi di una persona, bisogna che producano i loro effetti, secondo la loro grandezza. (…) Quando appaiono dei piccoli segni molto sottili, in occhi che in precedenza erano limpidi, significa che il fisico si è indebolito.
Quando si vuol sapere in quale parte del corpo si trova la debolezza, bisogna dividere gli occhi in quattro parti. La prima parte in alto, significa la testa. E siccome la testa ha una grande simpatia con lo stomaco, si potrà nello stesso tempo trovare le malattie che provengono dai vapori che salgono dallo stomaco.
Il lato destro degli occhi, indica tutte le membra del corpo che sono nella parte destra, come la mammella destra, il fegato, ecc. se ci sono dei segni infausti sul lato sinistro, vorrà dire che il cuore e la mammella sinistra sono indisposti, e in breve tutto il alto sinistro; e se l’umore è malinconico, è segno che la milza è sofferente.
Se le macchie si trovano nel mezzo, o vicino al centro dell’occhio, è segno che il corpo è indisposto e sofferente in mezzo al petto.
L’ultima parte degli occhi che è in basso, significa le viscere, l’apparato genitale e i reni, se una persona ha gli occhi cattivi in questa parte, cioè occupati da alcuni segni negativi, è soggetta alle coliche, all’ittero e alla tosse. (…)
Ci sono persone convinte che i segni e le vene negli occhi siano come dei raggi del Sole (Radii Solares) e pensano che siano positivi, ma tutti i motivi spiegati prima, dimostrano il contrario e tale opinione è falsa e senza fondamento”.

Possiamo quindi affermare che Chiromantica medica, rappresenta non solo una straordinaria anticipazione della moderna Iridologia, ma anche una concezione analoga a quella della Medicina Tradizionale Cinese.
Nel 1695 a Norimberga J. Sigmund Eltzholtz con una propria pubblicazione, continua ed approfondisce l’opera iniziata da Meyens.
Nel 1786, Christian Haertels pubblicherà una dissertazione intitolata “De oculo et signo” ovvero “L’occhio e i suoi segni”.

La medicina salernitana (800 ca. – 1811)

La Scuola Medica Salernitana includeva un insegnamento della diagnosi attraverso l’iride, forse come particolare sviluppo dell’eredità culturale ippocratica.

Troviamo un riferimento all’osservazione dell’occhio anche nel Fiore della Medicina di Salerno: “Quando è troppo il sangue, la faccia si fa rossa, l’occhio prominente…”

Inoltre il tema della Scuola di Salerno offre l’occasione per una riflessione sullo sviluppo del pensiero medico moderno e sul rapporto fra la scienza ufficiale e le pratiche mediche complementari.

Ufficialmente la Medicina antica muore a Salerno nel 1811 con l’editto Napoleonico che abolisce la Scuola Medica Salernitana, come esito finale della crisi della Medicina del XVIII secolo, conseguente al tramonto della teoria umorale classica.

Ma qui non si tratta semplicemente del prevalere della razionalità e della scienza sulla superstizione e l’empirismo; piuttosto del passaggio definitivo dal pensiero olistico-cosmologico antico a quello riduzionista e meccanicista moderno.

Quel pensiero olistico antico sopravviverà in epoca contemporanea soprattutto attraverso il metodo analogico dell’Omeopatia e lo sviluppo della Medicina Naturopatica, di cui l’Iridologia fa parte.

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO

(1) S. Arcella , Iridologia, dottrina e pragmatismo , Marrapese Ed.
(2) J. L. Berdonces , Trattato di Iridologia , Red Edizioni
(3) H. Bosch , L’Opera Completa , Classici dell’arte – Rizzoli
(4) L. Costacurta , L’Iridologia , Ed. di Medicina Naturale snc
(5) G. Cosmacini , L’arte lunga , Editori Laterza
(6) P. Fragnay , Iridologia , Red Edizioni
(7) F. Gazzola , Corso di Iridologia , De Vecchi Editore
(8) Huang Ti , Nei Ching , Ed. Mediterranee
(9) G. Imperiali , L’Antica Medicina Egizia , Xenia Edizioni
(10) Ippocrate , Testi di Medicina Greca , BUR
(11) M. Ivaldi , Iridologia , Editorium
(12) G. Jausas , L’Iridologia Rinnovata , Nuova Ipsa Editore
(13) B. Jensen - D. Bodeen , Iridologia , Macro Edizioni
(14) R. Lanza , Iridologia in Naturopatia , Lucerna San Giovanni
(15) D. Lo Rito - L. Birello , Manuale di Iridologia di base , Xenia Ed.
(16) G. Nuti , Trattato di Iridologia Comparata , Tecniche Nuove
(17) A. Parodi , Storie della Medicina , Edizioni Comunità
(18) O. Sponzilli , Iniziazione all’Iridologia , Ed. Mediterranee
(19) W. Strehlow , La medicina di Santa Ildegarda , Ed. Mediterranee

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Galeno

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Galeno

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di Giacinto Bazzoli

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Nel 1527 Paracelso bruciava sulla pubblica piazza i testi di medicina di Galeno. L'episodio storico fece uno scalpore incredibile ed ebbe lo stesso significato per la medicina del rogo della bolla pontificia da parte di Lutero per la cristianità. Per questo atto ritenuto sacrilego, Paracelso dovrà abbandonare la cattedra di medicina all'università, il posto di medico municipale a Basilea e sarà costretto ad abbandonare la città stessa di Basilea. Ho ricordato quest'episodio per dare l'idea di come era ritenuta intoccabile l'autorità di Galeno a 1300 anni dalla sua morte. Per tutto il Medio Evo Galeno non era ritenuto solo un grande medico-filosofo, ma la verità stessa.

La considerazione attuale di Galeno si muove tra due opposti scogli: la considerazione, spesso superficiale della medicina ufficiale che ritiene Galeno il precursore dell'allopatia e il disprezzo dei seguaci della naturopatia che altrettanto frettolosamente liquidano Galeno come traditore della dottrina di Ippocrate e della concezione olistica. Per superare questo schematismo sterile mi sono deciso a scrivere queste righe per inquadrare nella giusta luce un grande personaggio, la cui medicina ebbe numerose contraddizioni, ma anche diversi aspetti positivi. Racconterò alcuni episodi della sua vita, che non sono fantastici, come per esempio quelli della vita di Ippocrate, ma sono contenuti nella sua autobiografia e citerò dove sarà possibile brani della sua opera.

Per ben comprenderlo in tutta la sua vastità, occorre conoscerlo direttamente nelle sue opere, e non da quanto appare in un posteriore galenismo che ne falsa la vera figura, cogliendo di lui la parte deteriore.

Chi era Galeno?

Fu una figura imponente, ma nello stesso tempo oltremodo interessante per la sua complessità, in cui s’intersecano la salda mentalità del perfetto osservatore e sperimentatore moderno, e quella da noi meno accettabile del dialettico che, su la guida neoplatonica e più ancora aristotelica, s’incammina su quella strada che spesso svicola scivolando nella pericolosa china del sillogismo fine a se stesso.

Un altro aspetto che mi preme evidenziare è la sua devozione nei confronti di Ippocrate, che onora alla stregua di un dio, di cui condivide la concezione della vis medicatrix naturae (forza guaritrice della natura) della quale si considera umile servitore. Rilevante è pure l'importanza che egli assegna alla dietetica, che ritiene il più importante strumento di normalizzazione della salute assieme all'esercizio fisico e all'idroterapia.

pergamo

Galeno era originario di Pergamo, in Asia minore, nacque in un'atmosfera greca e nella tradizione della medicina degli asclepliadi, di cui Pergamo era un centro riconosciuto, dove esisteva un famoso tempio dedicato ad Asclepio.

Nacque il 22 settembre del 130 d.c., figlio di Nikon, colto architetto e proprietario terriero. Galenus significa calmo e sereno, qualità che aveva sempre riconosciuto nel padre, al quale ha sempre detto di voler assomigliare. La madre, stando allo stesso Galeno, era una vera Santippe; sentiamo le sue parole: “Per mia buona sorte mi toccò un padre calmissimo, giusto, valoroso e affettuoso; mia madre invece era talmente irascibile che a volte mordeva le sue schiave. Non faceva che cianciare e litigare con mio padre, come Santippe con Socrate... e mentre lui non si preoccupava neppure per gli inconvenienti gravi, lei soffocava di rabbia per i più insignificanti”.

Il padre seguiva da vicino la sua educazione: verso il quattordici anni cominciò gli studi superiori nelle tradizionali scuole di filosofia; insoddisfatto delle dispute delle varie scuole, Nikon invita il figlio a mantenersi al di sopra delle sette e a garantire di fronte a tutte la propria indipendenza. Galeno cita spesso il consiglio del padre che non dimenticò più.

La fede di Galeno in Asclepio

Nikon, che aveva preparato il figlio per una carriera di filosofo, sognò Asclepio che gli suggeriva di indirizzare il figlio alla scuola di medicina. Sia il padre che Galeno accettarono il sogno premonitore. Questa devozione per Asclepio è una contraddizione nella vita di Galeno che si dichiarava razionale e che disprezzava i cristiani che credevano alla resurrezione di Gesù di Nazareth.

All'età di 27 anni Asclepio in sogno suggerisce a Galeno di aprirsi un'arteria della mano per curarsi un ascesso addominale; a 38 un sogno lo consigliò di non partire per la guerra con Marco Aurelio; a 43 anni un sogno lo indusse a completare un trattato lasciato incompleto sulla struttura ed il funzionamento dell'occhio. Durante la carriera ebbe occasione di praticare cure che gli si erano rivelate in sogno da Asclepio.

Ho accennato, con un po’ di insistenza, a questa fede infantile in Asclepio di colui che rifiutava i miracoli dei cristiani. Queste notizie le apprendiamo dalla sua penna e il grande filosofo diventato medico le riferisce senza vergognarsene. Tuttavia questa sincerità, per certi versi, ce lo rende più simpatico, anche se i fatti sono in contraddizione con la sua filosofia aristotelica. Del resto Galeno credeva in un dio creatore come l'aveva concepito Platone.

Galeno era convinto dell’esistenza di un essere supremo, creatore, dal quale proviene l’esistenza di tutte le cose; decisamente persuaso della infallibilità di Dio, lo sforzo continuo che si rivela in Galeno è quello di dimostrare la saggezza della creazione in ogni sua espressione.

La sua fede profonda nell’esistenza di un essere supremo, creatore e regolatore di ogni cosa, gli conferisce, dall’altro canto, una personalità così caratteristica, che molto contribuì alla sua inattaccabilità futura, anche se gli antigalenisti rinascimentale si sforzarono di accusarlo persino di empietà.

La sua fede, il suo entusiasmo, la sua adorazione per la Divinità superiore, sono sentimenti così nobilmente espressi, così profondamente sentiti da sembrare di origine cristiana.
“La vera pietà”, egli dice “ non consiste già nei sacrifici dell’ecatombe, non nei profumi di cassia o d’altri aromi stranieri, ma nella conoscenza e confessione della sapienza, della onnipotenza, dell’amore e bontà infinita del Padre di tutti gli esseri”.
“ Veneriamo adunque ed esaltiamo la bontà del Creatore”.
“ Fu la sua infinita sapienza che rintracciò mezzi più opportuni per compiere le benefiche sue mire…”.

Galeno da Pergamo a Roma

galeno

All'epoca risiedeva a Pergamo il medico satiro di Smirne da cui apprese i primi elementi di medicina. Quindi si trasferì a Smirne dove seguì le lezioni di anatomia di Pololpe, poi a Corinto e infine approdò ad Alessandria dove soggiornò diversi anni; li si inserì nella tradizione di Erofilo ed Erasistrato, al tempo dei quali esisteva ancora la facoltà di sezionare i cadaveri. Ad Alessandria apprende le basi dell'anatomia e della fisiologia umana.

Nel 158 ritorna a Pergamo e diventa medico dei gladiatori; professionalmente era un ruolo di grandissimo prestigio, paragonabile oggi ad una cattedra di medicina dello sport o di medico sportivo in una blasonata squadra di calcio europea. Ebbe in quell'occasione l'opportunità di approfondire il proprio sapere sulle lesioni traumatiche. La sua abilità chirurgica era tale che riuscì ad operare un gladiatore gravemente ferito asportandogli lo sterno e garantendo la sua sopravvivenza. Si trattava di un’ operazione chirurgica senza anestesia; che richiedeva un’ abilità eccezionale. Quando poi i giochi gladiatori vennero aboliti a causa degli attacchi dei Galati, Galeno si trasferì a Roma.

Il successo delle cure prestate al filosofo Eudemo e la polemica aspra nei confronti dei medici incompetenti già residenti a Roma suscitò un enorme interesse per la sua persona. Il buon esito della terapia prescritta alla moglie del console Flavio Boeto gli aprì le porte dell'alta società romana. Roma era una città di un milione di abitanti (un numero 100 volte maggiore rispetto alla norma delle città antiche), numerosi erano i medici appartenenti alla setta metodica, dogmatica, eclettica, empirica; un buon numero erano di guaritori di tipo religioso.

Galeno aveva un talento eccezionale, ma era altrettanto pieno di sé da risultare arrogante; maggiori erano i suoi successi e più numerosi erano i suoi nemici che lui metteva in ridicolo per la loro imperizia, sfruttando le sue capacità dialettiche.

Nel 162 scoppiò la peste così detta antonina; questa causa, assieme ai dissidi e all'ostilità dei colleghi spinsero Galeno a lasciare la capitale per tornare a Pergamo. Ma tale era la sua fama che l'imperatore Marco Aurelio e Lucio Vero lo convocarono ad Aquileia perché assumesse la carica di loro medico personale e li accompagnasse nella campagna contro i Marcomanni. Galeno con la sua consueta immodestia, racconta quale fu il giudizio di Marco Aurelio: “Disse a Peitolao che ora, almeno, aveva un medico, anche coraggioso, ripetendo che io ero il primo dei medici e il solo filosofo; ne aveva provati molti, alcuni avidi, altri assetati di fama e di onore e altri ancori pieni di invidia e malignità. Come ho appena detto, questa è la diagnosi più straordinaria che abbia mai effettuato”.

In effetti la prognosi fu l'arma determinante di Galeno. Marco Aurelio soffriva di un'epatopatia dovuta ad eccessi alimentari. Diagnosi e terapia con successo stupirono l'imperatore che ebbe sempre una grande considerazione di Galeno, come è testimoniato dal brano sopra citato.

Morto Lucio Vero, Marco Aurelio inviò Galeno a Roma perché vegliasse sulla salute del figlio Commodo in tenera età. Galeno rimane a Roma e man mano che Commodo cresceva si occupò delle sue ricerche e dei suoi trattati. Tornò a Pergamo nel 193 e vi rimase fino alla morte avvenuta nel 200.

Le opere di Galeno

Le opere del grande Galeno ascendono, dicono alcuni, a circa 400, altri dicono a 600. Parte di esse andò perduta nell’incendio del tempio della Pace, nelle cui vicinanze si trovavano i librai, depositari dei suoi volumi. Per i suoi studi Galeno registrava tutto. Aveva alle sue dipendenze assistenti alla ricerca, scribi e tutte le risorse umane di ciò che oggi sarebbe l'equivalente di un laboratorio di un grande ricercatore, con annessi ambulatori, farmacia, casa editrice e tipografia. È sbalorditiva la quantità di opere da lui prodotte. Cominciò a scrivere nell'adolescenza e continuò fino alla morte avvenuta all'età di settant'anni, lasciandoci una raccolta di opere che costituiscono la metà di tutti gli scritti di medicina dell'antica Grecia a noi pervenuti.

Di lui oggi ci rimangono 83 scritti che si ritengono originali , 19 che sono dubbi e 15 commentari degli scritti ippocratici.

I testi originali di Galeno furono scritti in greco.
Gli arabi li tradussero ampiamente commentandoli, interpretandoli e, a volte, svisandoli.
Altre volte, tuttavia, queste traduzioni possono anche essere assai utili.

Ne sono esempio i 6 libri delle Administrationes anatomicae che, perduti nella lingua greca, sono giunti, oggi, in arabo. Essi, insieme con i 9 pervenutici nella lingua originale, completano l’intera opera galenica, composta, appunto, di 15 libri. Tuttavia, dal confronto tra il testo greco di libri superstiti e quello arabo dei libri ritrovati, netta risalta una evidente alterazione del puro pensiero galenico, passato attraverso il traduttore arabo, che non infrequentemente lo travisa.
Ben presto i libri galenici greci vennero tradotti in latino dal bresciano Diomede Bonardo. Questa prima traduzione venne, in seguito, pubblicata nel 1490, a Venezia.

L’opera di Galeno e' molteplice.

Essa si esplica nell’anatomia, nella fisiologia, nella clinica, nella patologia, nella terapia, nell’igiene, nella medicina legale, nell’esegesi di opere di antichi autori, nella filosofia.

Nel febbraio 2012 il Corriere della Sera ha dato notizia di una nuova opera di Galeno recentemente ritrovata, che Vegetti sta traducendo e che pubblicherà assieme ad altre tre opere di piccola dimensione; il libro dovrebbe uscire entro l'anno per l'editore Carocci. La nuova opera sarà pubblicata con il titolo: “L'imperturbabilità” e contiene le confidenze ad un amico dopo il devastante incendio avvenuto a Roma nel 192. A causa di esso Galeno perse la sua biblioteca, ma anche strumenti chirurgici, farmaci rari e preziose ricette raccolte durante i suoi viaggi. Il Professor Vegetti ha dichiarato che l'opera nuova “si potrebbe considerare una sorte di viatico per la cura dell'anima”.

Sull'etica fu molto severo con i medici contemporanei e non esitava a proporsi come esempio: “Fino ad oggi ho seguito precetti insegnatimi da mio padre. Non mi professo di alcuna setta, pur avendole studiate tutte con la stessa alacrità e lo stesso ardore, e, come mio padre, mi soffermo senza timore sui quotidiani avvenimenti della vita. Mio padre mi ha insegnato a non curarmi dell'opinione e del riconoscimento altrui e a cercare soltanto la verità. Insisteva, inoltre, che il denaro serve principalmente per saziare la fame, la sete, e per vestirsi; se avanza, esso dovrebbe essere investito in opere meritevoli”.

Galeno era ricco di famiglia ed era colmato di regali da parte della sua nobile clientela: l'imperatore non gli faceva mancare nulla, tuttavia il confronto con i colleghi, costretti a sbarcare il lunario, è ingeneroso. E' anche vero che Galeno aveva investito una parte consistente del suo patrimonio per pagare i copisti, gli incaricati della pubblicazione dei suoi scritti, e non badava a spese nell'acquisto di libri che allora erano costosissimi. Si sa meno delle opere di beneficenza di cui egli stesso parla, ma non c'è ragione di dubitarne. Tutto sommato condusse una vita semplice, da scapolo, dedicata alla ricerca e all'arte sanitaria.

Galeno e Ippocrate

ippocrateUno dei meriti di Galeno è stato quello di studiare e commentare le opere del “Corpus Ippocraticum”. Egli considerava Ippocrate, non solo un grandissimo maestro, ma quasi un dio e coltiverà la fantasia di incontrarlo dopo la morte nella dimora eterna degli immortali.

Di tutti gli antichi autori di medicina è quello che cita Ippocrate più frequentemente. Nella sua opera, che è giunta fino a noi, in nome del maestro compare più di 2500 volte. Un vero record. Galeno ebbe la fortuna di nascere a Pergamo, che come abbiamo visto, fu uno dei luoghi privilegiati della medicina, dove era presente oltre che un asclepeion anche una ricca biblioteca.

Galeno si lamenta che i suoi contemporanei tessano l'elogio di Ippocrate a parole, ma non imitino il suo esempio nei fatti. Un lungo passo del trattatello intitolato Il medico eccellente è anche filosofo illustra perfettamente questo punto:

“Quello che accade alla maggior parte degli atleti, che pur aspirando alla vittoria nei giochi olimpici non fanno nulla per ottenerla, capita anche alla maggioranza dei medici. Essi lodano Ippocrate e lo considerano il primo in assoluto, ma fanno tutto meno quello che occorre per assomigliare a lui. Egli infatti sostiene che l'astronomia contribuisce alla medicina per una parte non piccola, e così la geometria, che è la guida necessaria di quest'ultima. Ma essi non solo non praticano personalmente nessuna delle due scienze, criticano anche coloro che le praticano. Inoltre, a proposito della natura del corpo, [Ippocrate] ritiene giusto conoscerla con precisione, dichiarando che essa è l'inizio di ogni ragionamento in medicina. Ma essi si dedicano a questo compito con tale ardore che di ogni parte del corpo ignorano non solo la sostanza, il tessuto, la forma, la grandezza e i rapporti con le parti connesse, ma anche la posizione. Inoltre non saper dividere le malattie in specie e generi comporta per i medici degli errori negli obiettivi terapeutici; Ippocrate lo dice quando ci invita a seguire il metodo razionale; ma i medici attuali sono così lontani dal conformarsi ad esso che denunciano quelli che lo seguono come interessati a cose inutili. Allo stesso modo, a proposito della prognosi del presente, del passato e dei futuro di un malato, Ippocrate dice che bisogna accordarvi grande attenzione. Ma anche in questo campo dell'arte essi mostrano tanto ardore che se qualcuno predice un'emorragia o un'essudazione lo trattano sprezzantemente da indovino o da cantastorie; e ancor meno sopportano che si facciano altre predizioni, e meno di tutto regolano il regime in base al momento in cui deve verificarsi l'acme della malattia.

Eppure Ippocrate raccomanda di gestire in questo modo il regime. Quale campo resta in cui essi possano rivaleggiare con quest'uomo? Non certo nell'abilità dell'espressione: in lui anche questa è perfettamente corretta; in loro è il contrario, al punto che se ne possono vedere molti commettere due errori in una sola parola, cosa difficilmente spiegabile”.

In questa pagina Galeno mette in evidenza un netto contrasto tra Ippocrate e la medicina dei suoi tempi.
Galeno ha redatto ampi commenti ai testi ippocratici e ne parla egli stesso riassumendoli:

“Sui miei commenti ippocratici. in generale, secondo le mie intenzioni, nessuna delle opere che ho dedicato agli amici doveva pervenire nelle mani del grande pubblico: è il caso, in particolare, degli scritti esegetici sui trattati ippocratici. All'inizio non era per la pubblicazione ma per esercitarmi che ho redatto i commenti a questi trattati, esattamente come ho fatto per ciascuna parte dell'insieme della teoria medica, elaborando per me stesso tutto ciò che permette di abbracciare gli scritti di Ippocrate sull'arte medica, i quali offrono un insegnamento al tempo stesso chiaro e pienamente sviluppato. È in effetti ad uso privato che ho scritto Sui giorni critici secondo l'opinione di Ippocrate; è ad uso privato che ho scritto Sulle crisi; è ad uso privato che ho scritto Sulla dispnea, e su ciascuna delle altre parti; e tutto il Metodo terapeutico l'ho redatto in quattordici libri nello stesso spirito. Poiché sapevo che le spiegazioni di ciascuna frase di Ippocrate erano già state compilate da numerosi miei predecessori in modo non malvagio, ho ritenuto superfluo criticare tutto quello che mi pareva non fosse stato detto a modo. Ho tenuto questo atteggiamento in tutti i commenti che in passato ho dedicato a chi me ne ha fatto richiesta, enunciandovi raramente critiche contro coloro che proponevano quelle spiegazioni. Al principio a Roma non possedevo neppure tutti i loro commenti perché i miei libri erano rimasti in Asia. Se in certi casi ricordavo che qualcuno di loro aveva detto cose particolarmente cattive, suscettibili di causare gran torto nell'esercizio dell’arte a coloro che vi avessero prestato fede, lo segnalavo; ma tutto il resto l'ho esposto secondo il mio punto di vista, senza menzionare quelli che avevano dato una spiegazione diversa. È così che ho redatto i commenti agli Aforismi, a Fratture, ad Articolazioni, e inoltre al Prognostico, a Regime nelle malattie acute, a Piaghe, a Ferite della testa e al primo libro delle Epidemie.

Dopo di che, siccome avevo sentito che qualcuno faceva l'elogio di una cattiva interpretazione di un aforisma, ho redatto tutti i commenti che ho dedicato in seguito, pensando però ad una edizione pubblica e non solo al possesso privato dei destinatari. Si tratta dei commenti al secondo, terzo e sesto libro delle Epidemie, e inoltre di quelli a Umori, ad Alimento, al Prorretico, a Natura dell'uomo, alla Officina del medico, come anche di quello ad Arie, acque, luoghi, che bisogna chiamare secondo me Sulle abitazioni, le acque, le stagioni e i paesi[...]. Riguardano Ippocrate anche i seguenti libri: Sul regime secondo Ippocrate nelle malattie acute, la Spiegazione delle parole rare che si trovano presso di lui [Glossario], il Contro Licio su un aforisma che comincia «gli esseri che crescono hanno più calore innato» [Aforismi I, 141, e inoltre il Contro Giuliano, il metodo per la difesa di ciò che egli ha rimproverato agli Aforismi ippocratici. Riguarda Ippocrate anche un altro piccolo libro nel quale mostro che il medico eccellente in tutto deve essere anche filosofo”.

E’ un bilancio impressionante,ma la lista potrebbe continuare. Ad ogni modo Galeno ha contribuito alla diffusione dell’ippocratismo, un merito che gli riconosciamo volentieri.

La ricerca di Galeno

Se Galeno avesse avuto le possibilità dissettorie di cui godettero gli anatomisti del Rinascimento, la sua sarebbe stata veramente una anatomia tecnicamente perfetta. Egli, invece, visse in un’epoca nella quale, come vedemmo, una legislazione ottusa vietava non solo di fare dissezioni, ma, come lo stesso Galeno afferma, di attardarsi a osservare un cadavere che, casualmente, fosse stato trovato.

Egli stesso, lamentando di non poter eseguire studi anatomici umani come avrebbe voluto, si dovette accontentare di eseguire dissezioni di animali, preferendo quelli che, per la struttura morfologica, maggiori somiglianze mostravano con quella umana: la scimmia, in primo luogo.

Come ho già ricordato, rare volte (Admin. Anat., 1, 2) poté occasionalmente osservare, ed anche di sfuggita, un essere umano. Oltre ad un cadavere divelto dalla piena del Tevere e lo scheletro di un brigante ucciso per via, poté vedere malati cui un male aveva corroso le carni; come medico dei gladiatori avrà potuto compiere osservazioni in occasione di vaste ferite, ma lui stesso asseriva che solo in Alessandria si poteva studiare uno scheletro umano completo. Ed è ancora lui ad ammirare Erofilo come massimo anatomico dei tempi passati, poiché poteva studiare su cadaveri umani.

L’anatomia di Galeno è quella degli animali, ma sbaglia chi volesse desumere da questo fatto che egli avesse tendenziosamente voluto far passare per umane quelle descrizioni che eseguiva sulle scimmie o su altri animali, poiché sempre ne avverte il lettore. Spesso, questo è vero, egli commette un errore di giudizio, che lo fa giungere ad una affermazione errata, in fatto di anatomia umana.

Gli errori di Galeno

Quando sbaglia succede perché è un uomo del suo tempo; per lui la speculazione filosofica e l'applicazione della logica erano valide quanto un'osservazione oggettiva. Galeno era capace di riconoscere che quando si trattava di spiegare la struttura ed il funzionamento del corpo umano le sue capacità logiche non potevano sostituire gli organi di senso. A questo riguardo, leggendo attentamente le sue opere anatomiche, mi è sembrato lecito estrarre da quella vasta letteratura una specie di formula, quasi una “sigla”, come oggi si dice, che offre la ragione valida, secondo lui, per trasferire l’anatomia degli animali: la funzione, egli dice, è in rapporto con la morfologia, e allorché la seconda non è dimostrabile (come accade per l’anatomia umana) può essere comprovata dalla prima. Così descrive l’utero della donna (che non ha mai visto) uguale a quello della vacca, perché quello di entrambe, donne ed animali, hanno la stessa funzione da partorire, di solito, un solo feto, eccezionalmente due. È chiaro il sillogismo. I principali libri galenici che trattano di anatomia, e che ci sono pervenuti sono, prima di tutti, i 9 delle Administrationes anatomicae cui ne vanno aggiunti altri 6 in lingua araba, perché il testo originale greco è andato perduto. Altre nozioni dello stesso argomento sono sparse in altri due libri, specialmente nei 17 libri De usu partium, dove la fisiologia è strettamente legata, come il solito, all’anatomia.

La Dissezione

In essi dà istruzioni sul modo di eseguire la dissezione e studia l’osteologia, la miologia, l’angiologia, la neurologia.
L’osteologia è trattata, senza dubbio, nel modo più completo, specialmente per quanto riguarda lo scheletro della testa, con le sue strutture, e con le connessioni con la colonna vertebrale. Tuttavia la ricerca anatomica è un esempio valido anche oggi. Ed in questa, Galeno ci si presenta come la mentalità medica più completa: quella che si plasma nella costante visione dell’immagine anatomica e dell’esperimento condotto a perfetta regola di laboratorio. Il ragionamento che guida i suoi esperimenti è quello di un perfetto positivismo scientifico. Bisogna sentirlo quando, al tavolo dissettorio, insegna il modo di condurre gli esperimenti più delicati, e quello di eseguire la dissezione nel modo migliore, senza che ne risentano danno i tessuti che delicatamente isola, per ammirare in lui la tecnica più raffinata, le deduzioni più ovvie che da queste l’attenta osservazione dimostra. E non dimentica, quando l’occasione gli si presenta, di sottolineare il discorso di un vaso o di un nervo la cui presenza deve essere tenuta a mente dal chirurgo, quando gli accada di intervenire sul vivo in quella regione.

Galeno spiegò la sua metodologia in “De usu partium”:

Ora lasciate che, una volta per tutte, faccia questa dichiarazione generale che si applica a tutta la mia trattazione, così da non doverla ripetere tante volte. Spiegherò adesso le vere strutture che si incontrano nella dissezione, cosa che nessuno prima di me ha mai fatto con precisione. Pertanto, chi desidera osservare l'opera della natura, dovrebbe riporre fiducia non nei libri di anatomia, ma nei propri occhi, e venire da me oppure consultare uno dei miei collaboratori, o, per proprio conto, esercitarsi industriosamente nella dissezione; ma, finché si limita a leggere, correrà facilmente il rischio di credere a tutti í primi anatomisti, che sono molti”.

Naturalmente si rivela in queste parole il carattere presuntuoso, competitivo e polemico di Galeno, tuttavia aveva capacità intellettuali straordinarie con i quali osservava i fenomeni della natura e vedeva la verità dove altri suoi contemporanei vedevano solo fantasie. Ed ecco come si rapporta con i colleghi che non sono capaci di vedere la verità:

“Quando dico loro questo, aggiungendo che ogni movimento volontario è prodotto da muscoli controllati da nervi, che provengono dal cervello, mi chiamano «creatore di storie fantastiche» e non hanno altri argomenti al di là della semplice asserzione che la trachea è vicina al cuore. Ma, ciò che dico, posso dimostrarlo con la dissezione. Essi hanno scelto la strada breve e facile invece di quella lunga e tortuosa che, sola, conduce allo scopo desiderato; ma la corta e facile non arriva alla verità. Nessuno è riuscito a contraddirmi quando ho dimostrato i muscoli della respirazione e della voce. I muscoli muovono certi organi, ma anch'essi, per essere mossi a loro volta, hanno bisogno di certi nervi provenienti dal cervello, e, intercettandone uno con una legatura, si immobilizzano immediatamente il muscolo in cui è inserito il nervo e l'organo. Chiunque ami la verità, venga a me, e, se i suoi sensi sono intatti, vedrà con chiarezza anche negli animali che l'inspirazione libera o normale è causata da certi organi, muscoli e nervi. Gli mostrerò anche l'organo della voce, la laringe, i suoi muscoli motori e i nervi di quei muscoli che provengono dal cervello; e la stessa cosa per la lingua, organo della parola. Preparerò parecchi animali per mostrare che, a seconda dei nervi che vengono tagliati fuori, viene annullata una di queste attività”.

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Patologia

La fisiologia di Galeno è diffusa in tutta la sua opera, ma specialmente viene trattata nel De usu partium, opera composta di 17 libri.

Il suo fondamento è quello umorale, tanto che si può pensare che questa dottrina, così come ci è pervenuta, sia opera galenica. In effetti nel Corpus Hippocraticum si trovano gli elementi costitutivi, sparsi nelle varie opere. Galeno, infatti, costituisce l’umoralismo secondo concetti ben definiti: gli umori derivano dagli elementi e sono contenuti nel sangue ed in ciascuno di noi sono compresi tutti e quattro, con la prevalenza di uno che conferisce la caratteristica dell’individuo: acqua, per la legna fuoco, per la bile gialla terra, per la bile nera aria, per il sangue.

“Tutti i corpi nascono dal temperamento delle quattro quattro qualità — caldo, freddo, secco e umido”

si legge nel trattato sulle Facoltà naturali “e quindi ognuno deve considerare bene il suo temperamento se vuole mantenersi in salute”. Nell'Arte medica si dice ancora che la “buona medicina deve essere articolata in tre settori: la dietologia, la farmacologia, le tecniche manuali “.

In quanto al pneuma, Galeno, seguendo le antiche teorie gli conferisce valore vitalizzante, e, seguendo Aristotele, lo divide in pneuma psichico, che ha sede nel cervello; pneuma zoticon (o vitale) che ha sede nel cuore, e pneuma fisico (o vegetativo) che ha sede nel fegato. Nella concezione generale dell’economia dell’organismo, Galeno mantiene i principi ippocratici, pur se li modifica in parte, e li completa.

Galeno patologo è, dobbiamo pur dirlo, al di sotto del Galeno anatomista e, più ancora, del fisiologo.
Quel voler rendersi conto a ogni costo di tutto, quella preoccupazione di classificare, quel voler risalire alle cause anche quando esse, per ovvie ragioni, non potevano essere chiarite, sembra a volte oscurare quella chiarezza e semplicità che appaiono in Ippocrate o nel corpus ippocraticum.

La malattia

La malattia è, per Galeno, uno stato del corpo (diatesi) in cui si trovano lese le funzioni. Quindi la lesione di un organo equivale a lesione della sua funzione, onde a ogni malattia corrisponde una lesione organica.

I sintomi costituiscono gli effetti della malattia. Su questi principi egli dettò i quadri patognomonici di alcuni stati morbosi.
Galeno divise le malattie in quelle delle parti semplici o similari, quelle delle parti strumentali (organi) formate dalle parti semplici (arterie, vene, nervi, ossa, cartilagini, muscoli) ed infine in malattie traumatiche.

L’astrazione vinse ed ecco che la sua terapia si ingolfa in un intricato labirinto di sillogismi e sofismi. La sua base è contraria contrariis: rimedio caldo nelle malattie da umore freddo, evacuazione nelle pletoriche, ecc. Da questa semplicità, si passa presto alla complicazione: egli, seguendo la patologia umorale, riconosce ai quattro elementi fondamentali ed alla loro discrasia ogni responsabilità di malattia. Questa discrasia non è, però, semplice, ma complicata da un cumulo di cause e di concause che rendono le varie affezioni, calde, fredde, umide o secche in primo o in secondo grado e con diverse modalità e complicazioni.

Per seguire perciò il suo precetto base di contraria contrariis egli viene a riconoscere, anche nei medicamenti, una diversità di umori e di qualità calde, fredde, umide o secche che esistono solo per via di sillogismo. La terapia si viene così ad ingabbiare in un cerchio vizioso: a malattia da perfrigerazione, occorre un medicamento di natura calda; a malattia secca nel primo grado, fredda nel secondo, medicamento umido nel primo e caldo nel secondo grado. E così via. Da ciò, chiaro risulta il vizio del sistema: l’azione del rimedio viene provata dalla premessa patologica assiomaticante accettata, e la premessa patologica prova la azione del rimedio.

Egli asserisce che le indicazioni terapeutiche debbono essere tratte dall’essenza della malattia o, se questa è nascosta, dalla stagione, dall’atmosfera, dalla costituzione, sempre attenendosi al noto principio del contraria contrariis.

Fisiologia

La fisiologia di Galeno ha il merito di essere spesso suffragata dall’esperimento: almeno quando l’esperimento è possibile. Per spiegare la digestione, egli afferma che lo stomaco attrae gli alimenti, li trattiene, li altera, ossia li digerisce, e poi li espelle nell’intestino che li trasforma in chilo.
Il significato generale della respirazione viene interpretato con lo scopo che essa avrebbe di rinfrescare il sangue, di espellere tutti i principi nocivi di esso e di introdurre aria vitale.

È infine quest’aria inspirata che, introdotta nell’organismo, si trasforma nei vari pneumi, per virtù dei singoli organi: pneumi che servono per tutte le funzioni dell’organismo, nessuna esclusa.

Oltremodo interessante è sottolineare la modalità con la quale Galeno segue questa trasformazione. Egli infatti definisce ventriculi dell’aria i polmoni, i quali hanno soltanto la funzione di preparare l’aria esterna per la trasformazione in pneuma, come lo stomaco ha la sola funzione di preparare il cibo per la trasformazione in sangue, operazione riservata al fegato. Così per l’aria, i polmoni la preparano affinché possa essere trasformata in pneuma, azione riservata al cuore, al cervello e al fegato (pneuma vitale, psichico e fisico o vegetativo). In argomento di generazione, egli ha la giusta conoscenza della funzione delle ghiandole sessuali nella economia dell’intero organismo. Sa che lo sperma deriva dal sangue, si forma nella vena e arteria spermatica e nei didimi viene elaborato in modo da poter generare. Anche l’ovaia, generatrice del seme femminile (tale era la persuasione dell’epoca) aveva la stessa funzione.

Circolazione e digestione s’ingranano una con l’altra, in modo che la prima risulta la continuazione diretta della seconda.

Gli alimenti, infatti, che si sono trasformati nello stomaco e nell’intestino, costituiscono la materia che, per ulteriore trasformazione operata nel fegato, darà luogo al sangue; sangue nutritivo, venoso, ricco di quegli spiriti nutritivi che, secondo l’antica persuasione, avevano dimora in quell’organo.

Giunto al cuore, il sangue si caricava di spirito vitale il quale, per suo mezzo, si portava a tutto l’organismo.

Alimentazione

Tra le opere di Galeno riveste una certa importanza quella piccola opera che una traduzione maldestra ha intitolato: “La dieta dimagrante”. Io invece tradurrei: “Dieta leggera, digeribile e senza grassi”. E' un piccolo trattato nel quale Galeno dimostra una conoscenza perfetta dei singoli alimenti dei quali passa in rassegna un elenco veramente lungo e particolareggiato. Anche in questo possiamo dire che Galeno è vicino ad Ippocrate.

E' un breviario per un alimentazione sana ad equilibrata dalla quale vengono scrupolosamente segnalati i vantaggi per i vari organi del corpo. E' un indagine seria di scienza dell'alimentazione nella quale alimenti animali e vegetali sono analizzati nella loro potenzialità di mantenere in salute o di essere strumenti di guarigione. Portiamo a conoscenza dei lettori l’incipit di questa piccola opera:

“Una buona dieta senza grassi rimette a nuovo da un gran numero di malanni cronici, sicché esiliato ogni medicamento, essa ne è, spesso e senza altri mezzi il toccasana: abbisognano indicazioni puntuali. Meglio, ovvio, quando la dieta può fare miracoli esiliare i farmaci.
Nefrite e artriti, in buona percentuale di casi, lo so per certo, senza che ancora le articolazioni fossero compromesse da depositi calcarei guarirono con la dieta totalmente alcune, altre ne ridussero il danno. Non pochi poi gravati da dispnea irriducibile guarirono del tutto facendo pregressi da giganti o ne limitarono gli effetti per gran tempo. Milza straripante e fegato pietroso vengono riconciliati dalla dieta senza grassi; miracolose guarigioni poi produce la dieta per l’epilessie in fase incipiente e di modesta entità; Nei casi conclamati invece e nei casi occulti produce sensibili effetti”.

La sua vicinanza ad Ippocrate e alla nostra sensibilità di naturoigienisti si trova anche in altre sue opere. Citiamo alcuni passi: “Cibatevi poco” consigliava Galeno “ma cibatevi di tutto, lasciandovi guidare nelle scelte dall'istinto”. E ancora: “Attorniatevi di amici che non siano appassionati di cene luculliane, perché il troppo mangiare invecchia il corpo e rattrista lo spirito”.
“Tutti i corpi nascono dal temperamento delle quattro qualità caldo, freddo, secco e umido” si legge nel trattato sulle Facoltà naturali “e quindi ognuno deve considerare bene il suo temperamento se vuole mantenersi in salute”. Nell'Arte medica si dice ancora che la “buona medicina deve essere articolata in tre settori: la dietologia, la farmacologia, le tecniche manuali”.

L’herba deorum di Galeno, l'erba degli dei, così chiamata perché “aiutava gli ammalati a riprendersi e i sani a non ammalarsi”,era una specie di panacea che garantiva la buona salute.

Da un ricettario del basso impero, apprendiamo che si doveva prendere “un piccolo pugno di grano, uno di avena, uno di orzo”; dopo avere mescolato il tutto ben bene, i semi andavano messi in un recipiente di terracotta, avendo cura di coprirli con acqua intiepidita al sole.

I semi andavano lasciati a macerare dal tramonto all'alba, scegliendo la terza notte della luna nuova perché si riteneva che la vitalità in quel periodo fosse maggiore. Il giorno seguente bisognava togliere i semi dall'acqua per metterli in un recipiente, sempre di terracotta, ma più grande. Andavano poi lasciati all'ombra, umidificandoli di tanto in tanto.

Dopo tre o quattro giorni iniziavano a spuntare i germogli. Ma solo al settimo giorno Galeno consigliava di strappare leggermente le punte, con i polpastrelli delle mani (mai con il ferro), per poi ottenerne una insalata da mangiare al mattino, appena alzati, al fine di avere un assorbimento massimo.

L'erba degli dei andava condita solamente con qualche goccia di limone e di olio di oliva;veniva anche consigliata come farmaco della longevità, e sembra che i risultati fossero soddisfacenti. Un certo Alcherio, di nobile famiglia, che tutti gli anni, all'inizio della primavera, usava cibarsi per una intera luna con l'erba degli dei, visse fino all'età di 82 anni; Boeto, protettore di Galeno durante il suo primo soggiorno romano, superò la settantina; e così pure Galeno, che si definiva “insaziabile consumatore dell'herba deorum”. E per quel tempo si tratta di un record, considerando che l'età media si aggirava sui trent'anni.

Ma non basta. Galeno afferma che l'erba degli dei “fa amare la vecchiaia perché mantiene la forza e la gioia di vivere”

Terapia

In terapia, Galeno partì dal concetto puro ippocratico della natura medicatrice per cui il medico, come dice egli stesso, è un ministro della natura.
A Galeno va inoltre il merito di avere ulteriormente definito il rapporto tra arte medica e natura “Gli antichi “usava dire” sostenevano che il primo medico è la natura; ma io sono convinto che il ruolo della natura, nella salute, nella malattia e nella morte sia ancora più determinante. Sono convinto cioè che l'artefice di tutto sia la natura e che il medico sia solamente il suo aiutante”.

In uno dei suoi molteplici trattati, il manoscritto di Dresda tradotto nel 1910 dagli olandesi E.C. Van Leersum e W. Martin si leggono alcuni principi sui quali è opportuno soffermarsi:

“Il miglior medico è quello che segue la natura; quando cerca di superare la natura, o peggio ancora quando cerca di escluderla, il medico diventa il manovale della morte... Non basta che il bravo medico conosca l'anatomia alessandrina, la zoologia e fisiologia aristotelica, la patologia e soprattutto la clinica di Ippocrate, perché deve conoscere anche l'astronomia e la filosofia... Non basta che il bravo medico conosca i purgativi, gli epistatici, gli astringenti, perché giova anche conoscere la posizione degli astri e il tipo dei venti e della terra e delle acque... Spesso capita che la discrasia sia proprio provocata dai venti, dalla terra, dall'acqua; e quindi non vale proprio nulla riportare nell'uomo lo stato di crasia, poiché bisogna cercare di combattere la causa che provoca nell'uomo la malattia... Se eliminiamo la discrasia, ma non la causa che l'ha provocata, ben presto l'uomo ricadrà in altra e forse più grave discrasia... Per questo ritengo che l'optimus medicus debba osservare e studiare per tutta la vita e debba discutere con i colleghi i casi clinici più significativi”.

Bisogna poi imparare a vivere serenamente. È questo un precetto che, come accade per molte altre, rimbalza su tutte le opere mediche di Galeno: “L'affanno è parente stretto della discrasia”, e ancora: “Vivete con cura [prendendovi , cura di voi], ma vivete senza cura [senza preoccupazioni]”.

I medicamenti che egli adopera sono particolarmente vegetali, ma non esclude i minerali e gli animali.
L’opera dove più particolarmente egli si occupa dei medicamenti, è quella intitolata De simplicium medicamentorum temperamentis et facultatibus. In essa sono elencati ed esaminati ben 473 semplici di origine vegetale, oltre una vasta serie di semplici animali e minerali.

Galeno dedica alla coppettazione una piccola opera intitolata: “De hirundinibus revulsione, cucurbitulae, incisione et scarificatione”. Secondo Galeno la coppettazione è un mezzo importante per estrarre la materia di ascessi, per alleviare il dolore, per diminuire l’infiammazione, per dissipare il gonfiore dell’apparato gastro-intestinale e restituire appetito e vigore allo stomaco, depurare il sangue, regolare o fermare il flusso sanguigno nelle mestruazioni e infine può essere utile come ricostituente.

Naturalmente da buon cittadino romano Galeno ha sempre proclamato come fondamentale in terapia l’idroterapia e l’esercizio fisico sia a scopo preventivo che curativo.

Clinica

In clinica egli fu di una minuzia senza pari; ricercò il sintomo fino allo scrupolo, la sua azione sulla economia generale e la sua ripercussione su ogni apparato dell’organismo: osservazioni veramente importanti anche se vengono, spesso, intramezzate con discussioni teoriche e con formule filosofiche.

Ciò non pertanto, dalla sua ricerca minuziosa risultano numerose cognizioni preziose e nuove, derivanti dalla diretta osservazione del malato. Queste sue qualità lo rendono capace di diagnosi fini e che oggi meravigliano.

La potenza della sua osservazione, che lo rese eminente nel campo dell’esperimento biologico, lo rende acuto esaminatore dei sintomi e mentre la conoscenza anatomica gli offriva la spiegazione di fatti che ad altri sfuggivano, la critica acuta al tavolo dell’esperimento gli fa conoscere la verità, anche quando ad altri sembra essere mascherata da contingenze che facilmente possono trarre in errore.

Chirurgia

Contrariamente a quanto si afferma di solito, Galeno si occupò di chirurgia più di quanto si creda. Ottimo chirurgo, ed anche noto nella pratica professionale, egli si dimostra nel commento che fa delle opere chirurgiche di Ippocrate. Specialmente sono queste opere, il De fracturibus, il De articulis, la Officina. Nelle opere proprie, si trovano cenni di chirurgia nel De methodo medendi.

Non solo egli è in grado di approfondire le nozioni ippocratiche già estese che, in materia, possedeva, quel grande medico, in anatomia, in fisiologia, nella patologia delle complicazioni, ma si mostra assai approfondito nelle operazione negli interventi, nello strumentario ortopedico che spesso modifica e completa.

Conclusione

L’organizzazione mentale di Galeno è quella di uno scienziato, quadrato nel metodo sperimentale che egli seguiva coscienziosamente per quanto le possibilità a sua disposizione glielo potevano permettere. Pur tuttavia come abbiamo visto, egli non andò esente dall’influsso filosofico, evidente in alcune parti, recando, possiamo ben dire, un inquinamento che indebolì in alcuni punti l’efficacia del suo pensiero.

Galeno era convinto di aver fornito risposte definitive a molti misteri della natura, risposte che sarebbero sempre state venerate come verità assolute per quasi 1500 anni.

Egli cercava di spiegare un metodo, i posteri invece ritennero che ulteriore ricerche fossero superflue. Fino al XVI secolo i posteri ignorarono i principi che pure Galeno aveva individuato per la ricerca scientifica, si ignorarono quelle parti dei suoi trattati che descrivono il metodo sperimentale, per guardare i punti fermi delle sue risposte e non gli interrogativi che egli poneva. Invece di pensare si è colpevolmente assoggettata la mente alla memoria di Galeno

Galeno, il maestro dei secoli futuri, rimase l’autorità perfetta inconfutabile, il cui detto suonò dogma per oltre quindici secoli.

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Rinforzare le difese immunitarie

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Rinforzare le difese immunitarie

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di Ezio Abbiati

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Come mantenere in equilibrio il nostro sistema immunitario evitando i malanni stagionali nonche' l’instaurarsi di malattie degenerative con l’ausilio di integratori fitoterapici e micronutrizionali.

L'Alimentazione

Seguendo la teoria di Marcessaux, padre francese della naturopatia ortodossa, il primo passo và compiuto cercando di modulare un’alimentazione consona al singolo individuo.

I Francesi hanno un’alimentazione ricca di colesterolo (burro,salse,crostacei,formaggi,carni) e le malattie cardiovascolari sono la prima causa di decesso.

Ecco nascere in Francia la dieta della D.ssa Kousmine che propugna un’alimentazione ricca di cereali e legumi e povera in alimenti ricchi di colesterolo.

In Germania l’alimentazione ricca di acidi grassi saturi è conosciuta (Maiale,lardo,burro, salsicce ed insaccati) ecco nascere la dieta dell’Abate Kneipp: il vegetarianismo, che di fatto abolisce tutti quegli alimenti di uso comune nella popolazione locale.

Queste correzioni alimentari avevano ed hanno lo scopo di detossinare il fisico dalle microtossine createsi per un consumo eccessivo e monotono dei medesimi alimenti ripristinando un equilibrio fisiologico degli organi emuntori (fegato,reni,intestino,….) e risolvendo di fatto un’insieme di sintomatologie che con il tempo degenerano in patologie talvolta degenerative.

pastaUn’alimentazione corretta deve essere variata, senza eccessi; è ovvio che in una prima fase di trenta/sessanta giorni il paziente dovrà eliminare alcuni alimenti consueti a favore di altri più consoni ed in seguito ripristinerà un’alimentazione variata. Seguendo questi suggerimenti si evince che la popolazione italiana è “ubriaca” di carboidrati e legumi a scapito di verdure e frutta.

Proviamo a chiedere ad un’italiano di non mangiare pasta,pane o legumi per 30 giorni: la rispostà sarà “ma che cosa mangio?”

Una dieta corretta deve prevedere un giusto apporto di carboidrati ma nel nostro Belpaese il consumo è sicuramente eccessivo.

Si dovrà quindi cercare di seguire un’alimentazione “low carb”, povera di carboidrati per ripristinare quell’equilibrio fisiologico tanto cercato.

Ecco perché ogni singolo soggetto và valutato nelle sue abitudini alimentari onde correggere eventuali squilibri od eccessi.

Esperita la prima fase di riabilitazione nutrizionale, facendosi consigliare da un esperto ed evitando il “fai da Tè” o peggio ancora seguendo le Diete “mediatiche” dei vari settimanali che propugnano la salute ed il benessere è opportuno prendere in considerazione l’uso di complementi alimentari spesso utili per svolgere quei compiti che il Farmaco non può e non potrà mai fare.

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Il sistema immunitarioinfluenza-rimedi

Per stimolare il sistema immunitario la natura ci ha messo a disposizione un nutrimento prezioso ricco di immunoglobuline, in grado di svolgere un’azione antibatterica persino nel neonato, in grado di combattere efficacemente stati anemici o far maturare le cellule intestinali, stimolare la crescita nel giovane e combattere l’invecchiamento nell’anziano. Ricco in vitamine ed aminoacidi ,nonché acidi grassi polinsaturi presenti solo nel latte materno.

In grado di stimolare la rigenerazione dell’epidermide e quella endoteliale vascolare. Consigliabile anche nei diabetici in quanto ricco di insulina. Resistente ai succhi gastrici e privo di effetti collaterali, anzi importantissimo da assumere dopo chemioterapie per ricostruire il sistema Immunitario. Questo Nutrimento eccezionale è il colostro.

Il colostro

Il bimbo appena nato prende dalla madre nelle prime poppate il Colostro per attivare l’immunità passiva (il neonato è indifeso e deve ancora sviluppare il proprio sistema immunitario autonomo).

Per prevenire le malattie stagionali, alzare le difese immunitarie, combattere le malattie degenerative ora c’è uno strumento in più. Si tenga presente che sino a qualche anno fa il Colostro era proibito in Italia (per un regio decreto del 1931 mirante ad impedire la diffusione della TBC). Ora è disponibile e di libera commercializzazione (previa notifica al Ministero della Salute) grazie alla legislazione Europea. Vi invitio a ricercare su internet le numerose pubblicazioni scientifiche che comprovano l’efficacia di questo nutrimento, studiato non solo in Oncologia, ma in pediatria, in geriatria…

Non esiste un fitoterapico così completo ed efficace come il COLOSTRO per innalzare le difese immunitarie e come ricostituente in generale.

Se è pur vero che esiste un nutrimento si portentoso è altrettanto vero che il primo organo a cui dobbiamo pensare per ristabilire la nostra salute è quel “poveraccio” del nostro fegato che tanti farmaci ha dovuto elaborare e detossinare che a tanti compiti è chiamato sempre a rispondere, dall’elaborazione e stoccaggio delle vitamine, alla trasformazione del colesterolo in ormoni steroidei, alla trasformazione di protidi,glucidi,lipidi. Tutti i farmaci intossicano il fegato e questo ,grazie alla rigenerazione degli epatociti, lavora senza fatica e non si ammala mai (eccezion fatta per eziologie virali o tossiche ripetute).

Chi usa o ha fatto uso di antibiotici o chemioterapici può efficacemente ridurre gli effetti collaterali (Nausea,inappetenza,Vomito..) utilizzando una pianta africana il DESMODIUM ADSCENDENS.

Il Desmodio

Il Desmodio, a differenza di qualche ignorante che consiglia il Cardo Mariano, non ha un’azione colagoga o coleretica, non scatena reazioni allergiche (Il Cardo Mariano contiene Istamina), bensì accelera la rigenerazione delle cellule epatiche ripristinando la piena funzionalità all’organo senza alcun effetto collaterale. Inoltre è consigliato a chi soffre di broncospasmi da asma allergica. Quindi non un’epatoprotettore ma un epatorigeneratore. La sua efficacia può essere valutata anche nei soggetti con epatite C (non autoimmune) ove normalizza le transaminasi già dopo 45 giorni di assunzione. La forma galenica consigliata è il decotto delle foglie (Prof.Dr.Tubery-Tolosa) o il Criotriturato in capsule. Risulta inefficace se assunto in compresse o tinture o estratto secco.

Se il Fegato svolge bene la sua funzione, il paziente (anche oncologico)

Di fatto migliora il suo stato di Salute ed è in grado di combattere meglio le aggressioni esterne e resistere a quelle interne. Anche in questo caso numerosi studi clinici avvallano quanto sopra esposto.

Ma come mai molti Medici non lo conoscono? E qui entra in gioco l’ignoranza e l’arroganza: se l’industria farmaceutica modificasse la molecola componente essenziale della pianta medicinale (per poterla brevettare) diventerebbe automaticamente tossica e svanirebbero le proprietà Farmacologiche principali.

Conclusione

Un’alimentazione equilibrata e senza eccessi, l’uso periodico di Colostro e Desmodio, ci possono permettere efficacemente di combattere i malanni stagionali e supportare l’uso di farmaci nel caso di malattie degenerative (tumori) per migliorare la qualità della Vita, ma soprattutto come metodologia preventiva per evitare recidive ed il conseguente abuso di farmaci.

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Verso un’iridologia olistica

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Verso un’iridologia olistica

Piani costitutivi dell’essere e iridodiagnosi

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di Federica Zanoni e Marino Lusa

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La malattia

La cosiddetta “malattia” dovrebbe essere vista non come “qualcosa che capita” e a cui dobbiamo porre rimedio una volta assunta la veste di avvenimento che si manifesta attraverso una serie di sintomi (corrispondenti ad uno schema cui fare riferimento).

Essa rappresenta infatti un particolare “richiamo” della nostra attenzione in relazione solo all’ultimo passaggio di una serie di avvertimenti inascoltati riguardo personali traumi e/o conflitti che a poco a poco hanno sedimentato la loro essenza e i loro residui a livello organico. La malattia come tale perciò si può dire non esista e non ha ragion d’essere, la ragion d’essere semmai sta in vissuti inascoltati o privati dei necessari strumenti per essere metabolizzati.

Cosa può fare l'Iridologia

L’iridologia può, secondo noi, prevedere di riflettere, in base ai suoi strumenti peculiari, questa visione secondo gli incessanti intrecci e relazioni dei cosiddetti “corpi costitutivi” e fornire di conseguenza le sue interpretazioni. Ciò avverrà in ogni caso solo se questa disciplina verrà intesa in un senso “olistico” più ampio rispetto a quello che viene attribuito oggi e comunemente a tale termine, ossia: olismo come modalità di osservare l’uomo negli aspetti riferibili a: corpo- mente-spirito. Ciascun piano ha in sè anche gli altri e tutti sono riconducibili all’immateriale e tornano ad esso. Di conseguenza, se una “vibrazione” negativa è riconducibile ad uno di tali piani, essa si riverbererà anche nei confronti degli altri esercitando una dinamica di influenze costanti.

Va precisato che l’intento dell’iridologia di superare alcuni stretti confini interpretativi non è nuovo al suo recente sviluppo. In questo senso si è mossa per esempio, l’iridologia multidimensionale.

Iridologia multidimensionaleiridologia

Iridologia multidimensionale: particolare approccio, nell’ambito della ricerca iridologica, che propone all’osservatore una modalità interpretativa del segno rilevato tale da permettere di prendere in considerazione differenti livelli di informazione. Un segno a carattere patografico (es: lacuna), collocato a 180° in prossimità del bordo della corona, potrebbe quindi suggerire in primo luogo una debolezza costituzionale della ghiandola surrenalica e la predisposizione verso forme allergiche. Allo stesso tempo può indicare, secondo il concetto di cronorischio, un possibile trauma accaduto all’età di 30 anni e, dal punto di vista emozionale, una probabile condizione di timore nei confronti del giudizio degli altri. Lo stesso segno potrebbe perciò essere in grado di fornire all’osservatore informazioni multiple, a seconda dello schema interpretativo che viene applicato1.

Negli ultimi anni questa definizione dell’iridologia (e le relative ampie ricerche e conclusioni) è stata ampiamente conosciuta e assimilata nell’ambito dello studio di questa disciplina. In estrema sintesi sottolinea come l’iridologia mira ad osservare e interpretare con estrema delicatezza l’insieme della persona, in modo da valutare ancora una volta in senso olistico ogni aspetto della sua dimensione biopsichica.

La metodica iridologica fisica, si arricchisce quindi grazie a una ricerca sui piani sottili dell’uomo; sono infatti indagati il livello emozionale, mentale e spirituale aprendo la strada a nuovi tipi di trattamento sul piano vibrazionale. Anche l’identificazione di simboli nell’iride, la loro lettura, la ricerca della corrispondenza con il vissuto personale, aprono a un livello intuitivo di conoscenza rivolto agli aspetti inconsci e profondi dell’individuo. Infine lo studio dell’iride sul piano energetico in relazione alla Medicina Tradizionale Cinese, completa il quadro consentendo all’iridologo una visione globale grazie all’osservazione degli aspetti che determinano le forze yin e yang presenti nell’individuo. Tutto ciò fa comprendere le enormi potenzialità dell’iridologia….

Sappiamo come i metodi olistici propongano una visione unitaria della realtà, in una globalità armonica di cui tutto fa parte e valorizzando ogni parte inserita nel disegno d’insieme. Anche riguardo all’iridologia abbiamo raggiunto quindi la consapevolezza che nell’essere vivente trova espressione la sua globalità di corpo-mente-spirito.

Rimane peraltro auspicabile, secondo noi, la necessità di attribuire all’iridologia una veste interpretativa ulteriore prendendo in considerazione i corpi costituitivi dell’essere secondo i loro particolari rapporti e interrelazioni in modo da rendere chiara una sorta di dinamicità e incessante movimento di rapporti e influenze.

Per poter peraltro adeguare l’interpretazione iridologica a tale ampia visione del compito evolutivo di ogni uomo verso l’unione al tutto, indispensabile soffermarsi brevemente sul concetto, ad oggi, di: Iridodiagnosi.

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Iridodiagnosi

L’iridologia è tra le tecniche diagnostiche meno invasive. Non c’è necessità di infilare sonde o aghi nel corpo e non occorre nemmeno toccare il corpo.

L’iridologia, allo stato attuale, riveste come precisato, un ruolo di disciplina multidimensionale essendo in grado cioè di fornire informazioni a più livelli: energia, vitalità, costituzione, immunità, predisposizione, temporale, spaziale, psicologica, spirituale, etc. Quindi la stessa struttura “iride” viene osservata sotto numerosi punti di vista per ottenere delle risposte sempre più esaustive e complete. E proprio circa questa completezza e le modalità che portano a poterla definire tale, intendiamo proporre alcuni chiarimenti.

La diagnosi iridologica nell’ambito clinico resta solo un’indicazione delle zone di minor resistenza, ovvero individua delle aree di generica ipofunzione le quali potrebbero essere coinvolte nelle manifestazioni patologiche passate, presenti o future. Proprio come le zone di un territorio vengono rappresentate in una mappa topografica, così alle aree iridologiche individuate dalla divisione circolare e da quella radiale, viene attribuito il legame con i vari organi e funzioni.

Il soggetto viene rappresentato come una unità bio-psichica individuandone le varie componenti (immunità, adattamento, vitalità, predisposizioni, tossiemia, etc.) Eventuali alterazioni osservate rispetto alla normalità in un’area specifica, verranno così considerate deficit dell’organo o della funzione ivi rappresentata.

L'Iridologia Olistica

L’iridologia inizia poi la sua evoluzione come metodo olistico, lasciandosi alle spalle la sfidasalute difficile da sostenere con la diagnostica d’organo. Le ricerche infatti si sono orientate anche verso gli inesplorati campi dell’embriologia, delle emozioni, delle dimensioni spazio-temporali, ecc. riconoscendo pienamente le potenzialità di quest’arte che si sta affermando come una tecnica di indagine di prim’ordine a carattere multidimensionale e multidisciplinare.

La sfera d’elezione dell’iridodiagnosi, cioè la sua vocazione, è da inquadrare come metodica veloce, ampia ed attendibile per dedurre informazioni generali sullo stato e le caratteristiche genetiche del soggetto (ma non solo, come ampiamente precisato).

Possiamo affermare che non esista altro metodo fra quelli convenzionali che con un unico sguardo comprenda tante potenzialità. Seguendo un metodo di osservazione che tiene conto dell’intero sistema, l’iridologia prende distanza dall’osservazione convenzionale di tipo organico-meccanicistico.

Medicina Accademica e Iridologia

Questa disciplina attualmente non rientra nel piano degli studi accademici in medicina e non ha come fine la diagnostica d’organo; non rappresenta nemmeno una tecnica terapeutica, essendo l’iride pressoché intoccabile.

Chi “usa” l’iridologia per quello che è, con etica e obiettività, non rischia di invadere competenze di tipo medico. Essa si propone come indagine conoscitiva a diversi livelli per poi individuare degli stili di vita idonei al recupero ed al mantenimento di una buona salute. Sul piano fisico può essere di valido aiuto nel supportare la ricerca medica delle cause di disturbo fisiologico ed in ogni caso resta un importante strumento di prevenzione.

Questo per quanto riguarda il concetto di iridodiagnosi così come giunto oggi a noi attraverso l’evoluzione storica e clinica descritta in precedenza.

Alla luce del significato dei corpi costitutivi dell’essere e delle loro relazioni inscindibili, l’iridologia potrebbe costituire lo strumento per individuare la “vibrazione” in squilibrio a seconda del piano interpretativo preso in considerazione. Di conseguenza potrebbe contribuire a fornire in maniera fortemente individualizzata, gli strumenti più adeguati affinchè ognuno possa comprendere il suo personale cammino di riarmonizzazione superando tutti i possibili ostacoli ad una crescita libera, ossia priva di condizionamenti.

L’iridologia ha sviluppato perciò, e certamente proseguirà in questo senso, particolari e specifici approcci in grado di comprendere al meglio i segnali trasmessi a livello dell’iride dai singoli piani costitutivi dell’essere.

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La camminata come esercizio

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La camminata come esercizio

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di Giacinto Bazzoli

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Il cosmo è in perpetuo movimento dal momento del big bang: le galassie hanno un movimento rotatorio. Il sole sorge e tramonta, le stelle e i pianeti mantengono costante il loro moto. Il sole a sua volta gira attorno al centro della via lattea, la quale si muove alla velocità di 600 Km/s in direzione della costellazione del serpentario.

Anche noi di conseguenza dovremmo essere sempre in perpetuo movimento.

Camminare è un movimento innato nell’uomo e la deambulazione si acquisisce spontaneamente. Camminare fa bene al corpo e all’anima e può essere un atto meditativo, diceva un articolo recente. Condivido quest’affermazione che ci invita a prenderci tempo per noi stessi e a rendere quotidiana l’abitudine di camminare ed essere presenti al momento che viviamo.

Camminare aiuta a vivere il tempo in maniera diversa, a prendersi tempo, a riconciliarsi con il tempo, accettare i limiti di chi vive sulla terra.

E’ un paradigma dell’esistere: per avanzare è necessario ogni volta alzare il piede, staccarsi dal terreno e contemporaneamente aderirvi saldamente. La meta può avere qualche rilevanza talvolta, ma la meta sta piuttosto nell’arrivare a noi stessi.

camminareLa camminata

Camminare è un movimento innato nell’uomo tant’è vero che la deambulazione è uno stadio dello sviluppo motorio che si acquisisce spontaneamente. Il camminare non comporta nessun movimento forzato e quindi nessun trauma all’apparato locomotore (come invece può succedere nella corsa).

L'apparato Osteo-Artro-Muscolare

Per quanto riguarda l’apparato osteo-artro-muscolare, camminando si migliora il tono muscolare per cui la fibra, irrorata da più sangue si ossigena e si rinforza; le articolazioni, muovendosi in modo naturale, mantengono un elevato grado di elasticità nei tendini e nei legamenti; anche il tessuto osseo si mantiene compatto prevenendo rischi di deterioramento precoce dello scheletro come l’osteoporosi.

Il sistema Cardiocircolatorio

Per quanto riguarda il sistema cardiocircolatorio, in un camminatore abituale il cuore risulta più grosso sia perché le cavità si ampliano per contenere una quantità di sangue maggiore sia perché le pareti, costituite da tessuto muscolare, si rinforzano e si ispessiscono. La frequenza cardiaca diminuisce e per affrontare uno sforzo occorrono un numero minore di pulsazioni.

La circolazione sanguigna si modifica perché le pareti dei vasi diventano più elastiche ed il sangue scorre incontrando meno resistenza. Diminuisce, quindi, la pressione sanguigna e c’è un migliore ritorno venoso del sangue al cuore (camminare previene il rischio d’infarto).

L'apparato Respiratorio

Camminare migliora anche l’apparato respiratorio perché i muscoli annessi alla cassa toracica si rinforzano e permettono un ampliamento dello spazio per i polmoni i quali possono espandersi carichi di ossigeno. Questo porta ad un rallentamento della frequenza respiratoria proprio perché la quantità di aria che si butta fuori dopo un rigonfiamento massimo del torace è maggiore. Ovviamente la respirazione durante la camminata trae giovamento anche dall’ambiente, in cui avviene, come abbiamo visto dagli illustri personaggi storici : contesto naturalistico con aria pura e non inquinata.

L’attività del camminare è decisamente aerobica, non ci sono strappi violenti e le energie provengono prevalentemente dalla respirazione (combustione di glucidi e lipidi in presenza di ossigeno).

Camminare favorisce l’attività dei polmoni ed il lento e regolare movimento della cassa toracica che a sua volta è un massaggio per tutti gli organi ivi contenuti, come pure per i polmoni stessi, il cuore, il fegato, i reni e lo stomaco.

Piedi

Camminare è anche una pratica salutare per i nostri piedi. Nel piede la struttura ossea occupa la parte superiore, sotto c’è la polpa, un’ampia massa riccamente vascolarizzata. Quando si cammina questa massa viene, alternativamente nei due piedi, compressa e rilassata. Il sangue venoso viene spinto in alto, quello arterioso aspirato in basso.

I piedi in cammino sono quindi due potenti pompe che affiancano ed aiutano la pompa principale, il cuore.

Secondo la riflessologia, inoltre, alle varie zone sulla pianta del piede corrispondono gli organi del corpo (cuore, fegato, polmoni, ecc..) e quindi ogni passo è un massaggio tonificante e benefico per tutto il corpo.

Il sistema nervoso

Il camminare apporta infine benefici anche al sistema nervoso procurando un rilassamento che giova a ristabilire l’equilibrio compromesso dai ritmi frenetici della vita quotidiana.

Cambiare ambiente e soprattutto avvertire il passaggio delle stagioni nel corso dell’anno stimola i ritmi cerebrali e contribuisce ad un senso di benessere, di iniziativa e di motivazione. Infine il moto è la migliore cura per la malinconia e la depressione.

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Camminare regolarmente

Se praticata regolarmente, questa attività aiuta a dimagrire e fa bene alla salute perché allunga l’aspettativa di vita, contrasta l’aumento del colesterolo e può prevenire l’insorgenza di malattie cardiovascolari e tumori.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ideale sarebbe camminare per 7 chilometri al giorno che corrispondono a circa 10.000 passi.

Per iniziare si consiglia generalmente una camminata di 30 minuti ogni giorno, possibilmente cercando di aumentare il ritmo col tempo e l’esercizio. In più, camminare è un’attività aerobica a bassa intensità e per questo adatta a tutti, adulti e bambini.

La camminata fa bene al cuore e aiuta a prevenire il diabete: secondo una ricerca dell’Università del Queensland, camminare riduce il rischio di morire di infarto. Infatti, in un camminatore abituale il cuore risulta più grosso poiché le cavità si allargano per contenere maggiori quantità di sangue e le pareti, costituite da tessuto muscolare, si rinforzano e si ispessiscono.camminare

Nei bambini, inoltre, rimanere per troppo tempo seduti può cambiare la conformazione del sistema cardiocircolatorio e portare alla comparsa di patologie vascolari o di depositi di grasso in corrispondenza del fegato.

Secondo uno studio dell’Università di Osaka, camminare riduce del 12% il rischio di ipertensione e malattie cardiovascolari. Questo perché, grazie all’esercizio fisico, le pareti dei vasi sanguigni diventano più elastiche e il sangue vi scorre incontrando meno resistenza. Quindi, diminuisce la pressione sanguigna e migliora il ritorno venoso del sangue al cuore.

Camminare ci aiuta anche a stare meglio perché:

• Fa bene al cuore e aiuta a prevenire il diabete

Allena i polmoni

Previene l’osteoporosi: ossigena i tessuti favorendo il ricambio Tonifica i muscoli, corregge la postura e migliora l’equilibrio.

Combatte lo stress energetico e riequilibrando tutti gli apparati.

Migliora l’umore: secondo recenti studi, una vita sedentaria fa aumentare del 25% il rischio di depressione.

Migliora la circolazione

• Mantiene i piedi in salute

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Iridologia

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Iridologia

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di Federica Zanoni

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Cos’è l’iridologia? Cosa permette di valutare? Come?

occhio-2“L’iridologia è la disciplina che, attraverso l’osservazione e lo studio dell’iride, indaga gli aspetti fisici e psichici dell’uomo, determinando quindi le sue predisposizioni a contrarre determinate patologie, il grado di intossicazione e le reazioni a livello comportamentale.

Con l’iridologia si effettua un esame dell’iride per stabilire un bilancio preventivo e globale della salute. Attraverso l’iride è infatti possibile conoscere la costituzione organica del soggetto, la sua vitalità, la capacità reattiva sia fisica che psicologica, lo stato e la condizione dei suoi organi.

Ciò è possibile tanto nell’adulto quanto nel bambino per il quale questo tipo di accertamento è di particolare interesse, in quanto permette di evidenziare e soprattutto di prevenire, disposizioni patologiche e sindromi familiari”. ((Da: L’iridologia nel tempo M. Lusa, D. Lo Rito, pg. 18, dove viene citato quanto riportato da A. Filippi: L’occhio specchio dell’anima: l’iridologia tra tradizioni e modernità, www.albablu.it ))

Non si tratta dell’unica definizione del termine “iridologia” e di ciò che esso rappresenta. Molte infatti quelle che si sono succedute:

“L’iridologia e' lo studio dell’iride, particolarmente del suo colore, delle tracce, delle variazioni, ecc., posto in relazione alle malattie”

(Dorland’s Illustrated Medical Dictionary –XXVII Ed.).

“Nell’iride si nota lo stato di salute del nostro corpo; ci dice il grado di costituzione fisico-organica; ci denuncia anzitempo l’evolversi di una manifestazione patologica, una possibile recettibilita' del male; ci conferma l’origine d’esso e se e' di indole ereditaria oppure se e' stato acquisito nel corso dell’esistenza”

Luigi Costacurta ((Definizioni estrapolate da: D.Lo Rito, M. Lusa, L’iridologia nel tempo. Storia dell’iridologia. Il Cronorischio, Edizioni Accademia di Scienze Naturoigienistiche G.Galilei, Trento.))

Si sente molto parlare di questa scienza, arte, tecnica, disciplina antichissima che appartiene al mondo della medicina naturale...Viene definita in modi diversi, tutti ugualmente corretti e corrispondenti alla realtà.

Anche la tradizione popolare e le classiche metodiche di indagine diagnostica del “vecchio” medico di famiglia contemplano l’osservazione dell’iride, o più specificamente dell’occhio nel suo complesso, come strumento diagnostico circa lo stato di salute. Chiunque abbia più di 40 anni, ricorderà infatti il medico di famiglia che, durante la sua visita, non trascurava mai un controllo degli occhi del malato!

Non si trattava ovviamente di iridologia vera e propria secondo il significato che ha assunto nel corso degli anni e attraverso studi specifici, ma piuttosto di un corretto istinto del medico a non tralasciare una parte fondamentale del corpo.

Con il tempo, gli anni e l’evolversi dell’interesse e della passione verso questa disciplina da parte di ricercatori e studiosi di tutto il mondo, l’iridologia ha assunto l’importante ruolo di strumento di indagine proprio dell’approccio naturopatico, in grado di fornire informazioni relative alla condizione dell’intero organismo. Ciò basandosi unicamente sui segni grafici e cromatici rintracciabili nell’iride dei soggetti caratterizzati da equilibrio psicofisico alterato e che sono interpretabili in relazione a precise aree riflesse indicate nella mappa (o topografia) iridologica.

L’iride perciò è una sorta di “finestra” sul nostro corpo che ci permette di conoscere quello che è successo, ciò che sta accadendo e (punto fondamentale!) prevenire in parte quanto potrà verificarsi a carico del nostro organismo.

Quindi è possibile affermare che l’iridologia rappresenta un metodo di ricerca globale che “fotografa” l’equilibrio organico dell’uomo, registrandone le alterazioni fisiche e a carattere psico-emotivo attraverso i segni che compaiono sull’iride.

Corpo e mente, interpretati secondo una concezione cosiddetta olistica. ((Il temine “olismo” deriva dal greco holos che significa: totale, intero. Olistico è perciò un approccio che, nell’ambito delle discipline naturali, considera la persona come unità di corpo, mente, sentimenti, funzioni biologiche, sintomi e risorse per guarire. E’ la persona nella sua globalità e non la sua malattia ad essere posta in primo piano. F. Zanoni, “Nell’iride i Dosha. Dall’Iridologia all’Ayurveda: ipotesi di approccio integrato al benessere dell’uomo e indicazioni di prevenzione-trattamento tra precetti ayurvedici e naturopatici”, tesi di diploma presso l’Accademia di Scienze Igienistiche Naturali “G. Galilei”, Trento, 2008.))

occhi

Concetto ormai accolto con chiarezza anche da larga parte della medicina tradizionale, rappresentano una “entità unica” e ogni parte del corpo e in assoluta relazione con tutte le altre.

Si tratta di un metodo non invasivo e non costoso per poter agire in prevenzione in relazione al benessere della persona, in quanto i vari segni sono messaggeri di uno squilibrio a carattere energetico spesso molto prima che un disturbo si manifesti ed evolva in vera e propria patologia.

Soprattutto grazie alle recenti correnti di ricerca che si sono mosse, per quanto riguarda l’iridologia, su piani diversi da quello strettamente organico, ma con esso correlati (emozionale, psicosomatico, spirituale…), nell’occhio possono essere rintracciati dei segni che se interpretati opportunamente, coscienziosamente, ma soprattutto con equilibrio e buon senso, possono fornire informazioni aggiuntive per cercare di comprendere anche i sogni, le aspirazioni, le caratteristiche emotive di un individuo.

Un’iride è classificabile come bella o comunque quasi “perfetta clinicamente” quando i suoi parametri naturali sono perfetti, quando cioè esprime un’ottima forza vitale dell’individuo. Infatti in assenza di disturbi, patologie e squilibri le fibre dell’iride danno forma ad un tessuto uniforme e tali fibre appaiono morbidamente distese.

Una trama di tessuto irideo sottile e compatto è indice di vitalità, energia e capacità di far fronte agli agenti esterni ed interni. Non vengono percepite striature, aloni, decolorazioni o macchie sovrapposte. La pupilla è perfettamente rotonda e il bordo dell’iride appare netto e preciso.

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L’iride nel suo insieme appare luminosa e vitale

Come è possibile ciò? Ossia, come è possibile che l’iride rappresenti una fotografia tanto fedele del nostro stato di equilibrio psico-fisico interiore?

L’iride è in collegamento, tramite il sistema nervoso, con i vari organi e apparati del corpo umano e ne registra le eventuali disfunzioni attraverso segni, pigmenti e lacune.

L’occhio invia al cervello, attraverso il nervo ottico, le sensazioni registrate dall’esterno e, attraverso l’occhio, il cervello comunica all’esterno le sensazioni ricevute dall’interno.

Se si osservano, quindi, le condizioni anatomiche dell’iride, la sua struttura, il colore, la densità del tessuto iride, e i segni iridei: iperpigmentazioni, macchie, rigonfiamenti, ipopigmentazioni, solchi, fessure, è possibile conoscere e determinare le condizioni dell’organismo, desumendo queste ultime, come già detto, dallo studio delle aree iridee in cui si proietterebbero organi e apparati.

La superficie dell’iride è quindi anche luogo di proiezione periferica degli organi e degli apparati, delle loro funzioni e disfunzioni, del loro stato di malattia.

Si è pervenuti nel corso degli anni e grazie ai meticolosi e dettagliati studi di molti ricercatori alla conoscenza di una vera e propria mappa iridea che, secondo il tipo e la topografia dei vari segni, permetterebbe di prevedere l’interessamento a carico dei vari sistemi e apparati organici (respiratorio, digestivo, genito-urinario, nervoso…).

Per indagare il tessuto irideo nei particolari, e poter precisare esattamente le sue aree, si è soliti suddividere l’iride in settori radiali (corrispondenti alle ore dell’orologio) e in zone circolari (anelli concentrici): coordinando questi due dati di riferimento è possibile localizzare con precisione ogni piccola area iridea. ((Vedi: Topografie e suddivisioni convenzionali in iridologia: mappe iridologiche.))

Cosa permette di identificare l’iridologia? Come?

L’iridologia è quindi la scienza che, attraverso l’osservazione e lo studio dell’iride, indaga gli aspetti fisici e psico-emotivi dell’uomo, determinando quindi le sue predisposizioni ad essere soggetto ad eventuali squilibri e contrarre di conseguenza determinate patologie, il grado di intossicazione oltre a delle reazioni a livello comportamentale.

Con l’iridologia si effettua un esame dell’iride per stabilire un bilancio preventivo e globale della salute.

Vengono esaminati colori, segni e macchie dell’iride. Per i colori di fondo si avranno: azzurro, grigioverde, castano, marrone e bruno scuro e le sfumature relative.

Tali toni di colore sono stati sistematizzati attraverso varie classificazioni. In questo corso verrà studiata la classificazione elaborata dalla scuola tedesca e da Willy Hauser, che dal punto di vista della colorazione di fondo, prevede tre costituzioni base: linfatica, ematogena, mista. ((Vedi: Iridologia costituzionale: Costituzioni, disposizioni, diatesi.))

L’esperienza dell’iridologo permetterà, a seguito dell’analisi dell’iride del soggetto, di rapportarsi alla mappa iridologica di riferimento e di mettere in correlazione l’occhio con diversi organi.

Le aree relative agli organi si configurano nella mappa di iridologia sia in senso circolare che in senso radiale: vengono cioè idealmente formati cerchi concentrici divisi in spicchi, al cui interno vengono collocate, nelle raffigurazioni delle topografie iridologiche, le denominazioni degli organi collegati. Il disco irideo si comporta come un ricevitore, immagazzinando le informazioni provenienti da tutto il corpo.

Conoscere le localizzazioni è indispensabile un corretto esame.

Ogni iride permette di esplorare la metà del corpo corrispondente:

Gli organi doppi del corpo (es: i polmoni) trovano collocazione riflessa sia a destra che a sinistra. Gli organi unici si trovano riflessi seguendo la localizzazione anatomica: perciò gli organi che si trovano nel lato destro del corpo saranno rilessi nell’iride destra, quelli che si trovano nel lato sinistro saranno riflessi nell’iride sinistra. Es: il fegato ha la sua collocazione riflessa d’elezione nell’iride destra, la milza nell’iride sinistra.

Stomaco, pancreas, vescica, utero, tiroide, esofago, si proietteranno in entrambe le iridi in quanto situati nella linea mediana del corpo.

Attraverso l'esame dell'iride è possibile verificare lo stato metabolico e il funzionamento di:

E' possibile inoltre verificare:

Il corretto esame dell'iride è quindi seguito dall'impostazione di una corretta alimentazione (che viene valutata a seconda delle esigenze) e da una strategia di trattamento a carattere naturopatico che consente il ripristino degli equilibri metabolici del corpo.

L’iridologia determina i “punti deboli”, le carenze ed i sovraccarichi metabolici, la permeabilità degli emuntori.

L’iridologia trova quindi un proprio spazio nella prevenzione delle malattie individuando il grado di intossicazione dell’organismo. Può essere anche la base per aumentare la conoscenza di se stessi, del proprio terreno e, quindi, delle proprie “tendenze” o “predisposizioni”, giunteci anche attraverso la via ereditaria, adottando quegli atteggiamenti utili (a livello psicologico, alimentare o nello stile di vita) per un’esistenza equilibrata, armoniosa, sana e felice

L'esame dell'iride e' una tecnica che consente di individuare l'eventuale presenza di alterazioni metaboliche e funzionali all'interno dell'organismo umano

Tutto il corpo è dentro l’iride.

Mappa-iridologica-costacurtaL’iridologia è un metodo diagnostico ((Il termine “diagnostico” non va inteso nel senso in cui viene impiegato per definire i mezzi di indagine propri della medicina tradizionale ma, in relazione alle potenzialità della medicina naturale, come strumento di conoscenza del “terreno” della persona.)) rapido, innocuo, per individuare le tendenze, le predisposizioni, le aree di debolezza e di forza dell’individuo.

In relazione al significato ed alle potenzialità della disciplina iridologica, molto chiara e calzante quanto espresso da Rudy Lanza ((Rudy Lanza iridologo, allievo di S. Rizzi, è autore, tra gli altri, del testo: Iridologia in Naturopatia (1977). Vedi: D. Lo Rito, M. Lusa, L’Iridologia nel tempo, Edizioni Accademia G.Galilei, Trento, 2008. )):

“L’iridologia è una pratica naturopatica che, attraverso la lettura morfologica (strutturale) e cromatica dell’iride permette di conoscere la condizione psico-fisica, di riconoscere l’origine degli squilibri energetico-emuntoriali e di individuare a quale costituzione e sottocostituzione appartiene la persona osservata, indipendentemente dalla presenza o meno di una patologia in atto.

Dall’analisi, secondo un’ottica naturopatica-emozionale-organicistica, l’iridologo è in grado di formulare un’ipotesi sulle potenzialità di riequilibrio funzionale. L’attenzione alla conoscenza del “terreno energetico-costituzionale” dell’unità psiche-corpo e delle variabili legate allo stile di vita adottato dall’individuo fanno dell’Iridologia un metodo causalistico, ossia l’analisi va alla ricerca della cause primarie e/o delle possibili concause relative allo stato di disequilibrio-malessere che caratterizzano il soggetto.

L’Iridologia si definisce come metodo predittivo in relazione ad aree “deboli” in quanto punti segnati da patologie passate o punti che potrebbero in futuro sviluppare una maggiore predisposizione.

L’Iridologia, pur non trattandosi di uno strumento di diagnosi medica, può fornire precise indicazioni riguardo:

- l’equilibrio psico-neuro-endocrino;

- l’entità del sovraccarico tossinico;

- la capacità di eliminazione dei residui metabolici;

L’Iridologia Olistica riconosce all’analisi una valenza psicosomatica ed emozionale. Accanto all’analisi dei sistemi organici, infatti, si presenta come modalità sintetica di lettura dei segni correlati alla sfera emozionale della persona. Secondo la tradizione naturopatica, i segni iridei indicano la necessità o meno di ricorrere a metodi integrati comprendenti alimentazione, nutrizione, tecniche energetiche e corporee, integrazione con componenti fito-nutrizionali,ecc.”. ((Da: D. Lo Rito, M. Lusa, L’Iridologia nel tempo, Edizioni Accademia G.Galilei, Trento, 2008.))

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Dentosofia

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Dentosofia

ovvero la saggezza dei denti

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denteCos'è la Dentosofia?

"Terapia caratterizzata da un approccio umanistico all'arte dentistica e che si basa su tecniche funzionali evidenziando il legame tra l'equilibrio della bocca, l'equilibrio dell'essere umano e, in senso più lato, quello del mondo intero"

Le radici antroposofiche della Dentosofia

La dentosofia si fonda sui principi della pedagogia steineriana. A questo proposito, Rudolf Steiner ha scritto:

«Il processo evolutivo della deambulazione prepara le vie neurologiche del linguaggio, che a loro volta preparano l’elaborazione del pensiero. Queste tre attivita' accompagnano la maturazione del sistema nervoso umano».

Le osservazioni di Steiner sono state confermate dagli studi del neuro-chirurgo americano Temple Fay, secondo i quali tutti gli esseri umani attraversano gli stessi stadi di sviluppo, dalla nascita ai primi passi. Questi stadi non sono influenzati da fattori quali la razza o la religione dei genitori, ma, se alcuni di essi vengono saltati, insorgono delle patologie. Tutto il corpo, in quanto strumento utilizzato dall’anima per esprimersi, partecipa ai processi della deambulazione, della parola e del pensiero. La bocca rappresenta un luogo privilegiato per la diagnosi e la terapia: osservandola nel suo equilibrio e nel suo squilibrio si può verificare se questi stadi si sono succeduti armoniosamente.

La nascita di una disciplina innovativa

Il punto di partenza della Dentosofia è quindi una visione globale dell’essere umano e una ricerca della sua peculiare natura in condizione di salute completa.

I medici dentisti Rodrigue Mathieu e Michel Montaud, fondatori di tale disciplina affermano:

«si tratta di una dinamica evolutiva, risultato dell’assimilazione di conoscenze di nostri predecessori, particolarmente i professori Soulet, Besombes e Planas, confrontate in modo sistematico all'esperienza clinica e alla messa a punto continua di nuovi concetti e tecniche dentistiche volte ad ottenere l’equilibrio della bocca»

La dentosofia, (come spiegano C. Scropetta e F. Santi nel loro interessante articolo apparso qualche anno fa sulla rivista “Terra Nuova” a cui verrà dato ampio risalto), offre una definizione della bocca sana in stato di equilibrio che si traduce in una vera filosofia della relazione tra questo equilibrio e quello dell’intera persona, nonché del suo rispecchiarsi nel mondo circostante. Si esprime in una terapia che, partendo da questa visione della bocca equilibrata, integra numerose conoscenze e ricerche in campo dentistico, medico e neurofisiologico e ricorre a diversi metodi di rieducazione funzionale per raggiungere un ambizioso obiettivo: accompagnare la riorganizzazione spontanea della bocca di ogni paziente fino alla perfetta armonia di forma, funzione e bellezza inizialmente prevista dalla natura che per diversi e concorrenti ragioni non è stata raggiunta.

Gli strumenti della dentosofia

Il principio fondamentale su cui si fonda la dentosofia, è che dalla nascita la bocca viene modellata fisicamente dalle funzioni vitali di respirazione, suzione e deglutizione, fonazione e masticazione – esse costituiscono il cuore della dinamica dentale. Essa offre al dentista degli strumenti materiali (apparecchi di terapia funzionale, tecniche di protesi e ricostruzione) e immateriali (attenzione, perseveranza, struttura, capacità decisionale ecc.) per poter impostare il trattamento, mentre nuove conoscenze in fisiologia e la decodificazione del linguaggio del sistema stomatognatico (insieme dei denti, dei muscoli e delle ossa dell'apparato orofaringeo) gli permettono di formulare con precisione la diagnosi e avere una visione chiara dell’obiettivo da raggiungere. Il compito del terapeuta viene delineato con fermezza: risvegliare le forze naturali ed individuali di autoguarigione (vis medicatrix naturae).

Con il procedere della terapia, la bocca ritrova la sua forma nelle tre dimensioni dello spazio, ovvero in larghezza, altezza e profondità, e la simmetria destra-sinistra. Essa riprende lo sviluppo che a un certo punto della crescita si era interrotto. Ciò permette il riposizionamento dei denti.

Si tratta di un processo molto intenso, perché ha delle ripercussioni su tutti i piani dell’esistenza. Sul piano fisico si ha un miglioramento delle patologie oro-dentali (tutte senza eccezioni risultato di malposizionamenti, dismorfosi o malfunzionamenti) e in generale delle altre patologie a livello somatico, anch’esse tutte in un modo o nell’altro correlate alla situazione dell’apparato stomatognatico.

Sul piano emozionale, psicoaffettivo e psichico, la terapia è accompagnata «inesorabilmente» da cambiamenti vissuti in modo entusiastico dai pazienti come una sorta di risveglio e liberazione dell’essere profondo. La relazione paziente/terapeuta diviene il cardine della terapia ed assume una ricchezza umana che gratifica e nutre entrambi. Il linguaggio cambia considerevolmente, lasciando spazio ad una valorizzazione di tutti i sintomi, riconosciuti e accolti quali preziosa espressione del disagio. Questo cambiamento è reso possibile dalla certezza di avere a disposizione tutti i mezzi che assicurano un esito favorevole della terapia.

L'attivatore polifunzionale

La dentosofia, come detto, identifica il legame fra la bocca ed il resto del corpo, considerato come integrazione del lato fisico, organico e psico-affettivo. La salute e l’equilibrio della bocca sono quindi sempre in relazione con l’equilibrio del corpo intero, ed intervenire per riorganizzare i denti significa quindi intervenire sulla salute globale della persona. Dopo le prime ricerche risalenti agli anni ’50 che hanno portato alla nascita di questa forma terapeutica, i già citati professori Soulet e Besombes osservarono risultati sorprendenti utilizzando apparecchi in caucciù per il mantenimento dei trattamenti ortodontici tradizionali; a partire poi dal 1984, i francesi Mathieu e Montaud hanno cominciato ad effettuare studi specifici di dentosofia, utilizzando come attrezzatura ortodontica primaria l’attivatore polifunzionale, un apparecchio (o meglio uno speciale tipo di «doccia») in caucciù o silicone, esplorandone gli usi anche come riequilibratore posturale e come armonizzatore psicoaffettivo.

Si tratta di un “sistema” di rieducazione funzionale che agisce a livello muscolare e priopriocettivo. Si utilizza in tutti i tipi di dismorfosi, è adatto a tutte le età e disponibile in diverse misure che vengono solo leggermente ritoccate per adattarlo al singolo paziente. Inoltre è economico, gradevole e semplice da usare. Contemporaneamente alla rieducazione della posizione della lingua, della deglutizione, della respirazione, viene ripristinata una simmetria nei muscoli della mascella e dell’articolazione temporo-mandibolare. Di fatto la sua utilizzazione è un esercizio di meditazione spirituale che porta ad entrare nel ritmo personale naturale di respirazione, masticazione e deglutizione.

Il «mordicchiamento» dell’attivatore deve avvenire con dolcezza e attenzione ai movimenti fini, portando la coscienza alla forma delle arcate e alla posizione dei denti. Proprio la sua forma «generica», la morbidezza e l’elasticità provocano una stimolazione a livello delle cuspidi dei denti, il cui ruolo quali vettori d’informazione a livello del sistema nervoso centrale comincia appena ad essere messo in luce. Integrato con gli altri mezzi tecnici proposti utilizzati con accuratezza (placche a piste, rialzi mobili e fissi, leggeri molaggi selettivi, protesi ecc.) porta a dei risultati eccezionali soprattutto perché coscienti. Sono risultati stabili nel tempo: non si parla di «recidive» bensì di miglioramento della bocca dopo il termine del trattamento senza alcun intervento di «contenimento». Non c’è nulla infatti da contenere: quella bocca si è volontariamente trasformata nel senso naturale che per lei fisiologicamente era previsto dalla nascita.
La sua applicazione è indicata in tutti i tipi di patologie e a tutte le età – il trattamento è tale per cui nessuno può restare escluso dai suoi benefici. Vi sono testimonianze di ultrasettantenni con dentiera totale che parlano di un notevole miglioramento della qualità di vita.

L’utilità della Dentosofia a partire dall’infanzia

Fisiologicamente, l’eruzione dei denti dell’arcata inferiore (sia decidui, sia permanenti) dovrebbe precedere quella dei denti dell’arcata superiore. Negli ultimi anni si assiste spesso all’inversione di questa cronologia. Questo fenomeno si può mettere in relazione con gli stimoli ambientali a cui viene sottoposto il bambino (educazione, istruzione, alimentazione, stile di vita, ecc.): un’eccessiva intellettualizzazione in età precoce porta a investire troppa energia nell’elaborazione del pensiero, a discapito della costruzione del corpo e della maturazione psico-affettiva.

Trattare il bambino come un adulto in miniatura, mettendolo sotto pressione dal punto di vista psicologico, spesso comporta una comparsa tardiva dei denti decidui, che, a loro volta, vengono sostituiti tardivamente dai permanenti. Anche in questo caso è una reazione del corpo all’eccessiva intellettualizzazione: i denti definitivi compaiono in ritardo per cercare di conservare qualcosa dell’infanzia, di cui non si è goduto pienamente. Parallelamente si ritarda anche il passaggio allo stadio psicologico successivo e la conseguente immaturità affettiva può preludere a uno sviluppo non armonico dell’adulto in formazione.

Questi non sono che alcuni esempi dei raffinati strumenti di indagine e interpretazione che la dentosofia possiede. Ma non ci si limita a una più o meno sterile constatazione di un dato di fatto, perché, fortunatamente, si hanno i mezzi terapeutici per ristabilire l’equilibrio della bocca e, attraverso questo, l’equilibrio dell’essere umano che ci sta dinanzi. La dentosofia è una terapia che può essere iniziata in età molto precoce: già a tre anni. Questo è tanto più importante perché l’obiettivo terapeutico che ci si propone è la rieducazione delle funzioni neurovegetative alterate, e in particolare della respirazione buccale e della deglutizione atipica (effettuata cioè spingendo con la lingua sui denti o interponendola tra le arcate, anziché appoggiandola sul palato, com’è fisiologicamente corretto). Queste non solo sono all’origine delle malformazioni a livello del cavo orale, ma sono anche alla base di svariate patologie che vanno dalle infezioni ricorrenti della sfera otorinolaringoiatrica alle allergie (compresi eczemi e dermatiti atipiche), dalla scoliosi ai disturbi del sonno, dalla difficoltà di concentrazione alla sindrome ipercinetica e alla dislessia.

È quindi fondamentale che i genitori osservino come i propri figli deglutiscono e respirano, specie nel sonno, in modo da poter correggere le disfunzioni prima che si instaurino altre problematiche. La posizione della lingua riveste inoltre un ruolo fondamentale nella capacità di coordinazione e di concentrazione. Parallelamente al riequilibrio del cavo orale, grazie all’uso dell’attivatore si verifica un miglioramento del rendimento scolastico, dell’equilibrio e della coordinazione (e quindi delle capacità sportive), nonché della qualità del sonno, con la scomparsa degli incubi notturni.

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Denti e psico-affettivitàdenti

Un aspetto fondamentale nell'ambito della valutazione generale della condizione dentale, è rappresentato dalla correlazione esistente fra i denti e l'ambito psico-affettivo. Ogni singola parte del nostro corpo ci rappresenta infatti interamente, come possiamo vedere anche in altre discipline quali l’iridologia, la riflessologia, l’auricoloterapia e molte altre ancora. Secondo il concetto di archetipo elaborato da Carl Gustav Jung, custodiamo in noi stessi la memoria del Tutto, dal momento che deriviamo tutti da un’unica cellula primordiale. Ogni perturbazione, malattia o trauma viene registrata dai nostri organi, denti compresi. Gli squilibri del cavo orale sono allora indice di un individuo non in armonia, e la posizione dei denti può rivelare una situazione di conflitto o sofferenza psicoaffettiva. È importante sottolineare che la malattia è un disagio che viene dal profondo, dalla realtà soprasensibile, e la sua manifestazione sarà peculiare in ogni persona poiché ognuno risponde diversamente alle perturbazioni; si tratta di una reazione animica (emotiva): manifestiamo la malattia o il disagio a livello fisico, esternandola sugli organi.

Ogni singolo dente è la rappresentazione di un archetipo (maschio, femmina, padre, madre ecc.) e la malposizione di uno o più denti è la rappresentazione di una perturbazione psicoaffettiva che si rende evidente attraverso i denti. Quello che conta non è soltanto la posizione di un singolo dente, ma anche la sua posizione rispetto agli altri, insieme ad eventuali sovrapposizioni o rotazioni. Inoltre assumono un significato anche le presenze di carie o capsule, le estrazioni ed i denti devitalizzati. L’insieme di queste caratteristiche assume un significato simbolico che lo sguardo attento del dentista esperto in dentosofia può cogliere.

Ogni dente ha una sua corrispondenza specifica. In generale l’arcata superiore rappresenta un archetipo nella sua forma idealizzata, mentre l’arcata inferiore nella sua forma reale, vissuta nel quotidiano. I denti di destra sono legati al maschile, quelli di sinistra al femminile. Ad esempio, nell’arcata superiore l’incisivo centrale destro rappresenta l’archetipo maschile; l’incisivo laterale destro rappresenta il padre; il canino di destra simboleggia la forza che si può offrire agli altri. Dal lato opposto, l’incisivo centrale di sinistra rappresenta l’archetipo femminile, quello laterale la madre, il canino di sinistra l’amore che posso offrire. I denti dell’arcata inferiore rappresentano gli stessi simboli, vissuti però nella realtà quotidiana.

Le carie

La carie è un flagello che l’odontoiatria moderna non è riuscita a debellare, nonostante tutta l’enfasi posta sulla prevenzione. Sicuramente la sua eziologia non è legata solo all’alimentazione e ai batteri presenti nel cavo orale, ma entrano in gioco anche profondi meccanismi psico-emozionali. Ogni dente ha il suo significato e può esprimere un malessere con una malposizione, ma anche sviluppando una carie. Un effetto dell’uso dell’attivatore è la drastica riduzione dell’incidenza della carie, perché va ad agire sia sui fattori locali che la causano, grazie all’azione di detersione e all’aumento della salivazione, sia su quelli generali – miglioramento sul piano emozionale e psico-affettivo.

Le malformazioni della bocca sono in continuo e preoccupante aumento. La dentosofia risponde appoggiandosi alle forze generate dall’organismo stesso tramite le funzioni neurovegetative per completare e correggere in modo fisiologico lo sviluppo della bocca. Essa non si pone in contrapposizione ad altri metodi, bensì cerca un dialogo costruttivo che sia fonte di arricchimento reciproco e abbia come scopo un miglioramento della qualità terapeutica.
Come materia di studio si rivolge a tutti i medici dentisti o odontoiatri, generici o specialisti, compresi naturalmente gli ortodontisti, e agli osteopati, la cui collaborazione nella terapia si rivela particolarmente feconda. La sua conoscenza può rivelarsi estremamente preziosa per specialisti della riabilitazione, fisiatri, psicologi, logopedisti, insegnanti, educatori ed assistenti all’infanzia, medici generici, antroposofi e in senso lato per chiunque desideri impegnarsi per la propria salute.

Altre problematiche dentali e loro correlazioni psicoemozionali

Continue carie, denti distanziati o accavallati, digrignamento notturno o difetti di chiusura delle arcate svelano il nostro rapporto con il passato, i nostri blocchi psicologici e il modo con cui ci rapportiamo agli altri. Nei nostri denti, insomma, si trova la memoria psicoemeozionale della nostra vita e quando essi fanno male ci stanno inviando un messaggio preciso, con lo scopo di far affiorare alla coscienza un problema nascosto e irrisolto.

Ecco i principali disturbi e le loro possibili interpretazioni:

Bibliografia

C. Scropetta – F. Santi: “La saggezza dei denti” (Terra Nuova Ed. 2005)
L.V. Sapia: “Denti e Salute” (www.mappasalute.it)
J.F. Ardouin – R. Mathieu – M. Montaud: “Dentosophie” (www.dentosophie.com)

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La modernità del pensiero costacurtiano

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La società moderna vive grandi paradossi, che si esprimono anche nel mondo della salute e della medicina. Il miraggio della ricerca e della innovazione ha caratterizzato l’approccio alla salute a alla cura. Più complicata è una metodica e più sembra efficace; più moderno è un farmaco e più dovrebbe risolvere velocemente i problemi di salute. La semplificazione delle abitudini è considerata come un ritorno “al vecchio” e quindi poco efficace. Semplice è pure l’approccio igienista tradizionale. Ahimè, come tante altre cose “semplici” spesso è stato considerato come antiquato e poco applicabile. L’impianto teorico della scuola costacurtiana, ovvero la “ febbre gastrointestinale”, è stato spesso attaccato negli ambienti accademici e paragonato ad un testo di medicina popolare che fa sorridere i grandi luminari.

Ma cosa è la febbre gastrointestinale?

Uno stato infiammatorio, febbrile appunto, con una connotazione di cronicità centrata sul sistema digerente. La cattiva digestione richiama sangue nella regione addominale, questa congestione ematica innalza la temperatura locale. Il fenomeno determina l’alterazione della omeostasi enzimatica e della flora batterica residente. Inoltre lo stato infiammatorio determina uno diretto alla mucosa intestinale che perde le proprie caratteristiche strutturali e funzionali. Purtroppo il fenomeno si autoalimenta e tende a peggiorare nel tempo. L’autointossicazione, la distribuzione sistemica di tossine intestinali è il risultato largamente descritto da Costacurta stesso. E i sintomi ??? cattiva digestione, stanchezza cronica, tensione addominale, mal di testa, dolori articolari, dermatiti…ma credo si potrebbe continuare. L’intestino non è l’unica causa di malattia è chiaro, ma sicuramente una buona funzionalità digestiva rappresenta una componente importante nel promuovere e mantenere la buona salute.

La dottrina tanto contrastata e criticata incontra un primo paradosso:

le pubblicazioni scientifiche che parlano di ecologia intestinale, disbiosi e modulazione immunologiche intestinali sono numerosissime. Se ci si riferisce a PubMed banca dati ufficiale della scienza moderna si ritrovano almeno 100 reviews che trattano questi argomenti. Ricordo che una “review” è una sorta di “super-pubblicazione” dove un esperto di un particolare argomento fà “il punto della situazione” ovvero confronta decine di studi condotti da più gruppi traendone dati statistici e varie considerazioni.

Centinaia di pubblicazioni che affrontano il tema “funzionalità intestinale" possono essere riassunti in due punti chiave:

L’alterazione della flora batterica intestinale determina una infiammazione cronica intetinale.

• La flogosi cronica determina un danno alla mucosa intestinale alterandone la permeabilità. Il fenomeno è responsabile di una risposta immunitaria dannosa.

L’assetto microbiologico intestinale è un fattore di grande rilievo per la salute dell’intestino. Un intestino sano deve avere una buona popolazione di residenti eubiotici (bifidi e lattobacilli) una porzione di saprofiti (cocchi ed enterobatteriacee) e la minor popolazione possibile di patogeni (clostridi, campilobacter, salmonelle, shigelle, candida e miceti). L’alterazione di questo equilibrio dipende dalle abitudini alimentari, dall’utilizzo di farmaci e dallo stile di vita. La rottura di questo equilibrio è un determinante patogenetico noto, radice di molteplici condizioni morbose. L’ospite risponde alla variazione di flora intestinale attraverso una manifestazione infiammatoria che tende a cronicizzare. L’infiammazione nell’organismo umano è sostenuta da una importante vasodilatazione. Tipicamente nelle immagini di colonscopie si possono osservare mucose con una rete vascolare congesta e fortemente irritate.

L’intestino umano è la principale barriera immunologica dell’organismo. Il suo buon funzionamento è legato fortemente al trofismo della mucosa. La flogosi interferisce con i legami intercellulari rendendoli più deboli e meno selettivi alle molecole in transito. La conseguenza del processo è una eccessiva permeabilità a sostanze potenzialmente pericolose per la salute. Tossine batteriche e numerosi allergeni sono assorbiti dal circolo enterico e metabolizzati dall’organismo. Sono state evidenziate correlazioni molto forti tra alterazione della permeabilità intestinale e numerose patologie quali: malattie autoimmuni, sindromi allergiche, epatopatie, artropatie reumatiche, alterazioni del comportamento, sindromi di immunodeficenza, dermopatie. I meccanismi appena descritti sono l’attualità per la gastroenterologia moderna e sono a mio parere una descrizione più tecnica e minuziosa della teoria della febbre gastrointestinale e del concetto di auto-intossicazione.

Il secondo paradosso

della questione riguarda il completo o pressochè tale disinteresse del mondo clinico accademico alla applicazioni delle scoperte fatte nella ricerca. Le società scientifiche in particolare quella di gastroenterologia in questo caso sono responsabili della stesura dei famosi “protocolli terapeutici”, veri e unici testi sacri della sanità italiana. Medici di base e ospedali seguono nella prassi clinica questi dettami. Non esistono linee guida serie che prendano in considerazione le condizioni descritte precedentemente.

Suggestivo l’esempio dei probiotici: centinaia di pubblicazioni e casi di successo che descrivono il loro effetto terapeutico e la maggior parte dei medici italiani li considera ancora meno che un integratore alimentare. In pratica i probiotici non vengono prescritti e quando lo sono nella maggioranza dei casi vengono utilizzati prodotti dalle dubbie qualità. Molti esempi potrebbero essere citati e sempre il farmaco sembra essere la soluzione preferita alle scelte di prevenzione. Il sistema digerente è purtroppo troppo spesso considerato come un semplice “tubo” per assorbimento.

Lo stile di vita moderno facilita la condizione infiammatoria intestinale. Questo determina un deficit funzionale intestinale che nel tempo può trasformarsi in vera e propria patologia organica. Fino a quando la dietetica e la gastroenterologia sono considerate due discipline a sé, fino a quando non ci si renderà conto che il nostro intestino esprime il suo disagio funzionale molto prima della manifestazione patologica, sarà molto difficile pensare ad una medicina veramente preventiva.

Il terzo paradosso

è quello legato all’incidenza delle problematiche intestinali funzionali. Gli ultimi dati diffusi dalla società di gastroenterologia parlano di una incidenza del 20% circa della popolazione totale di importanti disturbi digestivi. Se prendiamo in considerazione solo la popolazione femminile adulta parliamo del 45% del totale! I numeri non sono assolutamente trascurabili. L’iter diagnostico / terapeutico di questo “fastidio” è tipico: nella maggior parte dei casi non si riferisce al medico curante il problema.

Il farmacista o l’erborista fanno da riferimento a queste persone. Chi si rivolge al medico di base, si sente solitamente preso poco in considerazione e viene spesso candidato ad una visita specialistica gastroenterologica. Il gastroenterologo, non evidenziando “segni patologici”, prescrive nella buona parte dei casi un farmaco “procinetico”. Questi agiscono sui recettori della serotonina a livello intestinale alleviando il disturbi digestivi. Ricordo che i principi attivi utilizzati sono gli stessi (con dosaggi minori) a quelli di alcuni farmaci antidepressivi. Il passo successivo è la colonscopia, che nel più del 90% dei casi da esito “negativo”. Il risultato di tutto il percorso è la diagnosi di “Sindrome dell’Intestino Irritabile”, una bella definizione che però non si porta con sé nessuna cura “ufficiale” efficace.

E’ proprio in questa situazione paradossale che l’approccio naturoigienista classico si può inserire con ottimi risultati. Grandi possibilità terapeutiche basate su piccole rivoluzioni personali.

“Un piccolo gesto ripetuto molte volte puo' determinare cambiamenti enormi” 

Il naturopata può essere infatti di grande aiuto per chi soffre delle condizioni descritte. L’approccio costacurtiano propone risposte concrete ed efficaci alla gestione consapevole della salute. Ecco perché possiamo ancora definire il naturoigienismo come un modello terapeutico moderno, che se ben applicato può essere sicuro ed vincente nell’inquadrare e risolvere situazioni che la medicina moderna gestisce in maniera superficiale e inconcludente.

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Problemi vascolari e Fitoterapia

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Problemi vascolari e Fitoterapia

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del Dr.Ezio Abbiati

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La maggior parte delle donne soffre di problemi vascolari agli arti inferiori, affollando di fatto gli studi medici dei flebologi.

Spesso ci si dovrebbe porre una domanda:

Come mai tutti questi problemi affliggono soprattutto le Donne? Quali sono i fattori che provocano questi problemi vascolari?

gambeLa prima considerazione da fare è che la circolazione venosa è influenzata dall’equilibrio metabolico e questo a sua volta è influenzato da molteplici fattori:

  1. Una presenza di Ldl ossidato (colesterolo a bassa densità) scatena una reazione del sistema immunitario che non riconosce questo grasso rancido e lo attacca ,liberando delle sostanze spugnose chiamate anche ateromi che si depositano lungo vene ed arterie. Le vene della Donna hanno una sezione minore e quindi più velocemente ed efficacemente questi ateromi provocano l’ostruzione dei capillari e a lungo termine anche una diminuita capacità circolatoria venosa profonda provocando stasi venose,formazione di varici.
  2. Una muscolatura più debole rispetto all’uomo fa sì che più facilmente le vene riescano a non essere fasciate in modo più tonico e con l’età e la mancanza di attività fisica questo facilita la presenza di vene varicose.
  3. L’uso di anticoncezionali e le terapie ormonali contenenti estrogeni provocano la coagulazione delle sostanze grasse (colloidi) sotto l’effetto dei tromboxani provocando non solo la formazione di trombi ma rendendo il sangue più ricco di sostanze grasse ossidabili. L’uso della pillola ha fatto la fortuna dei Flebologi e degli Oncologi (tumori estrogeno-dipendenti). Inoltre l’uso della pillola anticoncezionale provoca l’ispessimento biliare e la calcolosi conseguente.
  4. L’alimentazione ricca di Latticini e derivati, nonché carni rosse, apporta una grande quantità di estrogeni (usati per aumentare la produzione lattiera e per “gonfiare” la carne).
  5. Un’alimentazione ricca di pasta, pane e farinacei fa aumentare sensibilmente il livello dei trigliceridi a livello ematico con conseguente accumulo di sostanze grasse a livello circolatorio. Questo è uno dei motivi per cui nel Sud Italia le problematiche Vascolari sono più evidenti (oltre a problemi di vasodilatazione collegati al clima con temperature più elevate)
  6. L’iperestrogenia relativa (al progesterone), fattore sempre più evidente nei paesi occidentali, induce gli stessi effetti dell’uso di anticoncezionali.
  7. L’abuso di farmaci contenenti Cortisone, che oltre a provocare una ritenzione idrica e un aumento di peso, induce uno squilibrio ormonale generale con effetti collaterali sul sistema Vascolare.
  8. L’uso ingiustificato di Statine (molto frequente), se da una parte si riduce la produzione di colesterolo, dall’altra si impedisce alle proteine di nutrire i muscoli (ecco perché nel lancio delle molecole il tetradosaggio di queste provocò morti per infarto), quindi da una parte abbassiamo il colesterolo dall’altra aumentiamo il rischio di infarti e indeboliamo in generale il tono muscolare con conseguente incidenza sul tono venoso.
  9. L’invecchiamento, con l’età diminuisce la concentrazione di silicio a livello delle pareti vascolari (14 volte in meno) diminuendo la sintesi di collagene ed elastina e quindi indurimento delle vene conseguente. Nei soggetti che hanno una scarsa sintesi di silicio o un basso apporto alimentare del medesimo questo invecchiamento è più evidente.
  10. Un’alimentazione ricca di acidi grassi saturi, (grassi animali) e povera di acidi grassi essenziali poliinsaturi incide non solo nell’accumulo di colesterolo Ldl, ma vengono stimolati i processi pro-infiammatori anche a livello vascolare.
  11. L’inquinamento ambientale e la presenza di radicali liberi incidono sui processi ossidativi del colesterolo con la conseguente creazione di Ldl-ossidato e quindi nascita di ateromi e induzione a problemi venosi ed arteriosi.

Per essere esaustivi l’elenco dovrebbe essere ancora più lungo, ma ritengo sia sufficiente per capire quanti possano essere i fattori che incidono sui problemi circolatori che tanto affliggono le Donne.

Dal punto di vista Naturopatico, i problemi circolatori sono un sintomo generato da uno squilibrio multifattoriale.

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Al di là delle terapie igienistiche sicuramente valide (Idroterapia) come ci può aiutare la Fitoterapia Applicata? Come dovremmo procedere in linea generale?spezie

  1. In primo luogo dovremmo seguire un’alimentazione detossinante (Tipo Saggese), provvedendo ad eliminare in una prima fase pane,pasta e carboidrati (60gg) per poi reinserirli in modo molto moderato prediligendo al posto della pasta di semola di grano duro altri carboidrati: Riso semintegrale, Avena, Orzo, Farro. Si usino acidi grassi polinsaturi quali semi di lino dorati Linusan (non necessitano di essere messi a bagno la notte) 2 cucchiai al mattino.
  2. Abbinando alla detossinazione tre specialità uniche a base di piante medicinali delle quali dua ad azione epatica, e precisamente: Phytofoie (Desmodio, Cardomariano,Curcuma in totum), Phytolinfa (Meliloto, Nocciuolo Totum), ed una ad azione tropico venosa Phytopycnol (Ippocastano, Pinus pinaster Soland titolato in opc, cuticola dei semi di vinacciolo in Totum).
  3. Durante la fase di detossinazione non devono essere assunti ormoni di alcun genere e non devono essere assunti farmaci ad azione disaggregante (Cardioaspirina, Plavix,Cumadin) in quanto il Meliloto contiene cumarine (contenute anche nel Cumadin) ed otterremmo un potenziamento dell’effetto anti coagulante, con rischio di emorragie.
  4. Successivamente alla detossinazione si provveda a riequilibrare il sistema ormonale femminile, (osservando la sintomatologia dell’iperestrogenia relativa e facendo dei dosaggi ormonali) utilizzando Phytoyam (Dioscorea mexicana in totum, diosgenina al 16%) e Phytopausa forte (Salvia, Dolomite, Cimicifuga in totum) abbinati sempre al Phytopycnol. Ovviamente il Phytoyam andrà somministrato solo dal 12° giorno del ciclo al 24° giorno nelle donne mestruale o per 22 gg. Al mese nelle donne in amenorrea o menopausa.
  5. I dosaggi delle Capsule in Totum sono di 2 caps prima dei tre pasti principali per ogni prodotto, ad eccezione del Phytoyam di cui se ne userà solo 1 caps. prima dei tre pasti e del Phytopausa forte di cui se ne useranno 2 capsule al dì.
  6. Le Specialità sono reperibili sia in Farmacia che presso l’industria produttrice e volendo si possono anche acquistare (ma non è conveniente) i singoli componenti.
  7. Terminato il riequilibrio ormonale (ci vogliono circa tre mesi) si lavori con degli antiradicalari potenti: Sciroppo Regeneractive (Thè verde estratto, Papaia fermentata, Hordeus Vulgaris (quello contenuto nel Green Magma), Noni) tre tappi disciolti in acqua al di, abbinati sempre al Phytopycnol in basso dosaggio (1+1+1) ed al Fluisil (Equiseto, Bambu tabashir, Silicio organico) tre tappi al di sciolti in acqua per apportare forti dosi di silicio metabolizzabile e mantenere elastiche le pareti vascolari.
  8. Qualora vi sia la presenza di varici e vene varicose, si applichi direttamente sulla lesione la pomata Emodracon (Sangre de Drago chiamato anche Chroton lechleri, Colostro e silanoli) per ricicatrizzare e rigenerare le pareti cutanee.

Questa potrebbe essere una buona strada per alleviare e in molti casi migliorare le problematiche vascolari utilizzando intelligentemente la Fitoterapia Clinica.

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