Il linguaggio del piede tra passato e presente: un piccolo universo di grandi risposte
a cura della docente Federica Zanoni
Riguardo al piede come parametro dell’evoluzione di usi e costumi dell’uomo, è particolarmente significativa la storia della scarpa attraverso le modificazioni delle sue varie fogge.
Dalle costrizioni subite nel corso del Settecento e dell’Ottocento, secoli in cui la moda soffocava la libertà del corpo con corsetti, lacci e calzature rigide, si è arrivati a periodi di maggiore comodità riguardo abiti e scarpe.
Parallelamente alla scarpa e alle sue forme, quindi alla conseguente costrizione o libertà del piede, procedeva anche l’evoluzione dei costumi e l’acquisizione di principi di libertà sul piano sociale.
Emblematica, da questo punto di vista, l’abitudine di camminare scalzi dei cosiddetti “figli dei fiori” negli anni Sessanta e Settanta.
Riflessologia plantare: che cos’è?
La riflessologia plantare è una tecnica che considera il piede come una mappa riflessa dell’intero organismo. Attraverso il massaggio e la stimolazione di specifiche zone del piede, si lavora in un’ottica olistica sul riequilibrio della persona.
È importante riprendere le origini di questa disciplina per comprenderne il significato profondo e il valore nel presente.
Sognatore è un uomo con i piedi fortemente appoggiati sulle nuvole…
Storia della riflessologia plantare
Tradizionalmente si fa risalire la nascita del massaggio energetico del piede all’antico Oriente. Le testimonianze più remote provengono da luoghi molto diversi tra loro: Cina, India, Tibet, Indonesia, Pakistan, Nord e Sud America.
In Asia, e non solo, la tecnica riflessologica veniva adottata presso gli sciamani anche per alleviare i dolori del parto.
Notizie più codificate arrivano dalla cultura cinese. Si narra che l’imperatore Yiu, nel 2400 a.C., sia stato concepito da una nobile vergine camminando a piedi scalzi sulle orme di un gigante.
Da questa leggenda la tradizione taoista ricavò la prima raffigurazione del feto sulla pianta del piede, metafora e proiezione riflessa che costituisce una delle basi simboliche della riflessologia plantare.
Il piede umano venne così messo in stretta relazione con tutto il corpo.
Il singolo piede, o i due piedi uniti, evocano l’immagine dell’organismo umano riflesso.
Le origini della riflessologia plantare nelle varie culture
Tra le immagini simboliche più significative troviamo il piede di Buddha, che rappresenta il piede come primo germe dell’esistenza e come simbolo del divenire umano.
Anche nella mitologia indiana il piede assume un ruolo importante:
il dio Vishnu viene rinvigorito attraverso un massaggio ai piedi, in preparazione al successivo periodo di attività ed espansione.
La comparsa ufficiale della riflessologia plantare nella storia viene spesso fatta risalire a un dipinto rinvenuto a Saqqara, nella tomba di Ankhmahor, dove sono raffigurati terapeuti intenti a trattare mani e piedi.
In Occidente, le potenzialità della riflessologia plantare furono studiate e codificate da William H. Fitzgerald, che nel 1916 la definì “Terapia Zonale dei Riflessi”.
Successivamente la tecnica venne perfezionata da studiosi come Eunice Ingham, Hanna Marquardt ed Elipio Zamboni.
Riflessologia plantare e blocchi emozionali
I blocchi energetici derivanti dalla mancata espressione delle proprie potenzialità possono diventare veri e propri freni per il benessere dell’organismo e per la naturale crescita della personalità.
Secondo questa visione, tali blocchi trovano nel piede una loro espressione riflessa.
Alcune zone del piede destro riflettono la capacità di espressione, il coraggio, il modo di porsi nella vita, il senso della responsabilità e della paternità.
Nel piede sinistro si possono invece leggere aspetti legati alla ricettività, all’accettazione del mondo, all’amore incondizionato e al senso della maternità.
Attraverso la riflessologia plantare è possibile contribuire a sciogliere ostacoli e tensioni, favorendo una maggiore consapevolezza di sé.
A cosa serve la riflessologia plantare?
La riflessologia plantare è utilizzata nell’ambito delle discipline naturali per favorire la rivitalizzazione e il riequilibrio psico-fisico della persona.
L’osservazione della morfologia e delle caratteristiche del piede può offrire indicazioni utili in una valutazione olistica della persona.
Perché il piede?
Il piede si presta in modo particolare a una valutazione olistica, poiché nei suoi riflessi possono manifestarsi equilibri, squilibri o deficit più profondi.
La manipolazione di questi riflessi può favorire un processo di cambiamento, rivitalizzazione organica, energetica ed emozionale.
Tale aspetto è stato studiato anche grazie all’apporto delle medicine orientali, in particolare della medicina tradizionale cinese.
In Oriente il piede viene spesso identificato come “secondo cuore” o “cuore periferico”, non solo per la sua importanza circolatoria e linfatica, ma anche per il suo valore energetico.
Come si fa la riflessologia plantare?
La tecnica consiste nella corretta stimolazione delle zone riflesse, principalmente attraverso il pollice.
In termini analogici, il piede può essere paragonato alla centralina elettrica di una casa: i riflessi viaggiano lungo zone specifiche, come l’elettricità attraverso i fili.
Il legame tra piedi, organi e ghiandole del corpo è rappresentato da una serie di linee longitudinali immaginarie, ognuna delle quali termina in una precisa area plantare.
Quali sono i benefici della riflessologia plantare?
Attraverso la riflessologia plantare è possibile:
- intervenire sui processi interni del corpo in modo dolce e non invasivo;
- stimolare le funzioni dell’organo corrispondente alla zona del piede trattata;
- favorire il riequilibrio dei processi fisiologici dell’organismo;
- migliorare il benessere generale;
- favorire la riduzione dello stress e delle tensioni;
- accompagnare la persona verso una maggiore consapevolezza corporea ed emozionale.
Queste sono alcune delle ragioni per cui il massaggio zonale del piede è considerato uno dei trattamenti dolci più praticati, ben tollerati a ogni età e apprezzati per i suoi benefici.
