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"Costacurta diceva": La Carne

La carne

Articolo di Luigi Costacurta

Contrariamente a quanto riportato da molti autori di gastronomia e da certa informazione divulgativa, Luigi Costacurta affronta il tema della carne con l’obiettivo di osservarla nella sua realtà alimentare, mettendo in discussione il mito che nel tempo si è creato attorno a questo alimento.

Secondo l’ottica della medicina convenzionale, la carne viene spesso considerata un alimento ricco di sostanze plastiche, utili alla formazione e al mantenimento del corpo. Può inoltre essere vista come fonte calorica, ma Costacurta invita a chiedersi a quale prezzo l’organismo debba sostenere questo apporto.

Com’è composta la carne?

La carne è ricca di proteine e il suo contenuto lipidico varia in base alla tipologia, che può essere più grassa o più magra. Dal punto di vista glucidico, invece, non rappresenta una fonte significativa di carboidrati e quindi non fornisce energia in questo senso.

Per quanto riguarda minerali e vitamine, Costacurta sottolinea che la loro presenza non è equilibrata, soprattutto nel rapporto tra calcio e potassio e per quanto concerne la vitamina A, che risulta sostanzialmente assente.

Il punto critico, secondo questa visione, riguarda soprattutto le proteine della carne e i suoi amminoacidi, spesso esaltati come superiori rispetto a quelli vegetali. Costacurta li interpreta invece come possibili agenti di una intossicazione lenta e progressiva, in relazione alle reazioni chimiche, fisiche e biologiche che si sviluppano prima nell’apparato digerente e poi nei sistemi sanguigno e linfatico.

In questa prospettiva, la carne viene considerata un alimento capace di favorire un terreno intestinale alterato, con aumento della carica batterica e possibili conseguenze sullo stato generale dell’organismo.

La digestione della carne

Per la presenza di sostanze azotate, la digestione della carne può favorire, secondo Costacurta, un aumento di acido urico, da lui considerato un elemento collegato ai processi di invecchiamento organico.

Oltre alle sostanze proprie della carne, come xantina, cadaverina, creatina e creatinina, Costacurta richiama anche la presenza di sostanze legate allo stato dell’animale prima della macellazione, come l’istamina, che si produrrebbe in condizioni di paura e stress.

La carne stimola inoltre una maggiore secrezione della bile. Una volta terminata la sua funzione nel processo di trasformazione dei grassi, la bile dovrebbe essere espulsa rapidamente. Se permane a lungo nell’intestino, secondo questa visione, può andare incontro a trasformazioni biochimiche sfavorevoli.

La cottura della carne

La cottura della carne modifica in modo significativo le sue caratteristiche nutrizionali. Quando viene bollita in acqua, le proteine dell’albumina si modificano e coagulano in percentuali variabili; una parte dei grassi viene persa, le sostanze minerali si riducono quasi del tutto e le vitamine vengono distrutte.

Quando la carne viene fritta in olio, la coagulazione proteica aumenta, il contenuto di grassi cresce per assorbimento dell’olio di frittura, mentre le vitamine vengono totalmente distrutte.

Nel caso della cottura al forno, la carne perde parte del suo contenuto d’acqua, mantiene il contenuto proteico, ma può aumentare il tasso lipidico a causa delle sostanze grasse utilizzate durante la preparazione. Anche in questo caso, secondo Costacurta, le vitamine vengono distrutte.

La carne e i malati di tumore

Costacurta cita un articolo apparso sul Gazzettino martedì 8 ottobre 1968, dedicato a una proposta alimentare studiata in relazione alla cura dei tumori: la cosiddetta dieta delle mele crude, presentata durante il secondo seminario internazionale sulla precancerosi.

Nell’articolo veniva riportato il lavoro di due ricercatori italiani, Montenero e Monti, che avevano preso in considerazione il ruolo della fenilalanina, un amminoacido presente nelle carni, nelle uova, nei pesci e anche in alcuni alimenti vegetali.

La dieta della mela

La dieta descritta prevedeva la somministrazione giornaliera di mele crude, zucchine lessate e carote bollite, condite con olio di semi, poco sale e succo di limone. Veniva proposta per un periodo minimo di 15 giorni, con raccomandazione di proseguirla per almeno 23 giorni.

Costacurta osserva che la fenilalanina è uno degli amminoacidi considerati essenziali per la nutrizione umana, ma ricorda anche che essa è presente in diversi alimenti, non solo nella carne. Si trova infatti anche nel latte, nella soia secca, nei legumi e, in quantità inferiori, nei cereali.

Nelle verdure e negli ortaggi, invece, la sua presenza viene indicata solo in tracce. Per Costacurta, questo rappresenta uno dei motivi che spingono a limitare o evitare il consumo di carne all’interno di una visione alimentare orientata alla medicina naturale e all’igienistica naturale.

Originariamente pubblicato su Vivi con gli agenti Naturali.

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