Approccio alimentare “vivo” e patologie metaboliche
Di Fiorenza Girardi
“Se mangiamo male, nessun medico ci può curare; se mangiamo bene, non abbiamo bisogno di nessun medico”.
Victor G. Rocine
L’essere umano è il solo a godere del privilegio di scegliere, combinare e trasformare la propria alimentazione, uno degli elementi essenziali per la sua sopravvivenza.
Le culture antiche hanno sviluppato una serie di tradizioni che tengono conto degli elementi sani contenuti nelle fonti alimentari. Presenti soprattutto nella frutta, nella verdura, nei legumi e nelle spezie, questi elementi sono stati integrati nell’alimentazione quotidiana per mantenere l’organismo in salute.
La nascita della scienza medica, sia in Oriente sia in Occidente, è legata all’utilizzo del cibo. Ippocrate ne fa coincidere la nascita con la capacità di distinguere l’alimentazione dell’uomo sano da quella dell’uomo malato:
“Fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina il tuo cibo”.
La medicina moderna, ironicamente, offre spesso una prospettiva contraria: solitamente è solo dopo lo sviluppo della malattia che i pazienti ricevono dal proprio medico consigli sull’alimentazione. E questi consigli sono quasi sempre “al negativo”: evitare questo, eliminare quello, niente grassi, zuccheri, carne, alcool, caffeina e così via.
La maggior parte dei medici, in effetti, è scarsamente informata o conosce poco i fondamenti scientifici del legame tra salute e cibo.
In tutti i cibi di origine vegetale, invece, sono presenti numerose sostanze che possiedono la capacità biochimica di prevenire, contrastare e invertire alcuni meccanismi che favoriscono lo sviluppo di molte patologie.
In particolar modo, studi scientifici pubblicati e accreditati dimostrano come l’angiogenesi tumorale, cioè la crescita di nuovi vasi sanguigni che nutrono le cellule cancerose, possa essere inibita anche tramite l’alimentazione. Il riferimento è al testo L’alimentazione anti-cancro di Richard Béliveau e Denis Gingras.
La grande percentuale di patologie attribuibili alla natura dell’alimentazione occidentale è un segnale di degrado delle abitudini dietetiche di una società che ha perso contatto con la nozione stessa di sana alimentazione.
Di conseguenza, l’atto del nutrirsi viene spesso concepito esclusivamente come un’azione destinata ad apportare energia all’organismo e soddisfazione al palato, senza considerare il suo impatto sulla salute.
È certo che questo tipo di alimentazione poco responsabile, basata sulla soddisfazione pura e semplice della necessità di mangiare, può risultare nociva per la salute umana.
In un’epoca in cui spesso si tende a considerare il progresso come sinonimo di benessere, dobbiamo ammettere che questa relazione non ha validità nel campo dell’alimentazione. Al contrario, l’industrializzazione sta contribuendo a distruggere le fondamenta stesse della nostra cultura alimentare.
Oggi nutrirsi in modo sano costituisce generalmente un problema delicato e difficoltoso, circondati e “bombardati” come siamo da ogni sorta di allettanti attentati alla salute.
Se tentassimo di imitare i nostri antenati e scrivessimo oggi un libro sugli alimenti benefici per la salute, non ci sarebbero molti cibi, attualmente in voga in Occidente, che meriterebbero di essere citati.
Eppure l’alimentazione così come la conosciamo oggi è un fatto relativamente recente: è il risultato di una lunga ricerca compiuta dall’uomo nel corso della sua evoluzione, frutto della sperimentazione per valutare il valore, le qualità e anche la tossicità degli alimenti presenti nell’ambiente circostante.
Le conoscenze acquisite venivano trasmesse agli altri membri della comunità e, via via, tramandate nelle epoche successive.
Ma l’uomo, soddisfatto il bisogno primario della sopravvivenza, desiderava anche vivere bene e il più a lungo possibile. Questa ricerca della longevità lo ha spinto a cercare nell’alimentazione benefici superiori al puro apporto nutritivo, per la semplice ragione che questa era l’unica risorsa a sua disposizione in grado di influenzare la salute e prolungare l’esistenza.
Non bisogna stupirsi, dunque, se la storia della medicina è indissociabile da quella della nutrizione. Per un lungo periodo, infatti, l’alimentazione ha rappresentato la sola “medicina” a disposizione dell’uomo.
L’utilizzo delle nozioni e delle conoscenze millenarie fondate sull’osservazione della natura e dei vegetali è una rara fonte di insegnamento, capace di esercitare ripercussioni straordinarie sulla salute, in particolare per quanto riguarda la prevenzione.
Le ultime ricerche hanno permesso di dimostrare che un certo numero di alimenti, selezionati dall’uomo nel corso della sua evoluzione, possiede innumerevoli molecole potenzialmente capaci di ridurre la frequenza di malattie importanti.
L’importante studio epidemiologico The China Study, condotto dallo scienziato statunitense T. Colin Campbell e dal figlio Thomas, ha evidenziato come una corretta alimentazione possa contribuire al miglioramento di alterazioni vascolari, come la cardiopatia, in pazienti che avevano già subito eventi acuti come un infarto.
Alla luce di quanto esposto, e senza alcuna pretesa di diagnosi mediche o prescrizioni di cura, verranno fornite alcune indicazioni e suggerimenti sull’utilizzo dell’alimentazione crudista come supporto ad alcune tra le più conosciute e frequenti problematiche metaboliche.
Verranno descritte le proprietà degli alimenti vegetali, veri regali della natura, che possono aiutare a prevenire tanti piccoli fastidi o a sostenerci quando il “danno” è già stato fatto, proponendo anche alcune ricette semplici e praticabili da inserire nell’alimentazione quotidiana.
Problematiche metaboliche e alimentazione crudista
Ipercolesterolemia
L’ipercolesterolemia, soltanto una trentina di anni fa, era pressoché sconosciuta. Nel giro di pochissimo tempo, però, è salita al primo posto tra le preoccupazioni per la salute di centinaia di milioni di persone nel mondo.
Tralasciando i farmaci propri dell’oncologia, quelli contro il colesterolo in eccesso, le statine, sviluppano ogni anno decine di miliardi di dollari di fatturato.
Ma che cos’è il colesterolo e perché il sangue di alcune persone ne contiene più di altre? È davvero una minaccia così grave per la nostra salute?
Forse vale la pena mettere da parte condizionamenti, dogmi e luoghi comuni, per comprendere che il colesterolo non è un nemico da combattere a colpi di statine, ma una sostanza prodotta dal nostro organismo e addirittura indispensabile.
Il colesterolo è una sostanza grassa di vitale importanza, prodotta soprattutto dal fegato. Viene impiegato in buona parte per la produzione di bile, necessaria a emulsionare i lipidi alimentari e renderli assorbibili nell’intestino tenue.
È fondamentale per la salute del corpo, per la produzione di ormoni steroidei e delle membrane cellulari. Inoltre, permette al corpo di sintetizzare la preziosa vitamina D, svolge un’azione antiossidante ed è utilizzato dal sistema immunitario per la riparazione delle cellule danneggiate.
Sostiene anche la memoria, essendo uno dei fattori più importanti nella formazione delle sinapsi. Il cervello contiene infatti una quota significativa del colesterolo presente nel corpo, rilevabile in abbondanza nei suoi tessuti e nel sistema nervoso.
Esiste un solo tipo di colesterolo, ma nella forma HDL, trasportata da lipoproteine ad alta densità, rimuove il colesterolo in eccesso dalle arterie e lo trasporta fino al fegato, dove viene eliminato.
Nella forma LDL, trasportata da lipoproteine a bassa densità, può rivelarsi dannoso per la salute e in particolare per il cuore, perché le lipoproteine lo trasportano dal fegato ai vasi sanguigni, dove può depositarsi.
È importante ricordare che HDL e LDL non possono essere definiti semplicemente “buoni” o “cattivi”, poiché entrambi sono grassi funzionali. Se aumentano a dismisura, non è solo a causa del grasso o del fegato, ma innanzitutto dello stile di vita.
Il colesterolo non si trova nei cibi di origine vegetale, ma è presente in quelli di origine animale, soprattutto carni rosse, pollame, formaggi, uova e crostacei, anche se l’organismo ne assimila solo una parte.
Le cause di ipercolesterolemia
L’infiammazione cronica è uno dei fattori da considerare. Durante il processo infiammatorio, l’organismo produce colesterolo, tra le altre strategie, per tentare di fornire una soluzione al problema.
Il vero pericolo è rappresentato dall’infiammazione delle pareti arteriose, che può creare depositi in grado di ostacolare il flusso sanguigno verso il cuore o verso il cervello, con possibili conseguenze gravi.
Tra le principali fonti di infiammazione nel corpo troviamo l’elevato livello di ossidazione, che avvia nei tessuti l’attività dei radicali liberi.
Il colesterolo LDL può ossidarsi nel corpo a causa del consumo di grassi idrogenati, grassi saturi animali, oli vegetali cotti, cibi OGM, zuccheri e farine raffinate, alcool, fumo, droghe, sedentarietà, dieta povera di fibre vegetali, farmaci, cortisone e contraccettivi.
Un altro fattore che può causare un aumento dei livelli di colesterolo è l’acidosi. Quando lo stile di vita è basato su alimenti privi di energia, raffinati o di origine animale, si generano molti acidi metabolici che devono essere neutralizzati dal sangue.
Il calcio può essere prelevato lentamente da ossa, denti, capelli e unghie, mentre in caso di acidosi l’organismo può ricorrere più rapidamente ai depositi di calcio presenti nelle pareti dei vasi sanguigni.
Tale prelevamento viene sostituito dalla colesterina, sempre presente e resistente agli acidi. Quanto maggiore è la quantità di acido da neutralizzare, tanto maggiore sarà il prelievo di calcio dai vasi e quindi la colesterina che andrà a rimpiazzare il calcio perduto.
Per questi motivi può aumentare il colesterolo e può iniziare la formazione della placca ateromasica, che strato dopo strato può mettere in serio pericolo la salute.
Le statine abbassano la produzione di colesterolo nel fegato, ma non risolvono il problema a monte, cioè non riducono l’acidità dell’organismo.
Da tutto quanto esposto si desume che lo stile di vita gioca un ruolo basilare sia nella prevenzione sia nel trattamento delle problematiche metaboliche come il colesterolo alto.
Un’alimentazione centrata su alimenti sani, vitali e vegetali crudi, consumati secondo corrette combinazioni e sequenze, permette di introdurre vitamine, minerali colloidali, enzimi e sostanze antiossidanti utili a contrastare l’infiammazione tissutale e neutralizzare gli acidi metabolici prodotti dalle digestioni.
Enzimi e minerali alcalini, come magnesio, potassio e calcio, si trovano negli alimenti vegetali crudi, non snaturati dalla cottura.
Per affrontare le problematiche di ipercolesterolemia può quindi essere utile aumentare in maniera sana e intelligente il consumo di frutta, ortaggi, semi oleosi, germogli e noci di vario tipo.
Proposta di menù

Cibi ricchi di sostanze amare, epatotrofe e disintossicanti, che stimolano la secrezione biliare, possono essere utili nel trattamento e nella prevenzione dell’ipercolesterolemia.
Tra questi troviamo fibre e lignani contenuti nei tessuti legnosi degli ortaggi, dei cereali e in alcuni vegetali come carote, broccoli, cavoli, frutti di bosco, fragole, semi di lino e di sesamo, oltre ai beta-glucani contenuti in cereali integrali, in particolare orzo e avena, lievito di birra essiccato e funghi.
I fitosteroli sono composti simili al colesterolo e competono con il suo assorbimento a livello intestinale, riducendone la percentuale.
Sono da preferire cibi ricchi di acidi grassi essenziali, semi oleosi, oli vegetali spremuti a freddo, vitamine antiossidanti come A, C ed E, limoni, mandorle, noci, legumi e cereali integrali in chicco con moderazione.
Frutta e verdura in abbondanza, insieme ad alcune spezie e aromi, possono contribuire a fluidificare il sangue e agevolare l’eliminazione attraverso gli organi emuntori, fegato e reni.
Utilizzare moderatamente olio extravergine di oliva, semi oleosi e grassi polinsaturi dell’avocado.
Appena svegli: succo di 1 limone diluito in mezzo bicchiere di acqua naturale. Attendere almeno mezz’ora prima della colazione.
Colazione
- Frutti di bosco, fragole o mirtilli a volontà con succo e zeste di limone, oppure uva o macedonia di mele a seconda della stagionalità, con 1 cucchiaino di semi oleosi a scelta.
Spuntino

- 5 noci.
- Succo di carota, mela e zenzero, oppure uva, oppure mirtilli al naturale o sotto forma di succo.
Pranzo
- Broccoli grattugiati conditi con succo di limone, qualche oliva nera e olio extravergine di oliva; sale q.b., curcuma e pepe q.b., 1 cucchiaio di semi di cardo mariano polverizzati.
- Tagliatelle di carote con crema di avocado e pomodori. In autunno-inverno, al posto dei pomodori, utilizzare una crema di avocado con funghi champignon, aglio, sale e un battuto di salvia, rosmarino e timo, con germogli di grano saraceno.
Spuntino
- 1 o 2 mele renette o Gala, oppure centrifugato di frutta di stagione.
Cena
- Cavolo rosso o radicchio in insalata con rapanelli e rafano grattugiato, 1 cucchiaino di semi di lino triturati, sale, 1 cucchiaio tra semi di girasole e sesamo, 1 cucchiaino di semi di cumino, uvetta e qualche fogliolina di perilla fresca o essiccata.
- Vellutata di carciofi e avena o orzo germogliati, con alga Wakame, curcuma, pepe e sale q.b.
Ammollare 1 cm di alga in acqua. Nel frattempo mondare e pulire accuratamente 1 carciofo per persona e frullarne il cuore con 1 bicchiere di latte d’avena germogliata autoprodotto, intiepidito o riscaldato a una temperatura non superiore ai 42-45°C, oppure latte di mandorle.
Aggiungere un pizzico di curcuma, l’alga Wakame, prezzemolo, sale e pepe q.b., mezzo spicchio di aglio spremuto e qualche rondella di porro. Unire 1 o 2 cucchiai di chicchi di avena o orzo germogliati e mescolare accuratamente.
Prima di servire, spolverizzare con un trito di rosmarino, salvia e timo dalle proprietà toniche e protettive. Condire con 1 cucchiaino di olio extravergine di oliva.
I mirtilli contengono polifenoli efficaci contro il colesterolo LDL e sono in grado di ridurne l’ossidazione.
La perilla è una pianta della famiglia delle Lamiaceae, nota e usata in Oriente con il nome di shiso. È simile al basilico e le sue foglie possono essere aggiunte a insalate e verdure. Grazie alla presenza di omega 3 e omega 6, i suoi semi sono considerati alleati contro l’eccesso di colesterolo e i disturbi cardiovascolari.
Le noci contribuiscono a ridurre i livelli di LDL e trigliceridi, e possono aumentare le HDL. Contengono omega 3 e polifenoli.
Le carote, i cavoli e i broccoli contengono lignani, fibre importanti nel trattamento dell’ipercolesterolemia.
L’avocado fornisce acido grasso linolenico e omega 3, utili a stimolare la produzione di colesterolo HDL e a frenare il deposito di LDL. Se abbinato al pomodoro, fornisce anche licopene, antiossidante utile contro gli accumuli di colesterolo in eccesso nelle arterie.
I germogli di grano saraceno sono ricchi di potassio, fosforo, calcio e lecitina, un insieme di fosfolipidi polinsaturi che agisce da emulsionante naturale dei grassi.
L’aglio è uno degli alimenti-medicamenti più studiati. Nel caso dell’ipercolesterolemia può avere effetto antiaggregante piastrinico, migliorare l’equilibrio tra LDL e HDL e ridurre i trigliceridi.
Le mele Renetta e Gala stimolano il flusso biliare.
I carciofi riducono la sintesi del colesterolo da parte delle cellule epatiche e favoriscono la trasformazione del colesterolo circolante in acidi biliari, che vengono eliminati.
Il rafano contiene rafanolo, vitamina B1, vitamina C e tocoferolo. È uno stimolatore della cellula epatica, favorisce lo svuotamento della cistifellea e possiede proprietà aperitive e digestive.
Il cumino ha virtù disintossicanti e antiossidanti, e può aiutare a tenere sotto controllo colesterolo e trigliceridi. La curcuma va assunta preferibilmente associata a pepe nero, che ne favorisce la biodisponibilità.
L’alga Wakame contiene iodio, magnesio, minerali e vitamine del gruppo B e C. Possiede proprietà anticoagulanti del sangue ed è indicata nelle problematiche cardiocircolatorie.
I semi oleaginosi contengono acidi grassi essenziali, antiossidanti, vitamine, proteine e fibre. In particolare, i semi di lino possono contribuire alla riduzione del colesterolo totale e delle LDL.
L’avena germogliata e l’orzo germogliato contengono beta-glucani, polisaccaridi naturalmente presenti in questi alimenti. Hanno proprietà antiossidanti e possono contribuire alla riduzione del rischio cardiovascolare.
Il cardo mariano, grazie al suo principio attivo, la silimarina, agisce come sostegno per il fegato e stimola l’attività di rigenerazione epatica.
Iperinsulinemia e iperglicemia
Con il termine glicemia si intende il tasso di glucosio circolante nel sangue. I valori basali normali oscillano tra i 70 e i 110 ml/dl.
Nelle persone affette da insulino-resistenza, i recettori cellulari non rispondono ai normali livelli di insulina, ormone ipoglicemizzante. La conseguenza è l’iperglicemia, che a sua volta induce il pancreas a produrre più insulina del solito.
Quest’ultima circola nel sangue e “apre” un numero eccessivo di cellule adipose. La glicemia crolla sotto i valori normali e, mentre le cellule “ingrassano”, il sangue è carente di zucchero. Il cervello induce quindi nuova fame, che porta al consumo di altri carboidrati.
Si crea così un circolo vizioso, il cosiddetto stato di iperinsulinemia, che apre la strada a una serie di problematiche importanti come ipertensione, invecchiamento precoce, problematiche cardiovascolari, aumentato rischio tumorale e diabete.
Per affrontare l’insulino-resistenza è di fondamentale importanza un cambio radicale nello stile di vita. La dieta dovrebbe essere basata su alimenti ricchi di fibre e carboidrati a basso indice glicemico, capaci di abbassare il livello di glucosio nel sangue, aumentare il senso di sazietà e ridurre gli ormoni dello stress.
Gli eccessi continui di glucosio, infatti, sono vissuti dall’organismo come una situazione stressogena che spinge a cercare nuovi zuccheri nel tentativo di ottenere più energia.
Sotto stress, il corpo esaurisce anche preziose riserve di vitamine del complesso B, come la B1, la B2, la B3 e la B5, chiamata anche “vitamina antistress”.
La carenza di queste vitamine può causare stanchezza e malumore. Se un soggetto già in calo di energia consuma proprio gli alimenti che non è in grado di assimilare correttamente, aggraverà lo stato delle ghiandole surrenali e lo stress conseguente.
Le vitamine di cui il corpo ha bisogno si trovano nei cereali integrali, nella frutta e nella verdura, non negli alimenti raffinati di cui spesso si abusa.
Oltre alle vitamine del gruppo B, nel trattamento dell’iperglicemia anche il cromo è considerato importante. Buone fonti di cromo sono lievito di birra essiccato, germe di grano, carote, broccoli, peperoni verdi, spinaci, funghi, arance, mele, datteri, banane e mirtilli.
Come spezie, il cromo si trova nel pepe nero, nel pepe verde e nel timo.
Il crudismo, nel trattamento di questa problematica, ha portato a risultati interessanti. Un cambio di stile di vita basato su un’alimentazione ricca di vegetali dalle specifiche proprietà ipoglicemizzanti può portare miglioramenti tangibili.
Tra questi alimenti troviamo topinambur, radicchi, cicorie, carciofi, tarassaco, crucifere, batate, ceci e lenticchie germogliati, fave fresche, frutta fresca e oleosa, semi di lino, sesamo, zucca e girasole, oli polinsaturi, alga spirulina, germogli di fieno greco e crescione.
Utili anche alcune spezie e piante aromatiche, come cannella, curcuma, zenzero, rosmarino, nigella sativa, coriandolo e timo.
È inteso che si dovrà contenere il consumo dei frutti più dolci, soprattutto essiccati, e delle verdure con il più elevato carico glicemico.
Chi tende agli sbalzi glicemici non dovrebbe farsi mancare discreti quantitativi di vitamina C. L’acido ascorbico è infatti un buon antiossidante e antinfiammatorio, utile per contribuire alla prevenzione delle complicanze del diabete.
Proposta di menù
Appena svegli: succo di 1 limone diluito in 1 bicchiere di acqua naturale. Attendere almeno mezz’ora prima della colazione.
Colazione
- Frullato verde di kiwi, prezzemolo e mela renetta, o altra varietà acidula, con l’aggiunta di 1 cucchiaino di alga Spirulina.
- In alternativa, macedonia di mele renette o altra varietà acidula con cannella e zenzero.
Spuntino

- Succo di carota, lattuga e fagiolini in estate.
- Succo di carota, lattuga e cavolini di Bruxelles in inverno.
Pranzo
- Crudità miste di stagione con 1 cucchiaio di germe di grano, olio extravergine di oliva e 2 noci sminuzzate.
- Hummus di ceci germogliati e germogli di crescione.
Per l’hummus, frullare i ceci con succo di limone, 1 cucchiaino di semi di cumino dei prati, 1 cucchiaio di olio di sesamo, 1 spicchio di aglio, sale e pepe q.b., prezzemolo, zenzero fresco grattugiato e un pizzico di curcuma. Regolare la consistenza con poca acqua. Una volta ottenuta una crema liscia, cospargere con i germogli e servire con le verdure.
Spuntino
- Succo di carota, lattuga e fagiolini in estate.
- Succo di carota, lattuga e cavolini di Bruxelles in inverno.
- Dopo 15-20 minuti, 5 o 6 mandorle.
Cena
- Vellutata di topinambur con 2-3 cucchiai di avena ammollata o germogliata, condita con 1 cucchiaio di olio di semi di lino spremuto a freddo, 1 cucchiaio di lievito di birra essiccato, timo e rosmarino.
- Radicchio, carciofi o verdure di stagione in insalata, conditi con olio, succo di limone, poco sale e una spolverata di semi di sesamo.
Per la vellutata, togliere la scorza a due radici di topinambur e grattugiarle grossolanamente con scalogno e pochissimo aglio. Aggiungere rosmarino, sale e pepe q.b. e un pizzico di curcuma.
Frullare con 1-2 bicchieri di latte di mandorla, possibilmente autoprodotto e leggermente riscaldato entro i 42-45°C. Aggiungere 2 cucchiai di avena e servire con olio di lino, lievito di birra e timo fresco.
La cannella può migliorare la sensibilità insulinica e contribuire alla normalizzazione della glicemia.
L’alga Spirulina è una microalga unicellulare di acqua dolce in grado di fornire zuccheri facilmente assimilabili e di mantenere stabili i livelli di glucosio nel sangue.
I ceci germogliati forniscono aminoacidi essenziali, proteine, amidi, ferro, calcio e vitamine del gruppo B.
I germogli di crescione hanno proprietà depurative e contengono calcio, ferro, zinco e iodio.
Il topinambur è un tubero ricco di inulina, polisaccaride ad azione ipoglicemizzante e riequilibrante della flora batterica intestinale.
Il centrifugato di fagiolini e cavoletti di Bruxelles contiene elementi utili a sostenere le funzioni del pancreas nell’ambito dell’apparato digerente.
L’avena è un cereale ricco di proteine e contiene avenina, un principio attivo con proprietà toniche e stimolanti naturali.
L’avenina è termolabile e resta attiva al di sotto dei 60°C. Per questa ragione, l’alimentazione crudista permette di conservarne meglio le proprietà.
Il germe di grano è la parte embrionale del cariosside del frumento ed è un alimento dalle elevate capacità nutrizionali. È ricco di proteine, sali minerali, grassi omega 3, vitamina A e vitamina D.
Dato il suo grande potere energizzante, potrebbe aumentare la pressione cardiaca; pertanto, la sua somministrazione è sconsigliata ai soggetti ipertesi.
Ipertensione arteriosa
L’ipertensione arteriosa è oggi una delle problematiche maggiormente diffuse nei Paesi industrializzati. Spesso molti soggetti non sono a conoscenza del proprio stato se non prima della comparsa di un evento evidente.
È una patologia caratterizzata da un aumento considerevole della pressione sanguigna, con valori oltre la norma, generalmente inferiore a 120/80 mmHg.
Esistono due tipologie di ipertensione: quella primaria o essenziale e quella secondaria. La prima è definita così perché causata da fattori non identificabili, mentre la seconda è associabile a una causa precisa.
Tra le cause possono rientrare insufficienza renale, malattie vascolari renali, sindrome di Cushing, uso di contraccettivi orali e soprattutto sovrappeso conseguente a uno stile di vita e alimentare errato.
Anche la medicina ufficiale riconosce oggi la validità di un’adeguata dietoterapia, supportata da esercizio fisico, nel trattamento della patologia, con risultati tangibili sia nella diminuzione dei valori pressori sia nella riduzione del quantitativo di farmaci necessari.
È disponibile un’ampia casistica di studi clinici che documentano i benefici di micronutrienti come arginina e magnesio nel trattamento delle problematiche ipertensive.
Queste sostanze correggono la carenza di milioni di cellule delle pareti vascolari, rilassando quelle dei vasi sanguigni, aumentandone il diametro e aiutando a normalizzare la pressione.
È quindi utile consumare dosi consistenti di alimenti considerati antidoti del sodio, come asparagi, carciofi, carote, finocchi e soprattutto vegetali appartenenti alla famiglia delle Cucurbitaceae, come zucchine, cetrioli, zucca e meloni.
Questi ortaggi contengono arginina, un amminoacido essenziale che deve essere introdotto con l’alimentazione, poiché l’organismo umano non è in grado di sintetizzarlo.
L’arginina si trova in forma libera in molti vegetali, nei legumi, soprattutto lenticchie, e nel grano saraceno.
Sono indicati anche sedano, cipolle, porri, aglio, agrumi, albicocche, fragole, banane, kiwi e pesche.
Per quanto riguarda le fonti proteiche vegetali, sono da privilegiare piselli freschi, lenticchie e ceci germogliati.
Si tratta di alimenti che forniscono fibre disintossicanti, sostanze diuretiche e antipertensive come potassio e magnesio, utili a migliorare la funzionalità dell’endotelio e a favorire la produzione di sostanze vasodilatatrici.
Anche la frutta oleosa, specialmente mandorle e pistacchi allo stato naturale, svolge un’azione protettiva grazie ai suoi acidi grassi polinsaturi e al contenuto di magnesio.
Uno dei vantaggi di una dieta prevalentemente crudista nel contrasto all’ipertensione è che la mancanza di cloruro di sodio viene avvertita molto meno, grazie all’abbondanza di altri sali minerali, soprattutto alcalini, non dispersi dalla cottura.
L’uso di spezie e aromi come prezzemolo, maggiorana, melissa, origano e basilico permette di ridurre l’uso del sale e di abituare progressivamente il palato a farne a meno.
Frutta e verdura crude forniscono infatti una quota naturale di sali minerali, senza necessità di eccessive aggiunte.
Proposta di menù

Appena svegli: succo di 1 limone diluito in 1 bicchiere di acqua naturale. Attendere almeno mezz’ora prima della colazione.
Colazione
- Frullato di kiwi oppure, in primavera/estate, di fragole o banane, utilizzando latte vegetale, acqua o succo di mela.
- In alternativa, macedonia di kiwi e arancia oppure fragole al naturale.
Spuntino
- Melone in stagione oppure anguria.
- In autunno/inverno, centrifugato di sedano, carota e mela.
Pranzo
- Insalata di peperoni “arrosto”, sale di sedano, alga Wakame e prezzemolo. In stagione: carote, mela e finocchi.
- Gazpacho di pomodori e cetrioli con basilico, sale di sedano e granella di pistacchio.
- In stagione: vellutata di zucca e pistacchi, con porri e sale di sedano.
Per il gazpacho, frullare pomodori succosi e 1-2 cetrioli sbucciati con abbondante basilico, 1 cucchiaino di olio, sale di sedano, aglio e cipolla rossa, aggiungendo acqua fino alla consistenza desiderata. Mettere in frigorifero per qualche minuto e servire con granella di pistacchi.
Spuntino
- Frullato di fragole o banane, oppure melone, anguria o pere in stagione.
- 5 o 6 mandorle.
Cena

- Tartare di zucchine, erba cipollina e aglio.
- Nella stagione invernale: insalata di spinaci crudi con noci.
- Vellutata di piselli freschi o surgelati e porri, con sale di sedano, maggiorana e germe di grano.
Per la tartare, tagliare a dadini molto piccoli 1-2 zucchine insieme al bulbo di erba cipollina e all’aglio. Irrorare con succo di limone, un pizzico di sale e pepe, zenzero grattugiato a piacere e 1 cucchiaino di olio. Lasciare riposare un’ora e servire con i gambi sminuzzati dell’erba cipollina e basilico fresco.
Per la vellutata, frullare i piselli con la parte bianca di 1 piccolo porro, 1-2 bicchieri di latte di mandorla autoprodotto, 1 cucchiaino di sale di sedano e 1 cucchiaino di germe di grano. Aggiungere nel piatto qualche fogliolina di maggiorana e 1 cucchiaino di olio di lino o di oliva, con 1 cucchiaino di semi di zucca al naturale.
Il kiwi, secondo alcune ricerche, può contribuire alla riduzione della pressione sanguigna grazie alla luteina, sostanza naturale dalle proprietà antiossidanti e protettive.
Le fragole, i meloni e le banane sono ricchi di potassio e magnesio.
I pistacchi contengono magnesio, luteina, acidi grassi insaturi e fitosteroli.
L’alga Wakame contiene iodio, magnesio, minerali e vitamine del gruppo B e C. Per le sue proprietà è indicata come integratore alimentare nella dietoterapia contro l’ipertensione e le problematiche cardiocircolatorie.
I porri favoriscono la diuresi e l’espulsione dell’acido urico.
I piselli sono tra i legumi più versatili e digeribili. Contengono acqua, proteine, carboidrati, fibre, potassio, vitamina C, magnesio, acido folico, amminoacidi essenziali e vitamine del gruppo B.
